Un mormorio, un susurrare universale sorse a tali parole, ed era approvazione in alcuni, meraviglia nei più, e malcontento in altri pochi. Approvarono coloro che o molto ligii al Castellano assentivano di buon grado ad ogni suo volere, o propensi per Falco il vedevano volonterosi di tal onore fregiato ed ascritto al loro novero: maravigliava il maggior numero, e non senza giusta cagione, essendo quella la prima fiata che Gian Giacomo accordava una sì importante distinzione in un modo tanto spedito d'assoluta autorità senza consultarne alcuno, e ciò che più sorprendeva, ad un uomo a lui presso che sconosciuto: quei Capitani poi o Condottieri di minor conto che aspiravano al comando della nave conceduta a Falco, sentitisi ferire dalla preferenza data a quel rozzo montanaro, esprimevano con motti sdegnosi il loro disgusto, nel che s'avevano pure in accordo alcuni i quali, sebbene stessero colà come ribelli e banditi dalle Corti, serbavano tutto l'orgoglio e la baldanza d'una superba nobiltà di cui avevano fatto pompa in altri tempi. All'intendere quel misto favellío Gian Giacomo rizzossi tosto in piedi, e copertosi iratamente il capo col suo berretto di velluto rosso largo schiacciato, sormontato da lunghe piume, vibrò d'intorno uno sguardo imperioso, e chiamati a se il Pellicione, il Borserio ed Achille Sarbelloni, uscì a lenti passi da quella sala entrando nel proprio appartamento.

Già incominciava il Medici a conoscersi sovrano, nè è improbabile che nell'elezione di Falco in suo comandante, da lui fatta in quella subitanea forma, oltre le cause suaccennate di suo speciale interesse, avesse di mira d'esercitare un atto di potere con cui far palese che gli altri non erano che suoi soggetti, e che egli a guisa dei Duchi e dei Sovrani Signori poteva innalzare o deprimere chi più gli piaceva, senza seguire altra volontà che la propria. Però non v'ha posto in dubbio che pria d'arrischiarsi a tal atto e dar prova tanto aperta e decisa del sentimento di sua possanza, egli avesse accuratamente fatto calcolo d'ogni possibile conseguenza, e quindi conchiuso non potergliene derivare danno di sorta, ma bensì utilità certa, poichè uomo di guerra e d'armi come egli era, possedeva anche perfettamente quell'arte che suolsi volgarmente chiamare Politica, e consiste nella conoscenza sicura degli uomini e delle circostanze e nell'attitudine di preparare e condurre, diremo così, le une e gli altri a seconda de' proprii desiderii; arte senza di cui ben si può giungere a celebrità somma, ma a sommi poteri e ricchezze non mai.

Gabriele, soddisfatto e gioioso di quanto avea ordinato il fratello in favore di Falco, si tolse con questi dalla sala d'udienza, e volgendo in cuore lietissime idee e soavi speranze, si fece a rammemorargli le proposte del discorso tenuto il mattino tra loro, risguardanti il traslocamento di sua famiglia dalla rupe di Nesso alla terra di Musso, e gli disse che s'avviava a parlarne a Gian Giacomo, il quale avrebbe a ciò pure di buonissimo animo e indilatamente provveduto.

