"Se ciò fosse, pronunciava il Curiale alzando la destra in aria di disputa, son di parere che sarebbesi ricevuto previamente l'avviso della battaglia, o per lo meno da quelli che vennero questa mane da que' paesi se ne avrebbero avute notizie; ma ciò non avvenne, dunque (e fece un inchino) nego suppositum, illustrissimi domini". Lo Schioppettiero sorrideva lisciandosi le basette, e incrocicchiando le braccia zufolava leggiermente.
Mentre tenevansi tali e consimili discorsi, si pervenne a sapere di che realmente trattavasi, arguendolo da alcune tronche parole pronunciate dai capitani nell'attraversare che fecero frettolosi quelle stanze per partire. Nacque subito allora un bisbigliarsi all'orecchio, un ragionare sommesso: si dedussero variatissime conseguenze secondo la diversità degli interessi: chi condolevasi apertamente, chi rallegravasi in secreto con motti e accennamenti, a norma degli affetti e del partito che predileggeva. Ma il contento e il dolore cagionati dalla creduta sventura di Gabriele ebbero cortissima durata; poichè un momento dopo che se ne fu disseminata la voce, ivi giunse egli stesso seguíto dai duci, da Falco e dal Cancelliere. Ognuno li mirò stupito; e quando spalancatosi la porta della gran sala vi fu cogli altri entrato, tutti se ne partirono, e scendendo dalle scale schiamazzavano ridendo o gridando per ispiegare il fatto.
Ultimo e solo Arrighetto, il messo di Luca Porrino, calava dal Forte indispettito e mortificato come uomo colto in menzogna; sebbene nel recar l'ambasciata non avesse che eseguito un comando, pure provava grande scorno nel vedere smentito l'evento appena l'era venuto narrando. Agitando colla destra un suo acuminato cappelluccio in cui stavano infisse due penne di vario colore, tenendo la sinistra nella cinghia del giallo giustacuore che vestiva, balzava giù di gradino in gradino maledicendo il messaggio, i Ducali e quei di Musso, tanto che giunto alla Casa del Maresciallo soffermossi un istante sulla soglia della stanza delle guardie preso dal timore d'essere posto in dileggio dai soldati. E fu così, perchè, sebbene entrassevi quattamente, appena l'ebbero veduto: "Guarda, Coppo, gridò l'un dessi con cipiglio beffardo, hai tu mai veduto una gazza col groppione tinto nel zafferano? Mirala! essa ha passato il lago per cantare il mal augurio nel Castello, ma le fallì la voce, e vorrebbe andarsene terra terra per non aversi spennacchiata la coda". "Alto là, bel ragazzo (disse Coppo il Bombardiere, uomo lungo e magro, che indossava una sdruscita casacca color di piombo, e stavasi appoggiato alla porta d'uscita, di cui impedì il passaggio ad Arighetto portando le braccia ai due grossi massi che ne formavano gli stipiti), fermati un poco in questa stanza: siamo buoni compagnoni, e tu non devi aver paura di noi: spiegaci un po' la cagione perchè mai voi altri del di là del lago le bevete tanto grosse, e come poi vi prenda fantasia di venire a venderle a noi, benchè le diate più a buon mercato che un pezzo di miccia bagnata: m'immagino che qualche giorno ci verrete a raccontare che il colle d'Olciasca va la notte in giro per il lago come un barcone carico di legna!"
I soldati che avevano formato un circolo intorno ad Arighetto, diedero a tali parole in scoppii di risa, e questo silenzioso, cogli occhi bassi come un pulcino caduto in mezzo ad una truppa di galli, stette colà prendendosi, senza far motto, tutte le beffe di che il venivano tempestando, sin che ritrattosi Coppo dall'uscio, se ne andò rapidamente, quasi non vedendo la scala, e riuscito al porto, entrò in sua barca, e partissi con maggior fretta assai che non fosse venuto.
CAPITOLO QUARTO.
.......... Vedi uno cremesino
Ha il manto e la berretta, uno la bruna
Toga si affibbia all'omero, un stiletto
Brandisce questo, e quegli un'asta, e sovra
L'inculto capo ha la mural ghirlanda:
Chi fia colui ch'è sì sparuto e macro?
