Quando Falco s'avanzò co' suoi sei compagni verso la gran porta del Castello, gli uomini d'armi che vi stavano a guardia si schierarono al primo vederli ponendosi in atto di vietar loro il passaggio; gente armata d'ogni aspetto ne passava per di là a tutti gl'istanti, ma una mano d'uomini in sì fiera sembianza da masnadieri non se n'era loro giammai offerta. Falco, ponendo il piede sotto la vôlta del portone, s'accorse tosto che il farsigli incontro delle guardie colle alabarde abbassate, e il loro guardare minaccioso era causato dall'inusitata presenza de' suoi; ei s'arrestò senza arretrare però d'un passo, e con un sorriso di sprezzo "Che! esclamò, vi facciamo noi paura? noi poveri montanari vestiti di lana a voi soldati coperti di ferro? Ma paura o no, vi dico che saprei e potrei condurre questi miei camerata sino alla presenza del signor Castellano, il quale son certo non ci farebbe occhio sì torvo come ci fate voi. Però, onde abbiate a rimanervi qui più tranquilli, mi vi recherò da solo, riserbandomi a condurre questi nel Forte, allorchè v'avranno in altro modo persuasi che molti fra quelli che vi entrano liberamente non sono migliori di loro".
Si volse quindi a' suoi che, fermatisi in semicerchio dietro a lui cogli archibugi calati a mezza persona, mostravano nel volto e nell'atteggiamento la capacità e la pronta disposizione ad eseguirne ogni cenno per qualsiasi arrischiato colpo, e guardatili colla fiducia d'un'antica intelligenza: "Andate, disse con fermo accento, ma orecchio alla chiamata; e non perdete la mia barca di vista".
Parve che que' sei sparissero, tanto fu la prontezza con cui, obbedendo a quegli che tenevano per loro capo, s'allontanarono di là, frammischiandosi alla folla di gente che ingombrava il porto. Le guardie rimasero attonite a tal fatto, e deposte le alabarde diedero facoltà a Falco di entrare nella Fortezza, il che egli fece raggiungendo Daniello Perego che l'aveva frattanto preceduto. Pervenuti al Forte di Gian Giacomo, il messaggiero di Battista Medici dovette spiegare al Capitano che ne guardava l'ingresso chi fosse ed a che venisse, e quindi fu diretto alle stanze del Castellano; e Falco, riconosciuto e salutato qual Comandante, venne condotto, come n'espresse il desiderio, ove trovavasi Gabriele, che era nella sala d'armi del Forte dove stavano raccolti quasi tutti i capitani.
Il giovinetto Medici, scorto che s'ebbe appena il suo liberatore, il guerriero montanaro di Nesso, gelò tutto, indi arrossì per un palpito secreto di contento: gli corse incontro e l'abbracciò con tal atto affettuoso e riservato ad un tempo, che appalesava un sentimento d'amore e di rispetto maggiore assai di quello inspirato dalla semplice confidenziale amicizia che esistere poteva tra loro. "Quando è utile o desiderata la tua presenza, gli disse, si è certi allora che tu giungi, o mio Falco; qui pensavamo con premura a te, perchè se più tardavi eri il solo dei Comandanti di nave che fosse mancato alla pubblicazione degli ordini che tra poco sarà fatta da Gian Giacomo per una generale fazione".
"I preparativi che avrai veduto farsi, disse il Mandello accostandosi con varii altri al soppraggiunto Falco, i molti uomini in cui ti sarai scontrato, ti avranno fatto accorto che attendiamo in queste acque una visita dei Ducali; ma che dico? tu devi saperne le novelle più fresche di noi perchè vieni di giù verso Como?" "Io le so recentissime in fatti (rispose Falco, e tutti l'accerchiarono bramosi in parte di mirare d'appresso quel celebrato pirata, e in parte d'udire ciò che avesse di nuovo a narrare), ma le ascolterete tra poco anche voi tutti più estesamente che da me, perchè sono pervenute nella Fortezza con lettere che ora si stanno nelle mani del signor Castellano".
"Dimmi Falco, gli chiese con istanza Gabriele, tramutata in fierezza la dolce espressione del viso, sai tu se Alessandro Gonzaga sarà il condottiero dei nostri nemici? Una vittoria ov'ei non vi fosse mi sarebbe dolorosa al pari d'una sconfitta".
"Il loro ammiraglio sarà il signor Gonzaga senza alcun dubbio, rispose Falco, poichè nessun altro capitano hanno i Ducali che valga più di lui a sostenerne l'impegno".
"È vero, entrò dicendo Lodovico Bologna, che debbono essere in sì gran numero, che per ciascuno di noi vi saranno dieci di loro?"
"Eh te le danno a credere grosse, si fece a rispondergli Domenico Matto: quanti vuoi tu che siano, se non hanno che da sedici a dieciotto navi da poter salire? A piedi per il lago non crederai che ci possano venire; per i monti non v'è passaggio: dunque se fosse giunto a Como anche l'esercito del Soldano, potrebbe starsene là a scalcinare le pietre del Baradello, poichè più di due migliaia di loro, a dirne assai, non ponno oltrepassare Bellaggio".
"Così avvenisse, parlò Falco, che non solo l'armata di Como, ma tutti quanti sono i nemici avessero facoltà di salire sulla flotta, che almeno distruggendola compiutamente non vedremmo più alcuno di quella razza scellerata a comparire su queste sponde; ma credo che molti di loro, invece di attenderci sulle acque, se ne andranno a molestare quei che si stanno a Monguzzo ed a Lecco".