Allorchè il Castellano si fu nel tempio, i Sacerdoti intuonarono alcuni canti Davidici, a cui tutti gli astanti risposero in coro: indi gli Avviatori della processione fecero sfilare al di fuori, secondo i gradi e la dignità, le compagnie, i frati, i preti, indi Gian Giacomo a capo de' suoi Capitani, poscia i soldati e quindi tutto il popolo d'ambo i sessi. La sacra comitiva s'avviò alla Chiesuola del lido, in cui erano stati depositati i cadaveri dei capitani Borserio e Romeo Casanova, i quali posti in cassa e coperti da ricchi strati vennero levati a spalle da sei soldati, e portati alla Cattedrale dopo una lunga circonflessione dei seguitanti sulla spiaggia, perchè il Castellano volle che quel funebre corteo passasse innanzi alla casa posta poco fuori di Musso, nella quale stavano le sue sorelle Margherita e Clara colle cugine Lucia e Cecilia Sarbelloni, che con alcune matrone milanesi menavano quivi una così severa vita da farle credere soggette all'austerità d'una regola o d'un voto, e non persone libere e secolari siccome esse erano. Uscirono queste nobili donzelle esse pure dalla loro abitazione coperte da fitti veli, e si posero in coda al convoglio entrando in San-Biagio, ove il popolo, che le stimava e riveriva altamente per l'esemplarità dei costumi e la consanguineità col Castellano, benchè stipato oltremodo, fece largo comprimendosi onde lasciare che liberamente si recassero al luogo consueto ad esse prefisso. Deposte sul catafalco l'arche contenenti le mortali spoglie dei due guerrieri, e collocatosi Gian Giacomo in apposita adorna scranna, intorno a cui eranvi quelle de' suoi fratelli Agosto e Gabriele, del Sarbellone, di Volfango d'Altemps, del Pellicione e del Mandello, si diede principio alla solenne funebre messa, giunta la quale alla lezione degli evangelii venne sospesa, ed adagiatisi i Sacerdoti, il Cancelliere Tanaglia salito in eminente posto, non senza qualche veemente batticuore, poichè in quel momento la sua audacia l'aveva abbandonato, fattosi universale silenzio, si diede a recitare con voce cattedratica e un po' nasale il preparato funerale elogio.

Non aveva di certo la sua orazione un nobile incominciamento al pari di quella che venne poco dopo scritta da monsignor Giovanni Della Casa per Carlo Quinto, che così principia: Siccome noi veggiamo intervenire alcuna volta, Sacra Maestà, che quando o cometa o altra nuova luce è apparita nell'aria, il più delle genti rivolte al cielo ecc., la quale orazione non vi sarà alcuno fra' miei lettori (parlo di quelli che sedettero il loro buon paio d'anni sulle panche della rettorica), il quale non l'abbia udita magnificare altamente, e forse senza prendersi poi cura, vedete negligenza! di ponderarla colla dovuta gravità da capo a fondo. Non si potrebbe asserire però che il dire di Maestro Lucio fosse affatto palustre, giacchè oltre la naturale facondia aveva avuto campo di formarsi su ottimi modelli, poichè di que' tempi le belle lettere in Milano s'avevano molti e valenti coltivatori. L'eloquenza era più che mai in fiore, siccome lo prova patentemente un libro impresso in quell'epoca che ha per titolo: Breve tractato de portare il scuffiere sotto la beretta con gratia ed legiadria, composto per me Bernardino Rocca [14]: nè la poesia tenne mai più elevato seggio, poichè il prete Francesco Tanzio, in una sua prefazione ai componimenti dell'arguto et faceto poeta Belinzone dedicati al duca Lodovico Sforza, dovette dire: Che io credo non solo la Cantarana et il Nirone, ma tutti dui i navilii siano diventati de l'acqua di Parnasso [15].

[Nota 14:][ (ritorno) ] Prato.

[Nota 15:][ (ritorno) ] Cantarana e Nirone, o Nilone, così chiamavansi due fosse interne della città, dall'ultima delle quali prese nome una contrada detta tuttora Nirone di San-Francesco, ed è vicina al luogo ove sorgevano la chiesa ed il monastero dedicati a tal santo, ora cangiati in una magnifica caserma.

Pronunciata dal cancelliere l'orazione funebre, venne continuata la celebrazione della messa, terminata la quale fra i canti sacri alla pace degli estinti, si tolsero dal catafalco le bare, ed aperto il sepolcro, che era prossimo ai gradini dell'ara maggiore, vennero in esso calate e chiusevi col pesante cippo: uscirono poscia tutti dalla chiesa attendendo ansiosi quel prossimo dì, in cui un gaio e festevole convegno doveva compensare i tristi ma doverosi e solenni ufficii di quel giorno.

