Aveva Falco nel frattempo colla sua Salvatrice sì guasta e rotta una delle navi nemiche che gli erano venute d'intorno, che trovossi costretta a si ritrarre per salvarsi alla spiaggia; la seconda, assai sminuita di combattenti, vedutasi sola contro quella formidabile nave, se ne era staccata, e volgeva precipitosa a raggiungere il grosso della flotta. Cessato così il combattere per la Salvatrice, e dissipatosi il fumo che la cingeva, Falco e tutti i suoi guerrieri, mentre la ciurma gettava in acqua i morti e recava i feriti sottoponte, anelanti per la lunga sostenuta fatica, rifiatarono, rimanendo inerti, appoggiati ai loro moschetti, a mirare d'intorno la scena della battaglia.

Non spirava soffio d'aria, pure il lago ondulava agitato per i moti di tante navi che quivi procedevano, s'urtavano, retrocedevano: vedevansi sornuotare per tutte quelle acque frantumi di barche, pezzi di tavole carbonizzate, pennacchi, cappelli e lembi di sopravveste: l'intero orizzonte era oscurato dal fumo che si stendeva in forma d'un gran cerchio cinericcio intorno al luogo della battaglia, e veniva aumentato verso levante dai vortici che continui s'alzavano, ove stando in lotta col maggior numero delle loro navi i due sommi condottieri delle flotte si fulminavano incessantemente colle artiglierie. A mezza portata di bombarda dalla Salvatrice vedevasi combattere accanitamente quel branco di legni fra cui stava il Busto-di-ferro, e contro le quali aveva fatta rivolgere la sua prora Gabriele. Il fragore della scarica fatta dai Ducali contro l'Indomabile e la risposta subitanea di questa, scossero Falco da quel momentaneo riposo a cui si era abbandonato, onde alzato il suo moschetto gridò: "Presto, mano all'opera, che il più bello del giuoco sta ora per incominciare. Di camicioni rossi e di quei di Spagna ne abbiamo già mandati all'inferno un buon numero, ma ne potevamo spedire di più se quei vigliacchi non si fossero posti in ispavento per quattro parole un po' risentite che loro dissero le nostre bocche da fuoco, Vedeste come gli uni si sono trascinati a terra, e gli altri se ne andarono frettolosi al pari d'un volo di anitre selvatiche alla vista del cacciatore? Or via ricarichiamo gli archibugi e le bombarde, giù tutti i remi, e corriamo a ripetere noi pure il saluto che venne dato sì bruscamente dal signor Gabriele alle bandiere della biscia. Quel giovine capitano ha pugnato come un leone qui accanto a noi; ora che vuol combattere da solo non mostrerà meno terribili i suoi denti al nemico". "Pochi istanti sono, disse uno dei soldati della Salvatrice, esso ha misurato un colpo sì giusto da degradarne la più vecchia barba di comandante di tutte le flotte del mondo, giacchè con una scarica sola sbrigò per sempre gli uomini e la nave che lo avevano staccato da noi. Se voi, Capitano, non eravate da prora avvolto nel fumo, avreste potuto vedere, come scórsi io da poppa, tutto quel barcone seppellirsi bello e intiero sotto le acque".

"È vero (aggiunse Trincone mentre caricava il moschetto, stando cogli altri compagni pirati in ischiera attorno a Falco), l'ho veduto anch'io: pareva che i demonii se la tirassero all'ingiù colle catene. Oh sarebbe pure stata la mala cosa se ad un giovine di tanto valore avessero tagliata la testa sulla piazza di Como, ciò che avveniva di certo se non eravamo noi a toglierlo a coloro là dalle mani, quella notte che Grampo restò ferito mortalmente!"