Perchè quest'altro la cotenna arriccia
E i mustacchi arronciglia? Infra lor tutti
Gagliardo in armi ed in feroce aspetto
Giganteggia Ugolin.
Maltraversi e Scacchesi, Rom. Poet.
di TEDALDI FORES.
Nella sala del Castello, appellata delle udienze, stava, come dicemmo, il Castellano circondato da' suoi. Egli era seduto sovra un seggio cui faceva baldacchino un ampio gonfalone di colore purpureo, polveroso e traforato in più parti da palle nemiche; al di sopra di questo vedeasi sospesa una campana di bronzo con cerchii d'argento, che chiamavasi la Martinella, l'uno e l'altro de' quali arnesi venivano attaccati ne' giorni di festa o di guerra all'albero maggiore del brigantino che faceva in certo modo sul lago la funzione dell'antico Carroccio sì famoso ai tempi delle repubbliche lombarde.
Gian Giacomo Medici, presso al suo trentesimosesto anno, era vigorosissimo della persona, poderoso di braccio quanto altri mai, non di troppo alta levatura, nè corpulento oltre il convenevole: nerboruto e ben proporzionato delle membra, lasciava scorgere in esse tutta l'attitudine che possedeva ai moti rapidi e vibrati. Il suo aspetto era ben degno d'un capo d'uomini armigeri: atto ad atteggiarsi ad imperiosa severità e fierezza, sapeva spirare ben anco intrepidezza ed indomabile coraggio, cui aggiungeva a suo grado un far grave od affabile, non dilicato, a dir vero, ma più che mai opportuno ad infondere rispetto insieme ed amichevole confidenza a quelli che seco lui contrattavano. Aveva neri capelli, corti e ricciuti come la barba e le basette, fronte alta spaziosa, naso rilevato aquilino, arcuate e folte le sopracciglia: lo sguardo appariva a primo tratto imponente, ma chi l'esaminava accuratamente scopriva in esso quella sagace penetrazione di cui Medici era in sì alto grado dotato, e di cui sapeva trarre mirabile partito in ogni politica e guerresca circostanza. L'abito suo era semplice, e non affatto cittadinesco in quell'incontro nè del tutto militare. Gli copriva il petto un corsaletto d'acciaio terso, lucente, ma senza smalti o rabeschi, aveva ampie maniche e braconi allacciati al di sopra del ginocchio, di velluto bruno con striscie più nere; portava al fianco una lunga spada con impugnatura larga e rintrecciata onde servire alla mano di scudo, e teneva infissa obbliquamente nella cintura una pistola abbellita con intagli d'avorio, arma pregevolissima e rara a que' tempi, sebbene il congegno per iscaricarla essendo a ruota la rendeva incomodo e complicato ordigno.
Siccome Gian Giacomo non chiudeva un animo soggetto ad essere agevolmente sorpreso o sbigottito, non aveva prestata che poca fede all'annunzio dell'imprigionamento del fratello Gabriele e del Cancelliere, nè se n'era posto gran fatto in agitazione; ed abbenchè per qualunque possibile evento avesse tosto ordinato a' suoi Capitani andassero in traccia di loro per ricondurneli ad ogni costo, era convinto che quella notizia fosse derivata da uno de' consueti abbagli di Luca Porrino. Per ciò allorquando rientrarono in quella sala il Mandello e il Pellicione facendo lieto viso, egli comprese all'istante essere la triste novella già smentita, onde al giungere che quivi fece Gabriele con sua comitiva, alzandoglisi d'incontro, girò intorno sorridente il volto, quasi dir volesse ben mel sapeva ch'ei non era preso.
Gabriele corso a lui affettuosamente l'abbracciò, e per suo invito sedutoglisi d'accanto gli disse all'orecchio alcune rapide parole accennando coll'occhio Maestro Lucio, che dopo essersi piegato in un profondo inchino era rimaso immobile di fronte al Castellano, e Falco che s'arrestò poco da esso discosto, e che sarebbe stato certamente di là ripulso se, oltre il seguire Gabriele dappresso, col proprio contegno fiero e sicuro non avesse persuasi gli astanti ch'egli sentivasi in diritto di colà rimanersi.