— Lascia stare, che ne so più di te!

L'Elisa prese il braccio di Prandino, ch'era tanto fuori di sè dalla consolazione da lasciarsi andare fino a parlar francese con Jamagata e con Potapow, e si fece condurre nella sala in fondo alla terrazza dove c'era un maestro che suonava disperatamente il pianoforte.

— Mi vuoi bene? — le domandò Prandino pieno di buona fede.

— Sei molto seccante!.... In tutto il giorno non hai proprio altro da dire!

Elisa non si fermò punto nella sala, ma ritornò subito dov'era il rimanente della comitiva.

Là stavano tutti persuadendo il Maggiore a fermarsi per il fresco: c'era la serenata di gala sul Canal Grande.

Il Maggiore s'impuntava duro sul no, ma tutti quei discorsi inquietavano Prandino, al quale battea forte il cuore per la paura che il Del Mantico, dopo tante chiacchiere, finisse col cedere e col dire di sì.

— Animo, da bravo, bisogna essere compiacente colle signore! — continuava quella petulante della Cecilia, mettendosi in saccoccia pezzi di zucchero, per Gegio — diceva lei! — Invece di stasera non potrebbe partire domani colla prima corsa?

— Ma lascialo andare, Cecilia, non insistere così, non seccar la gente. Il Maggiore, si sa bene, non è libero: avrà qualche affare di servizio che lo obbligherà assolutamente a passare le sue notti a Treviso!.... dunque.... non dobbiamo essere indiscreti! — e detto tutto ciò con vivacità, Elisa sorrise molto ironicamente.

— Oh! per gli affari di servizio — rispose il Maggiore senza guardare in faccia l'Elisa — tanto sono in licenza e posso fare quello che più mi accomoda.