— No, no, — borbottava contando i biglietti la terza volta, e osservando i più sucidi contro la finestra per paura che fossero doppi; — no, no; un'altra volta non mi muovo più, se non ho mio marito, che dei ragazzi da condurre a spasso me ne basta uno: Gegio, e spesso e volentieri, potendolo, farei anche senza di lui!... Una volta, vedete, a Firenze, perchè un vetturino pretendeva più della tariffa, mio marito, senza fare nè ai nè bai, lo prese per un orecchio e lo consegnò lui stesso ad una guardia di città!...
— Queste bravate di tuo marito le puoi contare al primo che passa, ma non a me che lo conosco, — pensava Prandino. Però non rispose nulla, anzi rimase colla testa bassa, come fosse mortificato davvero per quel confronto.
Fatte le valigie, fatti i conti, la Cecilia per non istare in ozio, cominciò a sentirsi male, a bere delle tazze di brodo col limone, e a sorseggiare dell'acqua di tutto cedro, fino all'ora di pranzo, dove mangiò per due, com'era naturale. L'Elisa più tardi volle scrivere delle lettere, e il direttore dell'albergo fece salire al numero quaranta della carta colla marca della casa in oro, e mandò alla Contessa tutti i giornali illustrati della Salle de lecture.
In quanto a Prandino, egli cominciò a metter muso; l'Elisa non si faceva vedere; e lui ogni momento scendeva giù dal portiere a domandare se non c'era stato nessuno a cercarlo; tanto che il portiere, seccato, gli rispose brusco, che, se capitassero persone pel signor Conte, lo farebbe avvisato, perchè egli stava alla porta appunto per ciò!....
Prandino sperava in una visita di Badoero: questa forse avrebbe fatto uscire l'Elisa dalla sua camera, e forse, chissà, gli avrebbe dato un po' d'importanza anche presso quella rusticona della Cecilia. Ma Badoero, contro tutte le espansioni della sera innanzi, non si lasciò vedere. Allora Prandino, per isvagarsi, dovette condur Gegio in piazza san Marco a gettare il becchime ai colombi che, fortunatamente colla loro piacevole dimestichezza, fecero scordare a Gegio l'idea fissa che aveva in testa dalla mattina di prendere una gramolata da Florian, tanto che appena messo il naso fuori dell'albergo aveva cominciato subito a brontolare che aveva sete.
Tutto sommato però, quella mezza giornata, non fu proprio cattiva per l'Ariberti. Quando tornò all'albergo, si sentì dire che il numero quaranta lo cercava: figurarsi! Mandò Gegio in fretta dalla mamma, promettendogli che il giorno dopo sarebbero andati in piazza a pigliare i colombi colla rete, e in due salti corse dall'Elisa.
— Si può?
— Avanti!
Nella cameretta buia, le tendine erano calate e le persiane chiuse, si respirava un profumo di vinaigres e di violettes, che ad altri avrebbe forse dato il mal di capo; ma a Prandino invece ricreava e irritava i sensi: era l'odore particolare della sua donna.
L'Elisa gli venne incontro mostrandoglisi a poco a poco nell'oscurità, ancora più bionda, ancora più bianca e ancora più bella del solito. Si movea lentamente con un languore pieno di sentimento, con una stanchezza piena di fascino e cogli occhi, ch'ella s'era fatti ancora più profondi col keul, così che dal suo volto e da tutta la sua persona apparivano a Prandino le tracce, a lui tanto care, della notte che aveano passata in gondola, soli, soletti.