— S'accomodi liberamente.
— Sans façons.
— Couvrez-vous monsieur! — e Potapow con una mano gli alzò il braccio, perchè non esitasse più a lungo a rimettersi in testa la tuba grigia.
— In riva al mare tira sempre un po' d'aria, — disse, dopo la zuppa, il cavaliere Ramolini, il quale parlava poco, ma in compenso, di tanto in tanto, usciva con delle scoperte che facevano molta impressione.
Il pranzo fu abbastanza animato: se Jamagata trovava tutto cattivo, Potapow, viceversa, affermava che tutto era eccellente, e la Cecilia mangiava anche per il Maggiore, che si faceva sempre più ammusato a mano a mano che Prandino diventava persino spiritoso, tutto consolato dalle tenere amabilità che gli prodigava l'Elisa.
Gegio non seccava nessuno perchè dormiva: la lezione di nuoto lo aveva infiacchito. E poi, una volta sola che osò dire alla Cecilia, indicandole Jamagata: “Guarda, mamma, com'è rimasto giallo anche dopo il bagno!„, si prese un altro pizzicotto sull'orecchio, così forte, che non fiatò più per un pezzo, finchè terminò coll'addormentarsi.
Alle frutta, Jamagata volle che la Contessa lasciasse a mezzo una pesca duraccina, per ammirare la bella vista.
Il mare aveva preso adesso, coi riflessi del tramonto, una tinta verde chiara con delle strisce rossicce e violacee, mentre lontano sull'orizzonte apparivano le vele a triangolo di tre paranze, sfacciatamente colorite d'un giallo dorato.
— Ah, se ci fosse mio marito!.... Come sarebbe contento! — esclamò la Cecilia, estatica.
— La contessa d'Abalà non è mai stata a Dieppe? — le domandò Ramolini.