Fremettero a tal vista i Mussiani, ardendo di vendicare que' loro compagni; ma il Medici non sgomentossi punto, che lieve stimò la perdita di quelle barche minori a fronte del grave periglio in cui sarebbe incorsa tutta la sua flotta s'egli l'avesse fatta accostare a quel colle, ciò che poteva facilmente avvenire, giacchè avendo desso avuta cognizione che il piano dei nemici si era d'assalirlo più prossimamente al Castello che fosse loro possibile, non aveva nè saputo nè calcolato che il promontorio bellaggiano verrebbe da artiglierie munito.

Senza frapporre indugio fece dare i segnali all'antiguardo onde uscisse ad attaccare l'ala sinistra ducale, ed a tutta la linea, onde s'obbliquasse accennando verso l'ala medesima per costringere in tal modo l'inimico ad allontanarsi colla sua ala destra dalle difese del colle. Le navi il Busto di ferro, la Salvatrice e l'Indomabile, seguite dalle scorribiesse e dai battelli di guastatori ed incendiarii, che costituivano l'antiguardo, s'avanzarono a grandi spinte contro il nemico, traendo unitamente con tutte le artiglierie.

Il Gonzaga credette da principio poter respingere l'antiguardo, rimanendo nella sua primiera posizione, perchè essendo superiore in numero di grosse navi, pensava potersi ciò eseguire senza scorciare di molto la propria linea. Ma tale suo divisamento non ebbe effetto, perchè quelle navi scagliavano con tanta furia e prontezza, che le ducali non valevano a rigettarle: onde il loro ammiraglio si vide sforzato ad ordinare il movimento progressivo di tutti i suoi legni anche dell'ala destra, abbandonando così la prossimità del colle, e facendo diventare universale quel combattimento.

Al rimbombo generale delle artiglierie rintronarono i monti, e quell'immenso fragore salendo di vetta in vetta, destò gli echi più sommi dei giganteschi Legnoni non usi a rispondere che ai muggiti del tuono. In pochi momenti un densissimo fumo ricoprì le due armate, stendendosi come vasta nube, fuori della quale apparivano qua e là le estremità degli alberi sormontati dagli ondeggianti vessilli.

Lampi spessissimi di fuoco seguentesi incrociantesi squarciavano il seno a quella nube e la rendevano più fitta e vorticosa: tra il tuonare assordante delle bombarde s'udiva il rumoreggiare incessante minuto degli archibugi, e veniva anche all'orecchio il tintinnare della campana del Brigantino e lo stormire dei tamburi ducali. Sempre più rinserrando s'andavano le linee, e la pugna facevasi maggiormente terribile e micidiale. Alle clamorose grida che d'ambe le parti davano eccitamento al distruggere, all'uccidere, alle voci d'imprecazione, di minaccia, si frammischiavano i gemiti, i lamenti, le invocazioni pressanti di soccorso dei feriti e di quelli che perigliavano naufragio.

Nell'impeto primo dell'assalto le navi ducali urtando in molte delle navicelle mussiane che s'erano spinte avanti, varie ne rovesciarono, altre ne resero malconcie e le costrinsero presso che tutte a trarsi addietro; ma allorquando i grossi legni del Medici, con un fuoco ben nutrito e continuo di bombarde e falconetti, fecero rallentare quella foga nemica, le barche minori vogarono di nuovo alla presa, e cacciatesi sotto i bordi delle navi comasche, in parte schermendosi, in parte non curando arditi la grandine di palle che era fatta su di esse cadere, i guastatori, martellando colle scuri e le mazze, incominciarono l'opera del tagliare, rompere, divellere le tavole di che ne erano contesti i fianchi, e gli incendiarii del gettare per entro agli squarciati seni fiaccole accese, fasci di stoppie impegolate, lane intinte nelle rage e nell'olio, cui avevano dapprima appiccato il fuoco. Per effetto di tale tremendo lavoro, innanzi che fosse trascorsa un'ora da che durava il conflitto, si vide manifestarsi l'incendio su due delle navi ducali, l'una del centro e l'altra dell'ala destra. Dietro neri globi di fumo si manifestarono in esse le fiamme uscenti da pria come lingue lambenti dalle aperture praticate nei fianchi, e impossessandosi poscia del cassero e di tutto il ponte, salirono pei cordaggi alle vele volteggiando nell'aria rosse, elevate, tramandando con immense scintille un fosco chiarore. Le navi che trovavansi vicine a quelle che ardevano, fecero forza di remi per allontanarsene, paventando che lo scoppio che doveva necessariamente susseguitare, dardeggiando fiamme e tizzi all'intorno, comunicasse loro l'incendio. Non andò molto infatti che la nave che abbruciava nel centro, da cui s'era appena scostato col suo legno l'ammiraglio Gonzaga, con immenso fragore spezzandosi, slanciò a considerevole altezza e distanza, fra tronche membra d'uomini, frantumi ardenti e scheggie d'armi e ferri arroventati, che ricadendo frizzando nell'acqua si spensero: così avvenne dell'altra allo stremo dell'ala destra della schiera.