"Guarda, esclamò Falco, qual compenso dà loro per quella minaccia: odi che strepito fanno i Ducali intorno a lui; ma la sua Indomabile vomita fuoco come un drago di sette teste. Bravo, mio signor Gabriele, continuate in tal modo ancora un momento e veniamo noi pure a darvi mano. Attenti, camerata... pronti i moschetti... appuntate le bombarde... ci hanno veduti... fanno fuoco... Coraggio!.. non è saltata che una scheggia del bordo... rispondiamo... fuoco intiero".

La Salvatrice gittò da orza a mezza tratta d'archibugio dal nemico, ripostando ad una sua fiancata, indi correndo innanzi mentre ricaricava, fulminò da poggia la nave del Nedena, che si trovava essere a più giusto tiro, guastandola nella chilia e negli ormeggi. Il sopraggiungere di questo nuovo legno mussiano parve facesse scemare nei Ducali gran parte del loro ardire, poichè si videro rinunciare al progetto d'impossessarsi del Busto-di-ferro, cominciando il Nedena a staccarsene dalla prora e tirarsi al largo, il che fu tosto eseguito pure dalle altre sue navi, per cui la mischia cessò dall'essere tanto accanita. Datosi luogo dai legni ducali, mentre l'Indomabile sosteneva il combattimento da lungi contro di esse, la Salvatrice accostossi al Busto-di ferro; non offriva esso più che l'informe aspetto d'un ammasso di tavole e travi frantumate e ridotte a scheggie, frammiste a cadaveri detroncati, ad armi, a pezzi di vela e di cordaggi anneriti dal fumo e semi-arsi. Il valoroso Borserio, perduto l'elmo, perduta la spada, coperto di ferite e pressochè esangue, giaceva steso sulla prora di quella sua fracassata nave sul corpo de' guerrieri che ultimi avevano combattuto al suo fianco. Falco ordinò a quattro de' suoi salissero su quel legno, e trasportassero a bordo della Salvatrice il Capitano e gli altri guerrieri che davano ancora segno di vita. Il Borserio appena fu deposto sul ponte mandò alcuni inarticolati accenti e spirò, con grave cordoglio di Falco e de' suoi soldati che lo estimavano prode guerriero e valentissimo comandante di nave: esso, a differenza degli altri uccisi che erano gettati nelle onde, venne calato sottocoperta, dove furono collocati i feriti d'entrambi i legni.

Il trarre delle artiglierie che s'era intanto proseguito tra l'Indomabile e le quattro ducali, cessò ad un tratto dalla parte di queste, perchè diedero i remi all'acque per accostarsi all'altre loro navi. Tale mossa fu cagionata da un lume che si mirò splendere elevato in mezzo al fumo ove stavasi il grosso della flotta combattente, ed era un segnale fatto sulla gabbia dell'albero dell'ammiraglio per chiamare d'appresso tutti i suoi legni. L'Indomabile tenne loro dietro, la seguì pure la Salvatrice, abbandonando all'arbitrio delle onde il lacerato e inconducibile Busto-di-ferro.

Il lungo e furioso durare della pugna là dove trovavasi il Gonzaga a fronte di Gian Giacomo Medici, aveva quasi esaurite le munizioni da guerra, e rese roventi ed inservibili un gran numero di grosse armi da fuoco, per cui il fulminare delle artiglierie era diminuito d'assai, il che si comprendeva ben anco dalla minore densità del fumo attraverso il quale potevasi omai distinguere la duplice fila delle pugnanti navi. Cinque erano stati i grandi legni mussiani, annoveratovi il brigantino, che avevano sostenuto quel combattimento contro dieci dei ducali; ma siccome la gran quantità delle barche sottili che si stava coi primi per l'agevolezza dell'accorrere, del volteggiare, guastava, ardeva e danneggiava in mille modi il navilio nemico, e siccome la perizia del combattere navalmente, e la perfezione delle armi e delle barche era maggiore dal lato del Castellano, così delle due flotte quella che si trovava meno guasta e meno di morti e feriti ripiena era la sua. Il segnale dato dal Gonzaga onde chiamarsi vicini i suoi legni discosti era stato appunto determinato dal periglio ch'ei vedeva ognor crescente di dover cedere il campo all'inimico. Era riuscito agli incendiarii del Medici d'appiccare per la terza volta il fuoco ad una nave della linea ducale; le bombarde del brigantino ne avevano sì malconcie due altre, che rese inabili ad avanzarsi ed a retrocedere, minacciavano ad ogni istante di andare a picco: una quarta, che nell'inseguire alcune piatte appressossi agli scogli di Varenna, aveva ricevuto dalle artiglierie quivi collocate dal Gatto un trattamento eguale a quello fatto alle barche medicee dai bombardieri spagnuoli trincierati nascostamente sul colle di Bellaggio.

