Elisa le teneva dietro con aria distratta, forse per fare impressione a Badoero, il quale allungava sempre il collo cercando la mima che non trovava mai. Il conte degli Ariberti veniva l'ultimo, tutto rosso dalla vergogna, strascinandosi Gegio con una mano e coll'altra tenendosi stretto sotto il braccio il cuscino stemmato.

— Oh, finalmente! — esclamò la Cecilia, quando si fu di nuovo adagiata. — È innegabile che una volta, da Rima, i bagni erano più comodi. Oh, sì davvero! E poi si faceva più presto e si spendeva meno.

— Oggi, sa, Contessa, c'è folla perchè è domenica.

— Anche qui come a Vicenza? — esclamò Prandino: — la domenica non si può andare in nessun luogo.

— Sicuro: tutto il mondo è paese. Per questo appunto le nostre signore non vengono mai al Lido la domenica.

— No?

— No. C'è troppa gente. Ma vedranno domani; ce ne sarà meno assai e poi troveranno una società molto più distinta!

— È vero che al Lido ci sono le carrozze e i cavalli? — saltò su Gegio a domandare tutto a un tratto, tirando la giacca a Badoero.

— Sì, carino. C'è il tramvai.

— Mamma, andiamo in tramvai? Io voglio andare in tramvai!