— Allora si resta! — replicò subito la Cecilia.
Il Maggiore non rispose nulla: Prandino si sentì mancare il fiato.
— Lei, Maggiore, se vuol dire la verità, ha qualche cosa per la testa. Andiamo andiamo, mi dia braccio e si confidi con me. Chissà che non siano cose che non si possano aggiustare!.... Che ne dice, Cavaliere?
— Mah! A una cosa sola non c'è rimedio: alla morte.
Jamagata a queste parole guardò l'Elisa sospirando profondamente: Potapow si mise a ridere.
Il Del Mantico si alzò, offerse il braccio alla Contessina e camminarono lentamente in su e in giù lungo la terrazza.
Prandino li seguiva colla coda dell'occhio, inquieto, perchè vedeva il Maggiore che gestiva con molta animazione.
— Troverei inutile, — disse poi all'Elisa, un po' titubante, ma facendosi coraggio per tastare il terreno — troverei inutile che la Contessina dovesse insistere perchè il Maggiore si fermasse alla serenata: tant'è, in una gondola non ci possiamo star tutti, e però bisognerebbe dividerci.
La Contessa, che adesso pareva molto distratta, non rispose nulla, ma Jamagata e Potapow si scusarono di non poter andare con lei al fresco avendo già ricevuto un invito dalla principessa di Lentz.
Il giovinotto si faceva sempre più inquieto: i discorsi della D'Abalà con il Del Mantico non finivano mai, ed egli non ne potea proprio più; tuttavia quando essa gli si avvicinò e gli disse piano di fare i conti anche per sua madre e per lei, Prandino non osò fiatare e correva già al banco.