— Conte Eriprando!.... Scusi!... Senta un momento!....
Prandino le tornò vicino, tutto umile e premuroso.
— Si ricordi bene che Gegio non paga! Non mi faccia i soliti pasticci, le solite confusioni!....
Mentre Prandino regolava i conti, e in quel mentre, numerando i suoi capitali, si trovava mancante di sette lire, senza che sapesse come e dove le avea gettate, le nostre dame, seguite dai rispettivi cavalieri, uscirono dallo stabilimento per aspettare il tramway. Prandino però li raggiunse subito, tutto in orgasmo, temendo di perdere il posto buono; quello, si sa, vicino all'Elisa. L'Elisa infatti, che s'era tenuto Gegio con sè, lo mandò da sua madre; così Prandino potè sedersi al suo fianco, tutto glorioso e trionfante. Se non avesse avuto due spine, le sette lire che non riusciva a trovare come le avesse spese e la faccia del maggiore Del Mantico che, dopo le chiacchiere colla Cecilia, parea meno scura, egli sarebbe stato felice. E non felice solamente in tramway, ma anche dopo, sul vaporetto, ritornando a Venezia.
L'Elisa se lo teneva vicino e gli sorrideva, accarezzandolo con lunghe occhiate: si era tolta il velo perchè la brezza viva della laguna glielo portava via, e così nell'ombra il suo volto pallido, bianco, non ci perdeva nulla neanche scoperto.
— Fa freddo! — esclamò Ramolini, appena il vaporetto si staccò dalla riva, cacciandosi la tuba sulle orecchie e stringendosi attorno il soprabito.
Jamagata disse di no, che non faceva freddo: Potapow allora si abbottonò l'abito in fretta e si legò un fazzoletto attorno il collo per ripararsi la gola.
Il cielo, di una trasparenza leggerissima verso il mare, dall'altra parte, sopra Venezia, era sparso, attraversato da nuvolacci neri, minacciosi, rotti giù basso, dietro ai monti, da una fascia rossa di fuoco. Intanto
“a poco a poco.... la notte era discesa„
e mentre le isolette della laguna qua e là fra le ombre apparivano scure, silenziose come fantasmi, Venezia gaia, rilucente, splendeva nel fondo, colla sua lunga riva illuminata.