Non è però a dirsi che il navilio mussiano si trovasse incolume ed intero: delle barche sottili una metà era perita rovesciata dalle palle o dagli urti dei legni ducali: delle grosse navi, oltre la perdita del Busto-di-ferro; la Donghese, comandata da Domenico Matto, per essersi cacciata più volte assai d'appresso al nemico, n'aveva riportati tali guasti, che movevasi a stento; e il Sant'Ambrogio, vedeasi casso dell'albero, la cui caduta era stata causa di morte a Romeo Casanova comandante di esso.

Quando le quattro navi ducali che avevano sostenuto il conflitto contro l'antiguardo si furono raccozzate al rimanente della flotta, l'ammiraglio Gonzaga per togliere al nemico il vantaggio delle artiglierie, che, sebbene scemate ne' colpi, molta strage e danno gli recavano ancora, e vedendosi superiore tuttavia in numero di navi e d'uomini, disperando d'ottenere la vittoria altrimenti che con un colpo decisivo, comandò a' suoi legni si spingessero tutti contro i Mussiani serrandoli d'appresso per venire all'arrembaggio. Gian Giacomo tentò evitare l'effetto di tale movimento dell'inimico, ma non ne ebbe il campo, perchè le dieci navi che rimanevano ai Ducali obbedirono sì prontamente ai comandi del loro ammiraglio, che in un battere di ciglia le mussiane si trovarono avviluppate ed investite da esse. Il brigantino fu circuíto dall'Ammiraglio e dal Nedena, e così vennero assaliti da due navi comasche ciascuno degli altri quattro legni mussiani. Rinserratosi in tal modo il combattimento, fu forza ad ambe le parti abbandonare interamente l'uso delle bombarde, e non s'udì più che lo sparo della moschetteria, non come innanzi ad unite e strepitose scariche, ma disordinatamente susseguito. Mano mano che le navi s'attaccavano bordo a bordo, frammischiavasi a quel rumoreggiare degli archibugi un ribattersi di spade e di scuri che s'incontravano e si ripercuotevano, un gridare, un inveire più aspro e clamoroso.

I guerrieri del brigantino si divisero prontamente in due squadre: una stando a sinistra, comandata dal Mandello, teneva lontani gli uomini del Nedena; e l'altra postasi a destra, avendo a capo Gian Giacomo, ributtava la squadra dell'Ammiraglio. Il Pellicione, balzato giù dal brigantino in una scorribiessa, radunate tutte le navi minori, le distinse in drappelli e le spinse ad assalire le navi ducali, ordinando ai più risoluti d'arrampicarvisi dai fianchi onde prendere i soldati di schiena mentre tentavano penetrare in quelle di Musso: esso medesimo ne diè pel primo l'esempio, poichè, impugnata una scure, montò con venti guastatori sulla nave comasca che da orza lottava fieramente col Sant'Ambrogio, le cui genti avendo perduto il capitano pericolavano di cedere, piombò sui Ducali e fecesi strada a passare a quella nave, i di cui soldati animati dalla sua presenza e dalla sua voce, sostennero vigorosamente l'assalto.