Era questi uno di quegli uomini che si potrebbero dire nati colla scala delle dignità e delle gradazioni sociali stampata nel cerebro, per i quali diventa natura il sottomettersi ciecamente ai voleri delle autorità superiori e l'esigere d'essere nell'egual modo dagli inferiori ubbediti: era desso in somma l'uno di que' tali che por ordinacion de su Magestad sarebbe saltato a piè pari in una voragine o in un forno, ma v'avrebbe fatto saltare altresì il più prossimo parente od amico se così gli fosse stato imposto.

Fra le segrete istruzioni che vennero date dal De Leyva a Dom Lorenzo Mugnez appena fu nominato Governatore, la principale era quella di sguarnire Como di difese, e guastarne e demolirne il più ch'ei potesse le fortificazioni, compiendo però tutto questo di maniera tale che apparisse fatto a solo interesse del governo del Duca, adducendone sempre motivi che valessero a togliere dall'animo dello Sforza ogni sospetto di causa opposta al proprio vantaggio. Infatti, dopo brevissimo tempo da che Mugnez Pedraria era Governatore, accadde che Gian Giacomo Medici, vinta e sconfitta la flotta Ducale, pervenne colle proprie navi sotto le mura di Como, mise a fiamme i sobborghi della città, e per poco stette non si rendesse assoluto padrone della città medesima. Colse tosto occasione da quel fatto il Governatore, che bramosissimo era di dare esecuzione ai comandi del De-Leyva, ch'ei riguardava come sola legittima autorità a lui superiore, e riferì al Duca che la sicurezza della città da esso governata richiedeva che si atterrassero tutte le opere forti esteriori, ed in ispecie il Castello, poichè avendosi moltiplicate prove dell'audacia e dell'abilità del Medici nell'impossessarsi delle Rocche le più diligentemente custodite, siccome aveva fatto di quelle di Chiavenna, di Morbegno, di Lecco, di Perego e di Incino, era da temersi che con qualche stratagemma potesse giungere ad ottenere anche le fortezze che contornavano Como, da dove avrebbe poi facilmente colle artiglierie costretta la città ad arrendersi; opinava quindi essere prudente ed utile partito lì concentrare le forze dentro le mura della sola città, dando tosto mano all'atterramento di tutte le esterne fortificazioni. Il De-Leyva chiamato dal Duca a consiglio sostenne con tutto il suo potere l'avviso del Governatore, e il Duca, o fosse che rimanesse convinto delle ragioni addotte nella proposta, o più probabilmente stimasse inutile l'opporvisi, sperando ben anche coll'acconsentire d'ottenere in quella guerra maggiori e più costanti rinforzi di truppe Imperiali, rescrisse a Dom Lorenzo Mugnez operasse quanto meglio stimava opportuno alla difesa della città a lui affidata. Appena lo Spagnuolo s'ebbe nelle mani tale consenso, impiegò quanti potè soldati e popolo a smantellare pel primo il Castello Baradello, antico e famoso Forte che sorgeva a ponente della città sovra una altura, e di cui si vede tutto giorno unico avanzo una quadrata torre, ch'è quella stessa in cui morì rinchiuso entro una gabbia di ferro il Milanese guerriero Nappo Torriano che, vincitore de' Comaschi in tante guerre, cadde alla fine lor prigioniero nella battaglia di Desio, e fu da essi per vendetta fatto in sì barbaro modo miseramente perire. Come il Baradello vennero distrutte le rocche, i ridotti e i baluardi che munivano a qualche distanza quella città, e colle ruine e le macerie ne furono colmi i fossati. D'uopo è però dire che per rendere più verisimile agli occhi del Duca la cagione di quel disfacimento, ed eziandio per non rimanersi affatto scoperto ed indifeso, stante la minacciosa vicinanza del Castellano di Musso, furono dal Governatore fatte restaurare ed afforzare le mura e le torri che cingevano immediatamente la città dal lato del lago, dove il bastione era guasto e cadente per gli infiniti colpi a cui era stato meta nei tanti quivi tentati assalti.

