"Cancelliere (disse Gian Giacomo a Maestro Tanaglia, dopo aver misurato Falco d'uno sguardo indagatore), voi farete cosa graditissima a noi tutti esponendoci con esatta narrativa il successo della vostra spedizione col mio Gabrio, ch'essere dee stata per vero fortunosa se diede luogo a strane dicerie".

Messer Lucio si dispose immediatamente a soddisfare quella inchiesta, e fece il più minuto racconto di tutta l'accaduta ventura, esagerando ben anco il periglio in cui s'erano trovati, e magnificando con molte esclamazioni tanto il proprio coraggio quanto l'arditezza adoperata da Falco per la loro liberazione: mano mano che progrediva narrando, gli occhi del Castellano, de' suoi Capitani e degli altri personaggi ch'ivi si ritrovavano, fermavansi con maggior curiosità ed attenzione sul Montanaro di Nesso, le cui forme, l'abito e l'arme ben ne caratterizzavano la forza e l'audace costume.

"Il tuo navicello equivalse altre volte ad una mezza flottiglia", disse a lui rivolto Domenico Matto, capitano di nave, figlio del valoroso ammiraglio delle Tre Pievi, "e mio padre ti tenne sempre in conto di espertissimo comandante da che fosti seco alla battaglia di Limonta". "Questo è quello stesso, o signor Castellano, soggiunse Lodovico Bologna, che fece salvi gran numero de' nostri, quando ceduta che ebbi Chiavenna allo Zeller, nel ritirarmi colla mia banda fui sorpreso dai Valtellinesi a Proveggia, ove saremmo stati tutti spinti ad affogarci nel lago o nell'Adda, se la barca di Falco e alcune altre poche delle nostre non fossero giunte in tempo facendo forza di remi onde raccoglierci".

"Oh per la spada di san Michele! aggiunse il capitano Pellicione, non è questo quel Falco sì noto della rupe di Nesso? Non ti sovviene, Alvarez, di quel giorno in cui trovandoci sulla spiaggia di Sorico sotto l'olmo dell'osteria a vuotarne una misura, egli ci venne e bevette con noi, e quando fummo per partirne, sbucciati non so quanti ribaldi volevano ammazzarci, e noi combattemmo contro di loro sì fattamente, che nacque un parapiglia per tutto il paese? allora non fu pel modo con cui questi seppe menare le mani, che noi rimasimo padroni del campo?"

"Non vuoi che men ricorda? m'ho ben presente come se il vedessi ancora, ch'ei maneggiava quel suo moschetto e il pugnale come il più bravo guerillas della Morena"; rispose con una voce fatta roca e strillante dal lungo uso di bevere e gridare Alvarez Carazon disertore Catalano, il più intrepido e spensierato uom d'armi che mai vi fosse, gran fidato del Pellicione, che aveva corso del mondo assai e navigato per fino alle nuove Indie allora recentemente scoperte, del qual viaggio, che s'aveva a que' tempi del maraviglioso, esso non menava altro vanto fuorchè d'aver quivi fatto macello di centinaia d'abitatori e rubate in gran copia verghe e polvere d'oro e d'argento.

Falco, sorpreso al vedersi fatto scopo delle parole e dell'interessamento di que' Capitani, e più di quello di Gian Giacomo stesso che sempre fisamente il mirava, a lui rivolto con aspetto sicuro e franco disse: "Voi trovate un pregio in me l'avere combattuto con valore in varii scontri contro gente che essendo a me nemica è nemica pure del signor Castellano; ciò a me non pare sia sì gran merito da valermi le vostre lodi, perchè sappiate che mi stimerei uomo infingardo e da nulla, se quelli contro i quali determinai di pugnare non mi avessero a incontrare sempre munito di tutta la mia forza e di tutto il mio coraggio".

Gian Giacomo avea più volte udito far menzione delle imprese di questo suo spontaneo abbenchè picciolo alleato, ma non essendogli mai accaduto di venire seco lui a colloquio o vederselo vicino, non avea potuto contrarre con esso una perfetta conoscenza, al che non era per essere di benchè minimo ostacolo la diversità del loro grado e potere; parve quindi ad esso ottima sorte, che l'obbligo in cui trovavasi di dargli un premio condegno al salvamento d'un fratello, gli offrisse occasione di renderselo dipendente ammettendolo nel numero de' suoi, e di porgergli ad un tempo mezzi più adatti ad adoperarsi con maggior efficacia in suo vantaggio.

"È singolare, diss'egli a Falco sorridendogli amichevolmente, che i Ducali non abbiano mai pensato a distruggere un nemico così loro formidabile come tu il sei: ed è ben d'uopo dire o che non ardiscono cimentarsi teco, o che somma sia la tua destrezza nel sottrarti ai loro perseguimenti. Ma tu non ignori di certo che non v'ha belva sì guardinga, che aggirandosi tra boschi seminati di trabocchetti al fine non v'incappi, e così può avvenire di te: giacchè se giungono una volta a serrarti in mezzo alle loro navi, non devi aver speranza d'evitare d'essere morto e disfatto col tuo navicello dalle bombarde Milanesi che sono pur poderose. Però a scanso di tale sventura, che sarebbe a me gravissima, tu salirai una delle mie navi e combatterai unito alla mia flotta: ti creo Comandante di due Borbote [7] e della nave uscita testè dall'arsenale di Musso, cui impongo sin d'ora il nome di Salvatrice. Gabriele sceglierà cinquanta uomini della sua schiera i più destri e capaci, e li porrà sotto il tuo comando, a questi tu aggiungerai quelli fra tuoi che più ti piaceranno: il Cancelliere ti annoterà per stipendio duecento scudi del brigantino [8] di cui ti faccio assegno, e d'ogni preda che ti verrà fatto di prendere terrai tu una parte, darai un'altra a me, e la terza a' tuoi soldati".

[Nota 7:][ (ritorno) ] Nome d'una specie di barche adoperate sul lago, adatte a contenere milizie, artiglierie, ed ogni sorta d'ordigni da guerra.

[Nota 8:][ (ritorno) ] Moneta su cui eravi improntato il Brigantino agitato dalle onde, col motto: Domine, salva vigilantes, che si leggeva sulla prora della nave stessa.