"No, signor Gabriele, rispose Falco (la cui mente, ancorchè confusa e quasi commossa da quel generoso procedere cui non aveva saputo rifiutarsi, intravedeva però ch'era per costargli il sagrificio di sua indipendenza, ch'ei teneva in sì gran conto, e di cui da tanto tempo godeva), no: or più non conviene far di ciò parola al signor Castellano: mi volle desso elevare molto al di là di quello cui io m'attendessi, e sarebbe ora inopportuna ed ingiusta esigenza il pretendere che s'occupasse più a lungo di me; grazie allo stipendio che m'ha prefisso potrò trovare alla mia donna ed alla figlia una conveniente dimora, o rendere sicura e difesa quella di Nesso. Pria di richiedere nuovi favori a Gian Giacomo debbo contraccambiare quelli ch'ei m'ha già fatti: sarà allorquando venuto a fronte al nemico colle navi e la squadra che voi trasceglierete per me, facendo prova di mie forze unitamente agli altri vostri Capitani d'armi, avrò contribuito a sconfiggerlo, che verrò a richiedergli altri beneficii. Ora accertatelo del mio animo riconoscente, nè vi date altro pensiero di me se non che di ordinare le cose di modo ch'io m'abbia a trovare all'antiguardo nel primo fatto d'armi che si disporrà contro i Ducali".

A tali inattese parole Gabriele fu preso da affannoso dispetto: vedea svanirsi le concepite speranze dell'immediato stabilimento di Rina a Musso, e quindi la probabilità di rivederla e di favellarle altre volte, come ne nutriva ardente desío; frenossi però, e contenendo tutta in cuore la smania, stretta una mano a Falco, amorevolmente guardandolo, gli andò appresentando e descrivendo di nuovo colla maggior energia che mai si potesse que' perigli che egli medesimo aveva palesato temere potessero sovrastare alle sue donne, rimanendosi nel loro primiero abituro: ma tutto fu vano. Falco andava col pensiero più minutamente percorrendo gli inceppamenti e i legami di cui s'era lasciato cingere coll'essersi fatto soggetto a non agire che dietro l'altrui comando: ciò gli suscitava in cuore certa qual diffidenza verso il Castellano e un'ira secreta contro se stesso per non aver saputo rigettare il titolo a lui conferito; e però non voleva aumentarsi le brighe ed accrescere la propria schiavitù col venirsi a porre interamente sotto la mano di quello cui dovea ubbidire. La sua capanna, al cui soggiorno aveva poche ore prime rinunciato volonteroso, gli ritornò alla mente come la più cara e gradita dimora del mondo, e conobbe essergli assolutamente necessario il conservarsela. In tale disposizione d'animo l'insistente consigliare di Gabriele lo rese insofferente, per cui si rivolse a lui con alterato viso ed aspra voce dicendo: "Voi non contate ancora sufficienti anni per conoscere quanto costi ad un uomo l'abbandonare quel tetto sotto cui riposò le cento notti unico padrone di se stesso e di sue azioni, per trapiantarsi in una terra nella quale un altro è Signore di lui e d'ogni sua cosa: l'orso stesso muore il verno di fame sui gioghi del Legnone anzi che scendere al piano a farsi incatenare. Vi basti che ogni opera mia sia d'ora in poi soggetta alla volontà del signor Castellano, e non vogliate che io ponga in suo potere tutto quanto m'appartiene, senza riserbarmi un solo asilo nelle mie montagne ove ritornare ad intervallo a ristorarmi dalle fatiche come sono da molti anni abituato. Giovine generoso! (continuò addolcendo lo sguardo e la voce) se mai verrà giorno in cui siate preso d'amore per un luogo od un oggetto, sentirete allora quanto riesca doloroso lo staccarsene, e maggiormente allorquando vi si aggiunga la tema che ciò debba essere per sempre".

Più profondo si fece a tali accenti il dolore nell'anima del giovinetto Medici: le ultime parole pronunciate da Falco con certo lento patetico modo, sì dall'asprezza delle prime diverso, dipingendo lo stato appunto in cui trovavasi il suo cuore, suscitarono in lui una improvvisa ed angosciosa tenerezza che gli tolse il potere di replicare. Alzò gli occhi in volto a Falco, e in quei lineamenti abbronzati e duri su cui appariva l'impronta della commozione lasciata da recenti idee, scorgendo un non so che di regolare e di espressivo corrispondente ai tratti di una beltà pura, celeste, di cui teneva l'immagine sì distintamente scolpita in petto, una lagrima involontaria gli velò la pupilla, la prima che dall'infanzia in poi inumidisse il suo ciglio.

