Anche questa era una spina, e una spina che lo pungeva tanto più profondamente, quanto più il povero Ariberti si avvicinava al palazzo del suo illustre cugino. È vero che per nobiltà di sangue l'uno valeva l'altro, ma fra i Badoero e gli Ariberti c'era una differenza notabile di quattrini e, in questo mondo ladro e democratico, i quattrini sono un gran che, anche quando non sono tutto come nella maggior parte dei casi.
Quando tirò la maniglia del campanello la sua mano tremava ed era così confuso che al gondoliere che gli aprì la porta domandò del padrone dandogli del lei!...
Però si riconfortò presto, chè il Conte lo ricevette subito, dopo due minuti soli di anticamera. Badoero fu con lui di una cortesia senza esempio. Gli fece tante di quelle espansioni, di quelle profferte, come se fossero stati due amiconi che non si fossero veduti da anni, non già due cugini che non s'erano veduti mai.
Il Badoero era amabilissimo e possedeva una parlantina che non lasciava tempo a quell'altro nemmeno di respirare, non che di ringraziarlo. E Prandino lo guardava e sorrideva chinando il capo, tanto per rispondere in qualche modo. Del resto non ve n'era bisogno, perchè il cugino rispondeva da sè alle sue proprie domande.
— La Contessa vostra madre sta benone, già s'intende? Bravo, ne ho molto piacere. Desidero proprio di conoscerla di persona, e lo farò, oh se lo farò! la prima volta che passo da Vicenza per andare a Milano, mi ci fermo tra una corsa e l'altra. Vedrete, vedrete; non vi prometto di più, perchè voglio essere di parola, ma tra una corsa e l'altra mi ci fermo di sicuro. Voi già siete venuto a Venezia per le bagnature? Avete fatto benissimo: quest'anno avremo una stagione veramente eccezionale. Volete una sigaretta?.... Vi fermerete tutto il mese, s'intende — quantunque non sarete qui per la cura, ma per il passatempo dei bagni. — Bene, bene! andremo al Lido insieme, anzi, tanto per cominciare, trovatevi domani sul vaporetto delle tre. Non vi offro nemmeno un invito per il club: d'estate non ci si va mai. Però, una sera o l'altra, se avrete gusto di fare un taglietto al lansquenet od un paio di punti all'écarté, vi ci condurrò. Mi rincresce, nom de Dieu, che oggi, proprio oggi, ho un rendez-vous. Aspetto il conte Potapow, cugino dell'aiutante generale dello Czar, col quale dobbiamo andare dalla principessa di Lentz. Bisognerà che la conosciate la principessa: nasce Oldenburg. Suo padre, prima di morire, è stato gran duca, e ha regnato per otto giorni. Oh! qui a Venezia abbiamo una colonia forestiera molto numerosa e molto scelta. Mi rincresce proprio di questo impegno preventivo, ma come si fa? Non sono profeta, nè figlio di profeta e non potevo certamente immaginare il bel regalo della vostra carissima visita. Del resto già si sa bene; meglio stasera che domani. Appena arrivato, anche voi avrete molte cose da fare e io, anzi, non voglio essere indiscreto e non vi trattengo di più. Dunque a rivederci domani; siamo intesi: sul vaporetto delle tre. Vi presenterò alla Principessa. A proposito, dove siete, anzi fra noi parenti, dobbiamo trattarci col tu, lo permetti non è vero?....
— Oh! si figuri!....
— .... Dove sei sbarcato? Al Grand Hôtel?....
— No, all'Hôtel della Gondola d'Oro.
— Dicono che non ci si stia male. L'anno scorso vi tenne un pied-à-terre per qualche mese il commendatore Jamagata. È il console della Cina e del Giappone. Te lo farò conoscere anche lui.
Quando il conte Eriprando degli Ariberti si trovò fuori dal palazzo Badoero era tutto beato, tutto gongolante, e fissava la gente per la strada con una superbia da Rodomonte.