Il governo però che Dom Lorenzo Mugnez Pedraria esercitava sui Comaschi non era duro troppo nè gravoso, avuto riguardo alle circostanze dei tempi: voleva che nessuna resistenza s'opponesse a' suoi cenni, nessun ostacolo od indugio si frapponesse all'esecuzione degli ordini che venivano da lui emanati, esigendo che gli uomini di tutte le classi indistintamente li eseguissero, ma siccome ei non era per se stesso nè capriccioso, nè spogliatore, nè iniquo, manteneva in Como un regime equabile e scevro di que' tirannici e mostruosi eccessi di cui erano stati sì feraci i tempi del Bosso e del Martinengo. Ciò poi che faceva a tutto suo vantaggio piegare la bilancia di confronto co' due suoi accennati predecessori, si era la castigatezza esemplare de' suoi costumi, per cui non solo rispettava egli stesso, ma costringeva gli altri tutti ad avere scrupoloso riguardo alle donne ed alle fanciulle altrui, nessuna colpa sì severamente multando quanto quelle che in cose di tal fatta si commettevano. Dicevasi che nella sua giovinezza avesse seguiti i costumi alquanto liberi e gentili del Duca di Medina-Celi, sotto il cui comando aveva militato, ma venuto poscia in Alemagna alla Corte di Carlo, e vedendo che l'Imperatore, tutto involto in teologiche disputazioni, ne aveva sbandita ogni galanteria, s'accasò immediatamente con Dona Graciana, figlia del conte di Vandesten di Anversa, e non affisò più mai lo sguardo se non accigliato in volto ad altra femmina.

La severità del Governatore, sebbene non valesse a por argine a tutti i disordini cagionati dalla sfrenata licenza della soldatesca, giovò non per tanto sommamente agli abitanti di Como, perchè essendo la città a molte riprese piena d'uomini d'armi la maggior parte Spagnuoli inclinatissimi ad ogni libidine, oltre la roba che questi giornalmente al popolo consumavano, oltre il fastidio che dell'albergarli arrecavano, e la necessità in cui ponevano di concorrere i doviziosi colle sostanze, i poveri coll'opera al rintegramento della flotta, alla compera delle armi e delle salmerie, avrebbero eziandio date gravissime molestie d'altro genere e commesse le più odiose e crudeli violenze, se alcuni potenti cittadini Comaschi non avessero ottenuto col mezzo del Pedraria clamorose soddisfazioni a simili ingiurie.

Il Governatore albergava in un palazzo che s'avea l'aspetto di Castello abbellito da varii fregi e dagli stemmi ducali e del municipio, e sorgeva a mezzodì della città poco lungi da Porta Torre: all'entrata di esso stava sempre a guardia un corpo d'alabardieri Spagnuoli, e un drappello di Micheletti pronti ad eseguire quanto fosse necessario per fare rispettare gli ordini e le leggi.

Allorquando entrò Alessandro Gonzaga in quel palazzo, il Governatore trovavasi in una delle interne sue sale, ove stava tutta raccolta la di lui famiglia, imperciocchè era l'ora del distillado. Chiamavasi con tal nome una bevanda d'uso comune a que' tempi tra i ricchi Spagnuoli [11], la quale veniva composta di essenza di drogherie consumate negli spiriti, e stillata nell'acqua frammista allo zucchero: ed era costume il prenderla il mattino da tutte le persone della stessa famiglia riunite insieme, la quale usanza è praticata tuttogiorno in alcune città per bibite d'altra specie. La sala del distillado era addobbata con arazzi fiamminghi: in mezzo ad essa vedevasi sopra un tavolo, coperto da ricco tappeto, un gran vaso d'argento che conteneva l'odoroso liquore, e avanti a ciascuno de' seduti stava collocato un alto calice di cristallo entro cui veniva versata la bevanda. Dom Lorenzo Pedraria era quivi assiso in un gran seggiolone: grande e magro mostravasi di corpo, i di lui capelli, che incominciavano ad incanutire, vedevansi corti e smozzicati, ad eccezione d'un picciol ciuffo che gli stava ritto sulla fronte; portava un ampio elevato collare, ed il suo viso, scarno e improntato d'un'aria grave imperiosa, andava distinto da due mustacchi e da un fiocchetto di pelo sul mento, tagliato in forma triangolare, ch'era alla moda del re Dom Filippo. A fianco a lui da destra stava Donna Graciana, nel cui pingue e imponente aspetto appariva tutto il sussiego che conveniva alla moglie d'un hydalgo, d'un governatore: aveva dessa d'intorno al collo ornamenti di pietre di gran valore, ed il suo abito nero a larghe maniche era adornato di pesanti ricami in oro; presso ad essa stava una sua giovinetta figlia, la cui bionda capigliatura rilevata ed intrecciata di perle consuonava mirabilmente colla singolare bianchezza del suo volto: gli abiti di lei non erano meno ricchi di quelli di sua madre. A sinistra del Pedraria sedevano Diego e Fernando suoi figli, ardenti, leggiadri ed orgogliosi giovani che aspiravano ai primi gradi della milizia e che avevano già cinto il fianco della lunga spada Ibera. Nè mancava in quel convegno quegli che aveva la spirituale supremazia nella famiglia: stava desso a capo al desco in contegno umilmente fiero, e dalla foggia dello scapolare e dalla bianca tonaca che indossava appalesavasi un monaco dell'ordine dei Domenicani.