Quel giorno stesso nella sala d'armi della Rocca Visconti, ch'era la camera più adorna che vi fosse in tutti gli edificii della Fortezza, siccome dipinta riccamente nella vôlta e nelle pareti coi fasti di quella Ducale famiglia, fu per ordine di Gian Giacomo imbandita una lauta mensa alla quale vennero convitati tutti i principali abitanti del Castello.

Sedeva a capo al lungo desco Gian Giacomo medesimo, che era adornato d'un mantelletto corto di broccato d'oro alla foggia spagnuola, di grand'uso allora in Lombardia; alla sua destra stava Teodoro Schlegel di Dares, Abate di Fristemburgo, già Vicario del Vescovo di Coira. Questo vecchio personaggio, che sovra un sottabito di nero saio portava una zimara di velluto pavonazzo orlata di bianco, infondeva, coll'aspetto dignitoso e grave, riverenza e suggezione. Calva e rugosa erane la fronte, bianca e folta la barba e gli occhi incavati; traspariva però da tutto il suo volto una certa quale disposizione all'ira poco in accordo colla carità e colla bontà evangelica debita nel suo stato, la quale difettosa tendenza era a lui venuta forse dal lungo uso delle acri dispute cui erasi dato in altri tempi con tutto il vigore della mente e della parola. Nemico acerbissimo della Riforma che i Luterani promovevano a tutta possa nella Svizzera, aveva sostenute contro di loro pubblicamente ogni sorta di tesi in unione a varii Protonotari Apostolici, e fatte dai pergami in odio agli stessi le più violenti invettive; ma convinto al fine che le Diete Elvetiche assecondavano gli sforzi de' Protestanti, procurò, favoreggiando le parti del Medici, di dare il paese de' Grigioni in mano ad esso, sperando di trovare in lui un valido alleato contro l'eresia. La sua trama però fu scoperta: cercato a morte e forzato a trovare la salvezza nella fuga, si condusse a ricovero nel Castello di Musso ove Gian Giacomo gli fece cortese accoglienza, ben calcolando quanto poteva giovargli la costui secreta influenza nell'andamento degli affari della Lega Grisa, che così chiamavasi la confederazione de' Grigioni con altri Svizzeri tutti suoi accaniti nemici. Viveva l'Abate una vita ritiratissima in quel Castello, a null'altro dedito che a comporre una sua grand'opera in confutazione del sì famigerato libro Della Schiavitù di Babilonia pubblicato pochi anni prima da Martino Lutero. Aveva desso l'incarico di celebrare ne' giorni festivi i riti divini nella chiesa del forte di Sant'Eufemia, dopo i quali chiudevasi solitario nella sua cameretta, e siccome non parlava che la lingua alemanna, veniva lasciato colà in pace da tutti, e ben anco da Maestro Lucio, che desideroso sulle prime d'appiccicare con lui relazioni onde aver pascolo di scientifici ragionamenti, avendogli diretta la parola in latino, ne venne sì stranamente da lui rabbuffato, che da quel punto ad esso non pensava come se nemmeno fosse quivi esistito. Il Castellano però, che aveva le sue mire nel tenerselo affezionato, non trascurava occasione per mostrargli considerazione e stima, invitavalo a tutte le principali adunanze de' suoi, e facevaselo seder d'accanto al posto d'onore siccome vedevasi a quel convito. D'intorno alla mensa fra gli altri capitani d'armi sedette pure Falco qual nuovo eletto all'onorevole grado di Comandante di nave, e benchè i suoi rozzi panni e la rete a nodi d'acciaio che gli copriva il capo il facessero, quanto all'abbigliamento, dagli altri distinguere, a nessuno però mostravasi secondo nella franchezza e sicurtà del contegno.

