Il portiere guardò la tavoletta delle chiavi.

— Il numero quaranta è in casa.

Ciò detto, si voltò nella sua poltrona e cominciò a leggere la Gazzetta di Venezia, con molta attenzione.

Prandino, questa volta, non badò più che tanto alla boria del portiere, ma fece gli scalini a due a due e si fermò, ansante per la corsa e un po' tremante per l'emozione, a battere al numero quaranta.

— Chi è? — domanda l'Elisa di dentro.

— Son io.

— Avanti.

L'Elisa era occupata nell'accomodare la sua roba dentro al cassettone.

— Dove vi siete nascoste? V'ho aspettato fino adesso, girando su e giù per la piazza come un matto. Sono stanco morto.

E Prandino si lasciò cadere sopra una sedia facendosi vento col cappello, che là dentro, in quella cameretta bassa, angusta, si soffocava dal caldo.