"Era di certo la cintura della spada, disse Gabriele: e chi sa quanto l'avrà tenuta in pregio il cavaliere che la portava, poichè non v'ha dubbio che le parole che vi stavano marcate fossero opera d'una mano a lui cara. Ne vidi molte di tali cinture fregiate di graziosi motti sul petto de' nostri capitani d'armi, ad essi donate dalle loro donne: ma io non ne ho portate mai che non fossero d'acciaio o di cuoio, poichè non ho ancora trascelto verun colore, nè alcuna donna s'occupò sinora a trapuntarmi un nastro".

E queste parole che a lui vennero la prima volta spontaneamente alle labbra gli recarono un senso d'umiliazione che gli fece abbassare al suolo lo sguardo; ma pensandovi, sentissi tosto contento dell'averle pronunciate, e rialzollo più confidente e sicuro in volto a Rina, la quale provò un ignoto compiacimento a quelle parole sì che per lo innanzi non seppe più mai dimenticarle.

In questo punto rientrò Falco, che mestamente narrò l'occorso caso, per il che Messer Tanaglia, obbliando gli scudi e gli emblemi, mostrossi con tutti gli altri sommamente afflitto, di null'altro lungo il giorno ragionando che della morte di Grampo, che per cause diverse riusciva a ciascuno di grave cordoglio.

All'avvicinarsi della sera, essendo l'ora prefissa al partire, uscirono per discendere a piè della rupe, ove il navicello di Falco venir dovea da Palanzo. Il sole all'occidente mandava per mezzo a nebbioso velo l'ultimo suo raggio che batteva sui monti e faceva pallidamente rosseggiare le case e la bruna torre della vicina Nesso, intorno a cui mille rondini giravano a volo. Mirarono tutti attenti al lago onde vedere se la barca fosse giunta, ma non se ne scorgea alcuna che quivi stesse o che venisse costeggiando a quella volta. Costretti per tal modo ad attendere, Orsola approfittando di quel momento di dimora, condotto Falco in disparte, caldamente il pregava non si tenesse troppo a lungo assente, poichè aveva l'animo angustiato dal timore del ritorno dei Ducali: nello stesso mentre Maestro Lucio guardava il viottolo per cui doveva discendere provandosi a tentarne i primi passi.

Gabriele rimaso sotto il vecchio castagno da solo con Rina ardeva di brama dirle alcune parole di saluto; ma tanta era la folla dei sentimenti che il possedevano sì veementi e inusitati, che tutto il calore del suo sangue concentratosi intorno al cuore, pareva avesse tolto il potere al suo labbro d'esprimersi, poichè invano forzavasi a pronunciar un sol motto; ma pensando che lasciare quella fanciulla senza pur dirigerle un accento poleva aver taccia di villania, il che gli sarebbe poscia riuscito dolorosissimo, riunito tutto il proprio vigore, con voce mal ferma:

"Or mi debbo partire (disse; e Rina, nel cui volto vedeasi il mirabile contrapposto dell'esitazione del pudore e della somma vivezza del sentire, al suono di quelle parole alzò lo sguardo), ma mi rammenterò pur sempre della casa di Falco e di chi mi ha tanto cortesemente accolto: qui ebbi salva la vita e qui volerà ad ogn'istante il mio pensiero".

"Voi che abitate un castello, rispose Rina dolcemente, un gran castello lontano sul lago, come mai potrete ricordarvi di questo casolare? Forse allorquando la vostra barca passerà innanzi a Nesso, guarderete a questo tetto, sotto cui riparaste una notte, come noi miriamo le capanne poste sui monti che ci difendono dalla pioggia".

"Se in quelle provaste ciò ch'io qui m'ebbi a sentire", replicò Gabriele fatto più franco e sicuro dal parlar di Rina, "non riuscirebbevi agevole lo scordarvene un istante: l'impressione delle ore qui trascorse mi sta sì fitta in petto, che non è possibile che si cancelli giammai, e mio unico desiderio non altro sarà, che di farvi almeno una volta ritorno".

Abbenchè di tali detti non fosse aperto a Rina tutto il significato, s'accorse ella però che con tenero intendimento erano stati pronunciati, poichè la fisonomia di Gabriele affettuosamente avvivata nell'esprimerli, i di lui occhi fissi su lei con tutta eloquenza le parlarono direttamente all'anima coll'evidente linguaggio dell'amore: ella nè osò nè seppe rispondergli; solo rivolse in lui sì scintillanti i proprii sguardi, che ogni argomento di parole sarebbe stato nullo al confronto.

Spuntava intanto lambendo gli scogli della sponda l'aspettato navicello che Trincone e Guazzo conducevano remigando. Quel debole raggio di sole che aveva salutato il giorno era sparito, fosca cresceva la sera, e nubi di bigio colore occupando tutto il cielo posavano sulle sommità dei monti. Veduta la barca Falco affrettò alla discesa i due ospiti, onde trarre vantaggio di quel barlume vespertino, strinse la mano alla moglie, diede un bacio alla figlia e scese pel primo il dirupato sentiero. Maestro Lucio poco frettolosamente il seguiva a causa del torrente, il cui rumoreggiare gli tonava ancora all'orecchio; e dal cader nel quale si assecurava piantando il piede con somma cautela sul sasso: tal lentezza agio porgeva a Gabriele, che gli veniva d'appresso, di soffermarsi ad ogni rivolto della strada a riguardare in su al piano dell'abituro, sull'orlo del quale stavano Orsola e Rina, di cui però discernevansi appena le forme.