— Cecilia, dopo pranzo, si sentì male e non ebbe più voglia di vestirsi.
— Però siete uscite tutt'e due.
— Sì, ma per poco. Abbiamo fatto una corsa fino in Merceria per comperare i nostri costumi da bagno; e poi, siccome ci sentivamo stanche, siamo ritornate subito all'albergo.
— Io sono stato da Badoero, e sono giunto in tempo per trovarlo in casa. M'ha fatta un'accoglienza festosa, affettuosissima, povero Badoero. Voleva anzi che stasera si uscisse insieme per presentarmi alla principessa di Lentz, una gran signora: suo padre è stato un duca regnante. — Non ti lascio più. Voglio che facciamo vita comune. — Ma io ho risposto subito che per questa sera mi doveva scusare. — Sai, — gli ho detto, — sono appena arrivato. Ho tante cose da fare!... — Così, a fatica, me ne sono liberato per venire al Florian, ma tu non c'eri!... Abbiamo fissato di ritrovarci domani, sul vaporetto delle tre. Te lo presenterò. Vedrai, è un giovinotto molto simpatico.
L'Elisa lo lasciava dire e stava zitta, intenta alle sue faccenduole, senza badargli.
— A Venezia fa più caldo che a Vicenza, — riprese l'altro, dopo un po' che durava quella scena muta. — C'è un soffoco opprimente che dà alle gambe. Quando sono uscito, pareva che volesse piovere da un momento all'altro. Adesso invece s'è rimesso al bello, e c'è un sereno, di fuori, che invoglia ad andare a fare una sgondolata.
Prandino tentava tutti i mezzi per intavolare la conversazione; ma faceva fiasco. Allora, tanto per farla parlare, le si rivolse direttamente e: — la Cecilia, è andata a letto? — le domandò.
— Sì, poco fa. Anche Gegio cascava dal sonno.
— Sua madre dà troppo da mangiare a quel ragazzo. E... tu....
— Io?