Falco ritornato alla sua rupe mandò i suoi compagni sulle sponde destra e sinistra del lago al di qua di Bellaggio, ordinando loro, ed in ispecie al Negretto il Tornasco, di recarsi in tutte le terre prossime alla spiaggia a spiare se vi fossero rimasi in esse camicioni rossi, come ei diceva, ossiano soldati ducali, e quindi recargliene le nuove il domane in Nesso, ove egli giunto salì bentosto al proprio casolare. La di lui inaspettata comparsa portò somma contentezza all'anima di Orsola e di Rina, che da tre giorni stavano fra la paura e l'angoscia, poichè avendo desse veduto con somma loro sorpresa e spavento passare per quelle acque la numerosa flotta Ducale, e udito il lontano rimbombo e confuse narrative della battaglia datasi presso Bellaggio, non che dell'immensa strage d'ambe le parti ivi commessa, tremavano che Falco, avendovi avuta necessaria parte, non vi fosse rimasto ferito, o prigioniero, o ben anco ucciso. L'ardito guerriero montanaro rimproverò loro que' dubbii e quelle paure, siccome effetto di debole animo femminile, e ripetè per rianimarle in somiglianti casi la massima assai divulgata in quella pregiudicata ignoranza di tempi, e a lui fatta cara e probabile dal trascelto periglioso modo di menare la vita, che, cioè, a ciascuno era prefisso dalla propria costellazione o pianeta il fatale momento, e che alle umane forze non era dato nè anticiparlo nè evitarlo, ed essere quindi vano ogni studio di precauzione e difesa, ed inutile l'angosciarsene. "Per ciò, diceva, vuotando una tazza e prendendo il suo moschetto per ripulirne gli ordigni da fuoco, per ciò anche il povero Guazzo ha seguíto il figlio della vecchia Comare di Palanzo all'altro mondo, mentre io che esposi la testa ed il petto a dugento palle più di lui non ho avuto ben anco la più piccola graffiatura".

"Ne sia ringraziato il Santo Crocifisso! (disse Orsola non istraniera in tutto al fatalismo adottato dal marito, ma la cui molta sensibilità la rendeva incapace dell'apatia che esso voleva ispirarle per farla tranquilla) e possa sempre avvenire così sinchè io sono in vita, e sin che questa nostra figlia non abbia trovata una casa ed il braccio d'un uomo che come il tuo la difenda e sostenga".

Falco a tali detti della moglie, che coincidevano perfettamente co' suoi pensieri, lasciò cadersi a piedi il moschetto, alzò commosso lo sguardo sulla figlia, e tra intenerito e sdegnoso "Per l'anima di mio padre, esclamò, che io dovessi essere pascolo dei pesci o dei vermi pria che questa fanciulla si stesse in un abituro posto frammezzo agli uomini e custodita dai lupi e dai nemici meglio che qui non sia?--No, non sarà.--Ti cercherò io un asilo in luogo tale che si dovranno sfasciare mura e porte di ferro anzichè vi regnino quelli che potrebbero per odio mio godere nel tormentarti".

La sua mente volgevasi nel così parlare al già concepito progetto d'abbandonare la rupe per istabilire sua dimora in Musso, e questa idea richiamógli alla memoria la parola data di quivi condurre le sue donne ond'essere spettatrici delle feste, e parvegli tornasse assai opportuna la loro presenza al suo divisamento. Raccontò quindi ad esse gli eventi e l'esito felice della guerra, soggiungendo che dovendosi per tale prospero successo dare in Musso pubblico spettacolo, aveva divisato che v'avessero ad intervenire, e si disponessero a partire all'alba della posdomane. Tale proposta recò non poco stupore ed imbarazzo ad Orsola, che da molti anni usata a non staccarsi da quel casolare della rupe se non per recarsi alla chiesa di Nesso, alle Terre ed agli abituri delle montagne vicine, ignorava quasi cosa si fossero pubblici spettacoli, specialmente col concorso di uomini ricchi e possenti, come ve ne aveva allora in sì gran numero a Musso; però la brama di seguitare il marito e di conoscere que' luoghi e quelle persone di cui Falco soleva sì frequentemente intrattenerla, le fecero caro quell'invito e sollecita d'acconsentirvi.

Rina a quell'annunzio avea mirata in volto la madre collo sguardo attento, interrogante, di chi udendo cosa straordinaria e nuova, ne chiede conferma a quegli in cui per costume ha intiera fidanza: quando vide la madre dopo un istante di titubamento alzare gli occhi ver' lei con certa espressione di compiacenza, quasi dir volesse che assecondava volenterosa le richieste del marito, ella abbassò i suoi al terreno, suffuse le guancie di un vivo rossore. Il pensiero di rivedere l'oggetto di sue arcane speranze, l'oggetto ch'ella s'aveva sempre presente come l'immagine d'un sogno prediletto che si conosce non potere diventar mai vivo e reale, ma che pure forma la soavità della vita; il convincimento di rinovare quella dolcissima impressione d'un sentimento che, sebbene vago, indefinito, era tutto per lei, abbenchè non le facesse ancor presentire l'appassionamento più positivo, direbbesi, e concreto che nasce dalla lunga contemplazione e dal consorzio dell'essere amato: tutte queste cose scossero l'anima di Rina in sì fatto modo, ch'ella sarebbesi per l'eccesso della gioia slanciata nel seno del padre e della madre sua, se la natura stessa di que' pensieri timidi e peritosi fattala temente di disvelarli, non l'avesse rattenuta e resa muta ed immobile.