[Nota 11:][ (ritorno) ] Lopez Her. Hisp. mor.

Al momento della venuta colà del Gonzaga regnava quivi perfetto silenzio, perchè il Governatore, mentre andava vuotando a sorsi il suo calice di distillado, leggeva con somma attenzione frammista a sorpresa un foglio che teneva nella destra e che gli era stato recato pochi istanti prima da un messaggiero giunto da Milano. Al rumore dei passi fatto dal Gonzaga nell'avanzarsi, levò gli occhi di sfuggita, e appena vedutolo, gli fece una dimostrazione giuliva del volto indicando essere desso appunto la persona che in quel momento desiderava: scorse rapidamente le ultime linee del dispaccio, e vuotato d'un fiato il fondo del bicchiero, il depose sul tavolo, s'alzò, e fattoglisi incontro, "Avrei mandato, disse, in questo istante a ricercare di lei, signor Capitano, se per buona sorte non si fosse ella stessa recato in palazzo: ho a comunicarle un ordine pressantissimo del signor Duca e dell'Eccellentissimo signor Generale, che mi è pervenuto brevi minuti sono, e che si è della massima importanza". Ciò detto, chiamò i servi ad alta voce, salutò della mano la sua famiglia, e preceduto da due paggi che spalancarono le porte, entrò col Gonzaga in una camera di poca dimensione, occupata in gran parte da uno scrittoio ornato d'arabeschi dorati e tutto ingombro di libri, di carte e di fogli stampati, al di sopra del quale vedevasi in un gran quadro il ritratto in piedi di Carlo V coll'abbigliamento guerresco, avente sul petto una collana in cui tenevano luogo di gioie gli stemmi di tutte le provincie del suo impero.

Il capitano Gonzaga, tosto che si fu quivi adagiato, pria che il Governatore prendesse la parola, disse doversi a lui perdonare l'essersi recato in sua presenza colla corazza e coll'abito soldatesco lordo e disordinato, poichè era venuto esso pure premurosamente, e appena tocca terra di ritorno da una perigliosa e sfortunata spedizione onde dargliene pronto ed esatto ragguaglio. Il Governatore l'invitò a narrare tosto l'evento, ed esso raccontò la presa da lui fatta del fratello e del cancelliere del Castellano di Musso, ponendogli poscia l'avvenuta loro liberazione sotto l'aspetto il meno che potè obbrobrioso pel proprio valore e per la propria vigilanza. Fece esagerato novero delle forze e del numero degli assalitori da cui si disse sorpreso nel più forte incalzare della tempesta, e ad irrecusabile scusa di sua sconfitta nominò siccome capo di quella masnada Falco di Nesso, il cedere al quale non era intero scorno anche ai più esperti Capitani d'armi.

Dom Lorenzo Pedraria quand'ebbe udito con faccia scura e meravigliata tutta la narrazione del Gonzaga, scosse il capo lentamente, animando il volto d'un misterioso sorriso; e "Speriamo, rispose, signor Capitano, che questa sarà l'ultima che ci fanno, e che il Medici e i suoi banditi non avranno più gran tempo da rimanersi nei loro ripari e molestare con ruberie ed assassinii gli abitatori di tanto paese d'intorno, come pur troppo avviene da qualche anno, contro l'intenzione del signor Duca e dell'Eccellentissimo signor Generale. Ora è preciso volere della Maestà dell'Imperatore (e rizzossi in piedi inclinando il capo nanti il ritratto, indi si riassise) che il dominio Ducale sia libero da tali masnadieri, vengano dessi cacciati in paese straniero, o presi e messi a morte. Bene adunque comprende, signor Capitano, che avendo i soli desiderii, non che gl'imperiosi voleri d'un tanto monarca ottenuto sempre prontissimo e pieno soddisfacimento, andar guari non può che eziandio questa espressione della suprema volontà sia completamente adempiuta; onde i felloni incalzati e stretti dalle gloriose armi sue congiunte alle Ducali ed a quelle della Lega de' Grigioni, dovranno cercare salvezza in precipitosa fuga, o perdere con meritata pena la vita".