Riferita nel padiglione di Gabriele la causa di quei clamori, tutti di là si partirono dirigendosi la maggior parte all'arsenale, ove si recarono pure Gabriele medesimo con Falco, Orsola e Rina. Entrati questi colà s'aggirarono buona pezza pei cantieri, per le sale delle arti e degli armaiuoli; ma della vista delle cose ivi esistenti non si compiacque altri che Falco, nella cui mente s'aggiravano di continuo immagini di navi, di spade, di pugnali, d'archibugi: Orsola, troppo semplice ed inesperta, nulla comprendeva intorno ai complicati ordigni d'armamento: Gabriele e Rina, l'un dell'altro indefessamente occupati, poca attenzione prestavano a quegli oggetti che al pari d'ogni altro più prezioso e singolare del mondo non potevano produrre ad essi alcuna impressione aggradevole, poichè ogni loro facoltà era assorta nell'infrenabile sentimento d'amore.

Trascorso tutto l'arsenale, ne riuscirono all'uscita nel momento appunto in cui vi perveniva da un altro lato Gian Giacomo co' suoi nobili seguitanti. Gabriele, rompendo l'ala di popolo che difilata nel cortile attendeva il Castellano al passaggio, si presentò a lui indicandogli essere colà Falco, il quale si rattenne indietro con sue donne compreso da soggezione e rispetto. Gian Giacomo cercò tosto avidamente collo sguardo quel suo valoroso Comandante di nave, e scortolo l'invitò della voce e della destra a farsi innanzi. Non potendo rifiutarsi a tal dimanda, s'avanzò desso, abbandonando però tra la folta le donne; ma Gabriele il quale, benchè si fosse rivolto a complimentare il conte Borromeo, se ne avvide, disse istantaneamente al fratello che col guerriero di Nesso erano venute la di lui moglie e la figlia. Gian Giacomo costrinse Falco a condurgliele davanti, e venute queste pure alla sua presenza, veduta appena la rara beltà della giovinetta, e accortosi dall'arrossire improvviso di Gabriele cosa passasse in lui, vibrò su di esso un rapido sguardo, ma così severamente espressivo e penetrante, che il giovine Medici impallidì di tal maniera, che se non era l'elmetto che gli ombrava parte del viso, sarebbonsi tutti i circostanti accorti di quel subitaneo tramutamento di colore. Si volse però tosto il Castellano con cortese modo alle donne, e dopo averle di nuovo guardate, sorridendo a Falco amichevolmente, disse:

"Tali fiori crescono sulla tua rupe? e tu ne li volevi tenere celati? ma non sai tu che di simiglianti si trovano radamente nelle pianure e nelle città?--Che ve ne pare, Conte d'Arona? (chiese al Borromeo.) Il nostro Luino, l'Oggionno o il Da Vinci non avrebbero ritratta questa fanciulla per farne un'angioletta o un serafino da porre nella gloria sull'alto d'una chiesa?"

"Io ho conosciuto un Gaudenzio da Varallo, rispose il Borromeo, che facendo ottimi dipinti e statue per le sacre cappelle del suo monte soleva prendere a modello le donne Fobellesi, che quanto a perfezione di forme portano il vanto fra le donne italiane, ma son convinto che all'occhio di quel pittore questa fanciulla non sarebbe apparsa punto inferiore alle stesse sue predilette montanine Valsesiane".

"Quant'essa leggiadra, riprese Gian Giacomo, altrettanto valente è il padre suo. Questi è quel Falco abitatore della rupe di Nesso, quello il cui nome suona così terribile ai nostri nemici. Due volte ei sottrasse Gabriele ad imminente pericolo di morte; e fatto comandante d'una nave dell'antiguardo della mia flotta, diede nell'ultima battaglia le più segnalate prove di destrezza e coraggio, per cui l'ho caro e lo stimo siccome uno de' miei più prodi guerrieri".

Il conte Borromeo, come tutti gli altri astanti, andava contemplando curiosamente Falco, a cui l'ardito portamento, la fierezza, sebbene alquanto mitigata, della guardatura e dei lineamenti, il giaco di maglia che portava sotto la schiavina da rematore, i pugnali infissi nella cintura, e la rete d'acciaio che gli copriva il capo davano il più marcato aspetto d'un formidabile pirata. Il Conte s'era maravigliato alle prime nel vedere il Medici accogliere con segni di tanto favore un uomo di quelle sembianze, ma udite quest'ultime parole: "Vi sono anche sul nostro lago Maggiore, disse, molti Locarnesi ed Intraschi che adoperano con somma perizia tanto il remo quanto l'archibugio, ma dirò, o Castellano, che nessuno può stare a petto di costui se giunge a meritare sì aperta lode da un condottiero d'armati come voi siete".

"Egli non è ammirato soltanto da me: tutti quelli che salirono la flotta dovettero palesamente convenire del suo valore. Or permettetemi, nobile Borromeo, che mentre facciamo la via alla zecca di Musso, che mi diceste vi piace vedere, io m'oda da lui la relazione del compimento d'un incarico che gli confidai".

Uscirono così parlando dal cortile dell'arsenale: precedeva il conte Giberto coi principali capitani del Medici, veniva poscia questo stesso avente Falco a sinistra, e dietro Gabriele con Rina e la madre.

"Ebbene, che mi narri dei Ducali?" chiese Gian Giacomo a Falco con bassa ma ansiosa voce.

"Sono tutti accovacciati dentro le mura di Como", rispose questi sommessamente esso pure.