Il fresco soffio del Tivano agitava la nera capigliatura che in folte ciocche usciva a Falco dalla rete d'acciaio; sui suoi vigorosi lineamenti stava l'espressione d'una fiera compiacenza per vedersi con que' suoi fidi e valenti seguaci avviato ad assumere il comando di grossa formidabile nave da guerra e d'una squadra regolarmente ordinata alla milizia. I suoi pensieri non spiravano che combattimenti, gloria, vendetta: una pugna contro i Ducali era certa, l'angosciava solo il dubbio che si dovesse frapporre lungo indugio ancora a disporla. Di tal dubbio si fece a parlare calorosamente a que' suoi, e Negretto il Tornasco, il più giovane ed il più astuto che vi fosse tra loro, il quale aveva avuta soventi volte l'audacia di recarsi nei luoghi tenuti dai Ducali, e persino in Como, e d'ivi frammischiarsi con essi, lo accertò che impossibile si era si tardasse a lungo a dare una battaglia, poichè già da varii giorni i vassalli del Duca venivano incessantemente vessati onde fornissero tutto quanto era necessario ad assestare le barche da guerra ed a far gozzovigliare i soldati, il che ei sapeva per averlo udito e veduto nei sobborghi di Como, dove aveva dato mano a varii barcaiuoli ad appianare coi remi le cuciture ad un commissario delle gabelle che voleva asportare ad uno di loro la vela e gli attrezzi che teneva nel battello. A questi detti, che rallegrarono sommamente Falco, passò poco d'ora che s'aggiunsero tali novelle che sgombrarono ogni ombra di dubbio dal suo spirito.
Superata ch'ebbe la sua barca la punta di Bellaggio, ne apparve un'altra, che venendo dal ramo di Lecco prendeva la stessa loro direzione. Volsero tutti l'occhio a quella banda guardando acutamente per distinguere chi vi fosse dentro, e vi scorsero due rematori ed un uomo in arnese non rozzo colle piume cadenti sulla falda del cappello. Falco ordinò a' suoi s'accostassero a quella barca, dalla quale giunti che furono a portata di voce, venne gridato replicatamente: "Medici", cui essi risposero pronunciando lo stesso nome, e poscia la raggiunsero. Riconobbe Falco in essa un suo antico conoscente, Daniello Perego di Lenno, servo e soldato di Battista Medici, fratello del Castellano, che si stava con buona scorta d'uomini a Monguzzo: "Addio, Daniello, gli gridò tosto, ben tornato sul nostro lago; come sta il tuo padrone? e come vanno le faccende nel vostro castello?"
"Oh ti saluto, mio caro Falco e la tua bella compagnia (rispose l'altro che all'amichevole di lui parlare rinvenne dall'assalto di paura che il veloce accostarsi d'una barcata di simil gente gli aveva cagionato). Il signor Battista sta ottimamente, e le faccende di Monguzzo sono sempre andate benone sinora".
"È molto tempo che non vedete i camicioni rossi?"
"Sono già mesi che si stanno lontani dalle nostre muraglie più che gli scudi dalle mie scarselle; ma adesso suonano cattive campane, e pare che il diavolo ci voglia dare da travagliare. È per questo appunto che vado a Musso: le nostre spie sono tornate ieri da Como, ed hanno narrate grandi novelle, che il signor Battista mi manda con una lettera a partecipare al signor Castellano. Non saranno bagattelle, si parla di migliaia e migliaia d'uomini: ne sono venuti da tutte le parti; a Milano non c'è più un soldato, li hanno mandati tutti a Como per piombarci poscia addosso".
"Che vengano pure: qui si hanno buone braccia per sostenerli, disse Falco".--"E buone bocche per dar loro il ben venuto", gridarono i suoi pirati accennando gli archibugi.
"Vi dico, amici, proseguì il messaggiero di Monguzzo, che deve essere un macello per terra e per acqua come quello accaduto ai tempi del Matto. Che botte abbiamo menate allora! ed i nemici erano gente di Francia: sono ben certo che se ne verranno ora date di somiglianti, si troveranno a mal partito anche gli Spagnuoli, gli Alemanni e tutti in somma i Ducali, se pure non hanno la pelle più dura di quei Monseigneurs. Mi pare di vederlo il Matto co' suoi Pievesi quando lì, presso la sponda che abbiamo oltrepassata adesso di Bellano, assalì quattro navi zeppe di soldatoni grandi e grossi che rassembravano torri di ferro, e in meno d'un'ora non ne lasciò uno vivo. I pescatori di Rezzonico, di Dervio, di Menaggio e di tutte le terre d'intorno, accorsi al luogo del combattimento, avevano due giorni dopo tratte dall'acqua una cinquantina d'armature che, sebbene foracchiate e peste qua e là, furono vendute sino a quindici cavallotti l'una; e mi ricordo di più che molti di que' cavallotti li vinsi io a picchetto nell'osteria della Rocca Rusca".
Alle parole del messaggiero di Battista Medici l'aspetto di Falco apparve animato da un sorriso di feroce gioia; il suo spirito guazzava anticipatamente nella strage: "Ah sian rese grazie al cielo, esclamò; ci siamo una volta! Che tutti i cavallotti che hai truffati in tua vita, o mio caro Daniello, ti possano ritornare duplicati nelle tasche senza farti paventare la corda o la ruota, per la buona novella che mi hai data! Si farà finalmente ripassare il filo alle spade e si accenderanno le micie delle bombarde e dei moschetti. Vedi questa lama quant'è offuscata dal sangue e dalla ruggine? (trasse, così dicendo, ed alzò l'uno de' due pugnali che portava infissi nella cintura) Non ti pare che si mostri in grande necessità d'essere arrotata e ripulita? Pure è gran tempo che attendo l'istante di porla alla cote: ora finalmente il giorno è venuto, e voglio farla divenire più tersa e lucente dell'acciaio d'una lorica da parata. Ma dimmi un po', le porte del vostro Castello di Monguzzo sono massiccie e ben foderate? Polvere e ferro ne avete quanto basta per non patire nella disputa coi nemici lo scorno d'essere i primi a tacere?"
"I nostri ponti levatoi [12] sono pesanti e sodi al pari di grosse muraglie, ed abbiamo due sotterranei del Castello ripieni di polvere di zolfo e palle che comperammo dai Veneziani. Però la migliore provvigione pel caso d'assedio venne fatta da me. Con una banda di trenta de' nostri bravi archibugieri mi diedi a girare il paese a dieci miglia d'intorno, e fatti radunare quanti buoi, maiali e pecore ho potuti trovare, li ho spediti al Castello, dove stanno in parte salati e affumicati appesi nei cameroni, e in parte vivi e ben pasciuti nelle stalle per fornirci carne fresca quando i Ducali ci toglieranno d'andare a pranzare colle belle massaie dei siti vicini".
[Nota 12:][ (ritorno) ] È noto che il ponte levatoio rialzato per mezzo delle travi e delle catene che il sostengono, chiude la porta a cui dà ingresso a guisa di battente.