Questo fatto ruppe interamente le ordinanze della flotta ducale; per cui deviando ogni nave dalla linea in cui era stata primamente disposta, si spinse più d'appresso alle mussiane. Si formarono per tal modo impensatamente due distinti gruppi di combattimento, l'uno assai dentro il lago nello spazio da Varenna a Bellaggio, ed era tra l'ala destra e parte del centro coll'Ammiraglio ducale contro quattro navi, il Brigantino e le seguitanti barche del Castellano; e l'altro verso la sponda di Menaggio tra l'antiguardo mediceo e l'ala sinistra col rimanente del centro nemico. L'ardore della battaglia che era sminuito al momento dell'orrendo spettacolo dello incenerirsi delle navi comasche, rinvigorì più calorosamente.

La Salvatrice, comandata da Falco, presa di mezzo da due navi nemiche, fulminava da poggia e da orza con una furia indicibile. Gli uomini d'armi che erano al suo bordo, traevano degli archibugi con celerità e destrezza somma, non però in sì perfetta guisa da stare a fronte ai sei pirati ed al battagliero montanaro di Nesso loro capo, poichè a ciascuna delle vicine scariche dei loro moschetti sette nemici immancabilmente cadevano.

Gabriele colla sua Indomabile, dopo avere fatti prodigi di valore a fianco alla Salvatrice, ne era stato disgiunto dall'impeto di una nave nemica, che spintolo al largo il tempestava aspramente, uccidendo e ferendo alquanti de' suoi; egli non ripostò sulle prime che con fuoco minuto, ordinando si ponessero forzate cariche in tutte le bombarde, di cui fece inclinare alcun poco le bocche. Quando fu ciò eseguito, appressatosi quasi bordo a bordo alla nave ducale, comandò si traesse pria da un fianco e poscia, girata la nave, dall'altro. Diè l'Indomabile due sì perigliosi trabalzi a quei tremendi simultanei colpi, che se non fosse stata con fina arte costrutta, sarebbonsi al certo le sue travi sconnesse: il legno nemico, colto sì prossimamente da grosse palle nelle sue opere vive, squarciandosi a fior d'acqua aprì l'adito in cento parti alle agitate onde d'entrarvi, dal cui peso investito cominciò tostamente inclinando a calare. La ciurma e i guerrieri che il montavano, cessato ogni fuoco, si diedero tutti all'opera per riaversi gridando aita e soccorso; ma fu invano, perchè essendo le artiglierie incatenate ai bordi, pria che avessero campo di rovesciarle nel lago per alleggerire la nave, tutto il corpo di questa era già sotto l'acqua, e i miseri naufraghi gettando l'ultimo grido s'inabissarono con essa, e fra loro solo chi non era dal peso delle armi impedito potè trovare salvezza guadagnando a nuoto le sponde. Gabriele, tocco in cuore a quella vista, fe' cessare l'eccidio che dei nuotanti facevano i suoi moschettieri, e spinta l'Indomabile sulle onde stesse che ricoprirono gli affondati ducali, corse a portare rinforzo al Busto-di-ferro.

Circondato questi da quattro navi nemiche, travagliava faticosamente a difendersi in ispecial modo da prora, ove il martellava la squadra comandata dal castigliano Enrico Nedena, che sconquassate quante borbote, piatte e barche minori scortavano e facevano scudo a quel legno che capitanava l'antiguardo, voleva a forza impossessarsene e condurlo prigioniero. Il comandante Borserio aveva pugnato con portentosa avvedutezza e coraggio, ma tutto l'ardir suo e la bravura non erano stati bastevoli a sottrarlo al riboccante numero degli assalitori che da quattro parti il bersagliavano: le sue bombarde erano smontate, l'albero infranto, spezzati i banchi dei rematori, spezzato il timone, tutto il ponte pieno di moribondi e d'uccisi, per cui i lacerati fianchi del Busto-di-ferro grondavano sangue. Il Borserio, benchè ferito in più parti, animando colla voce quello spizzico rimastogli de' suoi, ruotando disperatamente la spada teneva lontani ciò non per tanto i Ducali, che, gettati dalle loro navi i roncigli, tentavano di venire all'arrembaggio. L'arrivo colà dell'Indomabile fece sospendere quell'intrapresa, poichè i nemici si rivolsero tuonando contro di essa.