"Anche a noi piacciono i buoni bocconi e le belle massaie, disse Passamonte altro de' compagni di Falco; ma ora ci conviene cangiare il fumo delle vivande con quello delle artiglierie, e gli abbracciamenti dell'amorosa con quelli delle mani di ferro dei nostri nemici".

Così ragionando e remigando insieme giunsero le due barche in vista di Musso. Daniello, che da gran tempo non era quivi stato, "Oh ohe! gridò, guarda, guarda il porto del Castello! che rumore, che chiasso si fa colà su! Ih che selva d'alberi e d'antenne! quante navi si stanno di fuori! le scorribiesse, i battelli e le piatte non si ponno contare: s'io non m'inganno, quel legno più alto ed ampio d'ogni altro, tutto ben dipinto ed adorno, è il Brigantino del signor Castellano?"

"Sì è desso, rispose Falco, e giuocherà tra poco colle barche Comasche a chi s'abbia più dure le costole".

Pervenuti alle muraglie del molo, vennero dalle barche armate in guardia riconosciuti, e quindi lasciati entrare nel Porto, ove procedendo lentamente frammezzo ai numerosissimi navilii, toccata la sponda, balzarono a terra, e s'avviarono alla volta del portone del Castello.

Chi può narrare quanto fosse colà il trambusto, il subbuglio, l'affollamento dei rematori, dei soldati, degli artieri, l'ire il redire sulla strada, ne' moli, dentro e fuori della fortezza, il gridare, lo spingersi, il richiamarsi? Ad ogni istante giungevano nuove barche, e se ne vedevano venire da tutti i punti: si scorgevano per tutto gruppi di soldati ed operai affaccendati in mille guise. Varii di essi con curli e puntelli facevano rotolare verso la sponda grossi cannoni e falconetti di ferro e di bronzo, che altri calavano a stento con corde e cinghie dai gradini del porto e collocavano sopra zattere, appositamente costrutte, che li recavano alle navi, verso cui dirigevansi pure altre picciole barche cariche in parte di sartiame ed altri attrezzi navali, e in parte di barili di polvere, e cassoni di palle, e ferramenti che una mano d'uomini che discendevano dai magazzini della Fortezza portavano a spalle e deponevano alla riva. Tra le grosse navi la sola che stavasi in mezzo al Porto si era il Brigantino, le altre sette, che s'avevano sembianza di vascelli del mare, erano state condotte al di fuori onde non ne stipassero colla loro mole l'interno, impedendo il libero transitare delle navicelle che recavano ad esse gli oggetti d'armamento. Tutte portavano un grand'albero per le vele, s'avevano banchi laterali per i rematori, erano munite di áncora, e sebbene racchiudessero un ponte solo per le artiglierie, portavano otto cannoni da quaranta libbre di palla, che gl'imperfetti metodi delle fusioni di que' tempi, rendevano di peso maggiore di quelli che attualmente hanno un calibro da sessanta.

Ognuna di queste navi aveva allora in faccende tutta la propria ciurma per il caricamento: una parte di questa cogli argani e le gomene era occupata a tirarsi dentro armi, casse, munizioni, levandole dalle zattere e dai battelli che mano mano venivano inviati dal Porto; altri affaticavano a riporle nelle batterie, sui carretti e calarle nella sentina, e i più destri finalmente arrampicati sull'albero e per le antenne, rannodavano le corde, le faceano scorrere per le puleggie, ravvolgevano le vele e disponevano in somma tutto quanto indispensabile riesce al governo spedito e sicuro d'un pesante navilio.

Venivano pure collocate bombarde e colubrine sulle Borbote e sulle Piatte, che erano barche di mezzana dimensione, ma assai basse e quasi a fior d'onda: le scorribiesse, le lancie, i navicelli non importavano lavoro di sorta, poichè non erano destinati che a contenere drappelli di schioppettieri, e di un corpo d'armati creato dal Medici, terribile specialmente nelle guerre sui legni, che si era di guastatori ed incendiarii.

Il Brigantino, opera, come accennammo, quasi maravigliosa dell'arte delle fabbricazioni navali, si stava nelle acque del porto già in tutto allestito e pronto al pari d'un arcionato destriero a slanciarsi nella battaglia. Era desso un legno più ampio ed alto degli altri tutti, ma costruito con sì perfetto disegno, che mostravasi tanto snello all'occhio e leggiero, come lo era sommamente infatti a proporzione di sua mole, che si sarebbe detto nel suo cammino non fendere ma survolare alle onde: unico tra le navi del lago aveva due ordini di batterie, guarnito ognuno di quattro cannoni e quattro colubrine, e portava cento uomini d'armi e trenta rematori; pure, ad onta di tanto carico, era stato fatto con arte sì fina, che ogni soffio d'aria il faceva viaggiare, ed alla mano dei rematori e del pilota obbediva e volteggiava con un'impareggiabile agevolezza. Dei venti e delle tempeste si prendeva giuoco, poichè nel massimo fortuneggiare del lago soleva Gian Giacomo uscire su di esso dal porto di Musso, e dirigersi e pervenire là ove meglio gli andava a grado, con istupore sommo degli abitatori della costiera che accorrevano a contemplarlo. Era sui fianchi dipinto d'un colore rossiccio a bande nere, e sulla prora portava scritto il motto: Domine, salva vigilantes. Conteneva una splendida stanza pel Castellano che ne era il comandante, ed altre adorne camerette pei più distinti capitani che vi salivano seco. Quando usciva a giornata, presso all'albero di mezzo, sul quale spiegavasi il gonfalone Mediceo, erigevasi un altare, al di sopra del quale s'attaccava la campana detta la martinella; quivi dal Parroco del Castello in grand'abiti sacerdotali facevansi continue preghiere onde ottenere dal cielo prosperità e vittoria [13]. Nè una tale pia costumanza, imitata dall'uso del Lombardo Carroccio, era stata da Gian Giacomo stabilita a solo religioso fine: aveva desso calcolato ben anco quanto aumentasse l'ardore dei combattenti, e gli eccitasse in caso di sconfitta a disperata difesa il pensiero di far trionfare e di proteggere un santo segno ed una sacra persona che stavano come palladio nel centro delle schiere.

[Nota 13:][ (ritorno) ] Missalia, Vita di G. G. Med.

Dentro la Fortezza non era chiasso minore del Porto: siccome Dongo, e principalmente Musso, erano ingombre delle truppe del Castellano già tutte chiamate e raccolte dai contadi, dai borghi, dalle rocche ove si stavano alla spezzata, accresciute da bande paesane, in ispecie Pievesi, uomini intrepidi, ed amici del Medici, i capitani, i capi-bandiere, e tutti i condottieri insomma di quelle truppe s'erano recati nel Castello chi per comando di Gian Giacomo, chi per proprie bisogna, e non pochi per curiosità e passatempo. Tutti questi andando su giù per le scale, passando dall'una all'altra Rocca, e spargendosi pei baluardi, pei terrapieni, gridavano, schiamazzavano con infinito rumore. Di essi pochi vestivano l'intera armatura, il maggior numero s'aveva corazza, o giacco di maglia, col resto dell'abito di saio o panno: vedevansi elmi piumati, cappelli a larghe falde, e berretti di cento foggie: colori e forme d'abbigliamenti e d'armi se ne scorgevano d'ogni specie per la molta varietà delle bande di che constava l'armata del possente Castellano.