Allorchè consumate le vivande vennero recate nuove anfore di vino, ed i calici girarono ricolmi nelle mani de' commensali, si ripetè più volte da tutti acclamando il nome del Castellano, come solevasi fare alle mense de' gran personaggi, il che dicevasi gridare il nome del nobile convitante; si fecero in seguito gli evviva a Gabriele ed al Cancelliere Messer Tanaglia pel prospero ritorno dalla loro perigliosa spedizione. Messer Tanaglia, ringraziando umilmente, lesse in contraccambio un suo brindisi, in cui era espresso in durissimi versi un invito a Bacco a discendere dall'Olimpo e venire colà onde sedersi accanto al dio Marte e temprare l'ardor suo guerriero e quello delle altre deità delle battaglie che gli facevano corona; col qual dio Marte è chiaro alludeva a Gian Giacomo, e colle altre divinità a' suoi Capitani. Era allora sì comune il mitologico linguaggio, che quantunque assai pochi di quel convegno avessero qualche tinta d'erudizione, pure presso che tutti di leggieri concepirono il senso di quell'allusione, e come che fra i vapori e l'esaltazione del vino la mente degli uomini anche rozzi è facilmente colpita da immagini poetiche e dalle non complicate allegorie, così riuscì di generale aggradimento il brindisi del Cancelliere, del che egli s'ebbe attestato in un clamoroso battere di palme che successe alla declamazione enfatica con cui recitò gli ultimi suoi versi. Cessato l'applauso, alzossi Gabriele, e levando in aria la coppa, gridò: "Alla salute di Falco mio liberatore"; Gian Giacomo, assecondandolo, porse la sua e toccò ripetendo le stesse parole guardando Falco con gioioso sorriso; tutti allora ne imitarono l'esempio, e la sala rimbombò del nome del valoroso abitatore della rupe di Nesso, del novello Capitano, del Condottiero della Salvatrice. Quel suono unanime di lode di tanti guerrieri penetrò l'animo del fiero ed armigero Montanaro, e scuotendolo sì l'esaltò, che videsi brillargli in volto un vivissimo contento che tutti obbliare gli fece i rancori che s'erano in lui antecedentemente destati: vuotò anch'egli la sua tazza alla salute ed alla gloria dei Medici e di tutti quei prodi compagni d'armi. Terminato il convito, Falco recossi dal Castellano, e da lui chiese ed ottenne concessione di ritornare per alcun giorno al proprio abituro, onde mettere a parte le sue genti di quella nuova destinazione e trascegliere alcuni de' suoi pel servigio della nave; preso indi congedo da Gabriele, salì il proprio navicello, e quella notte stessa fece vela con Trincone e Guazzo alla volta di Nesso.

Gian Giacomo attendeva ne' giorni di cui parliamo, l'esito d'un avvenimento ch'essere dovea per lui della massima importanza. La fortuna e lo stato suo che tanta avevano sembianza di stabilità e grandezza agli occhi di tutti, punto non ne offrivano a' suoi proprii, poichè, uomo accortissimo e delle umane vicende sagace ed esperimentato conoscitore, sapeva quali leggieri cause fossero spesso bastevoli a rovesciare più grande dominio che il suo non fosse. Aveva egli per tre volte veduto i Francesi occupare il Ducato di Milano con potenti eserciti, e tre volte esserne scacciati: aveva mirati gli Svizzeri e gl'Imperiali entrare vittoriosi in Milano stessa, ed indi a poco venire astretti ad abbandonarla; di tre Duchi a lui contemporanei, due sapeva esserne morti in Francia, prigioniero l'uno, l'altro privato, e il terzo, ch'era allora regnante, starsi ciecamente soggetto alla volontà di Carlo V. Ben è vero che questa catena di successi e rovesci aveva porta a lui l'occasione di farsi forte e grande, ma gli presentava pure un troppo evidente quadro del destino che attendeva chiunque avesse colle sole armi a sostenere od ampliare il proprio dominio.