Il giorno seguente Falco discese a Nesso, e quivi ritrovati i suoi compagni, seppe da loro che in nessuna delle Terre o dei borghi d'entrambe le sponde del lago i Ducali avevano lasciati presidii, e che anzi que' drappelli e spizzichi di soldati nemici che vi stavano dapprima, udito l'esito della battaglia, temendo di cadere nelle mani del Castellano, s'erano affrettati o pei sentieri del lido o nelle navi a ritornarsene a Como. Avute queste novelle, Falco comandò a due di loro si trovassero allo spuntare del dì venturo ai piedi della sua rupe colla sua barca perchè voleva recarsi a Musso.
All'alba infatti del nuovo giorno Orsola e Rina assettate convenevolmente alla loro foggia le chiome, e indossate le vesti che s'avevano più splendide, chiuso diligentemente il loro casolare, discesero con Falco al lago, ed ivi si posero nel navicello guidato dal Trincone e dal Tornasco, sostituito da Falco per remigante all'estinto Guazzo. Pervenuta la loro barca nelle acque di Bellaggio, Falco ed i rematori indicarono alle donne il luogo della battaglia, distinguendo i siti ove erano accaduti i principali avvenimenti del conflitto sulle navi, i di cui resti erano già stati dalle onde dispersi, gettati al lido, o raccolti dai naviganti e dai pescatori.
"Là, disse Falco accennando col dito verso il promontorio, là le nostre borbote s'ebbero il primo ruvido saluto dalle bombarde che i Ducali postarono sulla collina: qui incominciò l'attacco, e qui, ti sovvieni Trincone, l'Indomabile e la Salvatrice mandarono a lavarsi nelle acque non pochi di quegli sporchi camiciotti rossi: qui il bravo capitano Borserio lasciò la vita con tutti i prodi che montavano il Busto di ferro: là combatteva Gian Giacomo, là fu preso il Nedena, e un poco più in giù il signor Gabriele saltò nella nave dell'ammiraglio Gonzaga. Quanto mi sarebbe doluto se non avessi potuto giungere a tempo di trarlo d'impaccio! Appena fu sbarazzato da quelli che il serravano d'appresso, ei mi cadde nelle braccia bianco, od Orsola, come la tela di tue maniche, e sfinito in tutto di forze: che valente giovine! quanto si dimostrò coraggioso! ei non cessò mai dal combattere sin che la giornata non fu vinta, ed egli stesso, a dirla vera, fu che la vinse, poichè esso fu quello che uccise il Gonzaga, e fu dietro suo ordine ch'io ti comandai, o Tornasco, di salire l'albero della nave, e calare la bandiera ammiraglia".
"Sì è vero, rispose il Tornasco, mi ricordo quand'egli te lo disse, ed io e il Sordo montammo rapidamente per le scale di corda a porre le mani addosso a quel bastardo d'un biscione d'argento [16] che sventolava là in alto con in bocca un uomo, come se indicasse di voler fare un boccone anche di noi".
[Nota 16:][ (ritorno) ] Allude allo stemma Visconti che si vedeva negli stendardi sforzeschi.
Orsola udiva ammirata tali e più estesi parlari intorno alla zuffa, prendendovi però in cuor suo pochissimo interessamento, poichè alla fin fine pensava dessa gliene era uscito salvo il marito, e tanto a lei bastava; ma così non avveniva di Rina, a cui que' racconti facevano ora agghiacciare, or ardere il sangue, poichè le parole, l'espressivo gestire del padre e la propria fervente fantasia le mettevano innanzi quadri veri e vivi che le agitavano ogni fibra del cuore. Poco innanzi il finire del loro navigare diede diverso e più dolce e pacato corso allo immaginare della bella montanina l'apparire che le fecero alla vista le torri ed i baluardi del Castello, che s'alzavano a scaglioni sull'erta montagna, e lo sventolare su di esso dei vessilli medicei, il cui purpureo colore e le palle d'oro spiccavano gradevolmente ai fulgidi raggi del sole mattinale. S'era Rina assai volte raffigurata nella propria mente la forma di quel Castello, ma s'accorse al vederlo quanto la fantasia l'avesse condotta lungi dal vero, poichè nulla s'aveva presupposto che ne eguagliasse la vastità, l'imponenza e l'altezza, nulla pure dell'ampia e popolosa borgata che gli stava vicina, onde piena di meraviglia e di segreto contento mirava con occhio attonito quelli eretti edificii che facevano dal lago sì superba mostra.
Procedeva rapida la barca a quella volta scorrendo sulle increspate acque del lago, e non pure le due donne, nuove a quella veduta, ma Falco stesso ed i compagni rematori non poterono astenersi dal riguardare con molta ammirazione le forti e grandiose mura della residenza del Castellano, che sembrava quel giorno aversi un non so quale festivo aspetto, di cui era causa il duplicato numero delle bandiere piantate sulle torri e sui baluardi.
Pervenuti alla sponda, fermarono la barca poco lungi dalla fila dei legni reduci dalla battaglia, tratti per gran parte in secco, e scesi a terra Falco, Orsola e Rina, si volsero ver' Musso per avviarsi di là al Castello. In mezzo al piano formato dal lido, che si stende a mezzodì dalle ultime case del borgo al torrente Carlazzo, era stato costruito uno steccato a foggia di circo, intorno al quale, onde difendere gli spettatori dai cocenti raggi del sole, vedevansi alzati estesi padiglioni, alcuni riccamente addobbati, uno in ispecie con palchi e sedili distinti riserbato al Castellano, altri formati con tele listate in bianco e azzurro, o con vele sostenute da pali, ed altri finalmente con sole frascate di rami d'alberi trecciati insieme. Presso l'entrata di tale steccato sorgevano due grandi tende circolari perfettamente chiuse, guardate da un uomo d'armi ciascuna, poichè quivi entro stava quanto servir doveva allo spettacolo.
D'intorno a questo steccato, lungo il lido, e per le strade di Musso, vedeasi una moltitudine di gente convenuta colà da tutto il circostante paese per aver parte ai pubblici sollazzi indicati a quel giorno. Gli uomini e le donne di ogni condizione mostravansi più ornate del consueto, e miravansi quivi congiunte svariatissime e singolari foggie di montaneschi e civili vestimenti tutti in allora pittoreschi e bizzarri.
Orsola camminava per quella folta a fianco del marito, e Rina di essa lei, che, stordita da tanta varietà di persone e d'oggetti facendo atti di meraviglia ad ogni passo, chiedeva di ciascuna cosa il nome e la ragione, e Falco, tolto alla naturale ruvidezza dall'aspetto di quell'universale tripudio, cordialmente la compiaceva: Rina all'incontro, procedeva raccolta e taciturna. Aveva dessa all'uscire dal navicello tolti gli occhi con libera e pressochè infantile curiosità ai primi guerrieri in cui si scontrò, il cui ferreo abbigliamento riusciva per lei strano a mirarsi, e questi arrestatisi d'un tratto l'avevano fisata in volto con sì spavalda ed eccessiva insistenza, ch'ella dovette ben tosto convincersi non essere a lei convenevole il guardare smodatamente ai passeggieri, e contemplando di preferenza gli ornati delle case, e trovavasi al di fuori di Musso osservando alle navi, al porto, e specialmente al castello, sentissi lo spirito invaso ed occupato da nuove indefinite sensazioni che le tolsero ogni volontà e potere di prestare attenzione agli altri oggetti.