Giunti in fondo alla rupe, sulle sabbie della riva, presso la quale Guazzo e Trincone aveano condotto il navicello, entrarono in esso, e dopo che Falco s'ebbe assicurato che erano stati posti gli archibugi e i coltelli nel cassone, collocato su quello il suo moschetto, ordinò si spingessero al largo. Allontanati che si furono un mezzo trar di balestra, si fece loro udir da lontano un canto misurato in coro. "Tieni qui ferma la barca, disse tosto Falco a Trincone, che parmi ascoltar voci che siano della compagnia della Morte; essa si recherà Grampo a seppellire nel prato del cimitero dentro la valle".

Rattenne il rematore la barca, e il canto s'andava a poco a poco facendo più distinto venendo pel monte dal lato di Palanzo; indi apparve da quella parte stessa un chiarore prodotto da una lunga fila di lumi che s'avanzava in tregenda or ripiegata, or distesa a norma della sinuosità della montagna di cui percorreva la via. Erasi la sera fatta oscura del tutto, per cui le bianche tuniche vestite da coloro che formavano la funebre processione vedevansi distintamente lumeggiate dai cerei che ciascun d'essi portava. Il salmodiare ne era monotono e lento come i loro passi, ed a cagione della distanza tutte le voci mescendosi e depurandosi, ne riusciva un canto aereo prolungato, il più che dir si possa tristamente solenne. Pervenuto il funereo convoglio al ponte del torrente, s'offerse più che mai distinto alla vista di Falco e degli altri che stavano nella barca, poichè quel ponte sendo elevatissimo, sorgeva loro di prospetto con una parte delle acque cadenti al di là d'uno sporgimento della rupe. Una croce mortuaria precedeva la comitiva, e poscia a due a due camminavano i confratelli; al loro passare sul ponte il torrente ripercuotendo lo sfolgorare dei torchii, pareva una larga lista di fuoco che si trasmutasse scendendo: ultimo veniva il cataletto coperto da nero drappo, recato da quattro uomini a spalle; varcato ch'ebbe il torrente, lasciata la via di Nesso, s'allontanò la processione internandosi nella valle alla volta del cimitero.

Al passar del crocifisso e della bara que' del navicello si trassero i berretti e concordemente recitarono l'orazione dei defunti, indi spariti che si furono i lumi: "Povero Grampo! (esclamò Guazzo dando con Trincone de' remi nell'acqua) è una cattiva nave che ti porta, che per qualunque vento tira, non riconduce mai alcuno al suo paese".

"Ed io questa mattina, rispose Trincone, m'aveva tutta la fiducia che l'acqua del chiodo di Frate Andrea l'avesse a risanare; ma nel bel mentre che m'ero andato per lui a Nesso, la vecchia Imazza se lo lasciò morire tra le mani, del che ebbi la più gran stizza del mondo". "Prendi più il largo, attendi a non battere sì forte i remi, disse Falco, e statti zitto, chè se vi fossero Ducali appiattati per le sponde, non ci abbiano a sentire: questa notte dobbiamo vogare drittamente a Musso, nè vuolsi gettare il tempo a cangiar colpi con loro".

Così detto, rimasero tutti silenziosi navigando per quell'oscurità tanto quetamente, che appena un finissimo orecchio sarebbesi a poca lontananza avvertito di loro, poichè s'avevano tal arte nel maneggio de' remi, che gl'immergevano e traevano dall'acqua senza il minimo diguazzo o sbattimento; e tal maestria riusciva ad essi sommamente vantaggiosa, poichè davagli il mezzo di oltrepassare le navi nemiche, od accostarsi a quelle che volevano assalire, senza che altri s'avvedesse della sorpresa pria che avessero ottenuto il loro scopo.

Quell'equabile moto, il tenebrore e il silenzio che regnava d'intorno rotti flebilmente dal lieve susurrìo del progredir della barca, fece che ciascuno di que' tre che vi stavano assisi venissero assorti in profondi pensieri.

La memoria di Rina e l'ansia del distacco suscitavano nel cuor di Gabriele una guerra dolcissima insieme e dolorosa, ma d'un dolore pieno di vita e d'entusiasmo come lo spirito della giovinezza. L'immagine di lei gli stava innanzi viva come la realtà e rivestita di tutta luce. Ora la ricordanza del suono di sua voce, dello splendor de' suoi sguardi lo riempiva d'una gioia soavissima: ora l'accorgersi d'esserne tratto lontano il colmava d'angoscia, la quale era tosto attemprata dalla speranza che gli sorveniva di poterla rivedere. Attraversavagli eziandio disaggradevolmente lo spirito l'austero precettare delle sorelle, la severità di Gian Giacomo, l'indole de' coabitanti del Castello, tutto in duro contrasto con que' suoi nuovi e dilicati pensieri, a disfogo del quale sentiva abbisognargli la più cordiale effusione. Agitato da tal rapida successione d'idee muto si stava, esalando di quando in quando un sospiro che improvvisa commozione gli traeva dal petto.

A Falco, che erasi sdraiato presso la punta della barca, torbidi pensamenti occupavano la fantasia: la veduta del trasporto di Grampo aveva alla sua mente richiamato l'avvenimento del mattino, coi pronostici e l'ira della vecchia comare; e sentiva nel rimembrarli attenuarsi nell'anima tutta la propria vigoria, sopraffatto da un terrore che, sebbene non fosse sì cupo quanto il primiero, non potè essere però per lunga pezza dissipato. Non zittiva tutto in sè raccolto Maestro Lucio, cui sembrava stesse parata a piombar su di loro, ad ogni lieve rumore, una salva d'artiglierie; e ringraziava la notte che sì fitta com'era toglievali alla vista degli Spagnuoli, di cui figuravasi guernite le sponde. Stette per tal pensiero in angustie sino a tanto che veduti sulla destra riva alcuni splendori che davano indizio esser quivi luogo abitato, udendo dai rematori bisbigliarsi "Bellaggio", conobbe trovarsi in paese amico, e benchè il navigar pel buio gli andasse poco a grado, deposta quella maggior paura, lasciossi vincere dal sonno e a poco a poco addormentossi profondamente; nè si risvegliò che allorquando ricevette una forte scossa provenuta al navicello dall'urtar che fece alla sponda.

Più di mezzo il suo corso avea già varcato la notte quand'essi giunsero presso Musso. Non vollero attentare d'entrare colla barca nel porto per avere di là ingresso al Castello, potendo ciò riuscir loro sommamente periglioso, a causa della pratica che vigeva per gelosia di difesa di trarre a bombarda su tutte le navi che s'accostavano senza essere state precedentemente riconosciute. Falco volle che il navicello s'arrestasse in un seno della spiaggia a convenevole distanza dai luoghi fortificati.

Tutto era oscurità e silenzio, e solo dai varii piani del Castello, che appariva come un nero rialzo sul monte, scorgevasi da alcune finestre apparire chiarore di lumi; ed a piè d'un lungo casamento poco discosto, ed era l'arsenale di Musso, luceva un fuoco che mandava gran fumo e faville. Falco ed i suoi, sbarcati che si furono, colà s'addrizzarono.