Gian Giacomo dal giorno della partenza dell'Ambasciatore ducale erasi sempre rimasto tranquillo co' suoi nella propria fortezza di Musso, riputandosi sicuro d'ogni nemica molestia per l'inopia in cui sapeva trovarsi il Duca, e pel rifiuto de' nuovi soccorsi che gli venne riferito essere al medesimo stato fatto dal De-Leyva, e specialmente per la crudezza della sopraggiunta stagione che pareva dovesse frapporre ostacoli insormontabili ad ogni movimento d'armata. Cominciò però desso a provare vive inquietudini allorchè ebbe cognizione che la novella giunta a Milano dei meditati sponsali del Duca con Cristina di Danimarca aveva fatta rinascere la primitiva amichevole relazione del Generale spagnuolo collo Sforza, ed i suoi sospetti del prossimo rinnovamento della guerra divennero certezza quando gli fu riferito che s'avviava a Como un forte esercito condotto da un nuovo comandante.
Nondimeno per quanto fosse esercitata ed acuta la sua previdenza, egli non giunse ad immaginarsi che i Ducali moverebbero ad assalirlo nel cuore d'un sì ruvido inverno, e ben lungi dal temerli, considerava che, venuta la primavera, avrebbe recati ad essi gravi nocumenti sia colle schiere tedesche dell'Altemps, sia colla propria flotta assai superiore a quella dei nemici.
Mentre viveva in tale persuasione, ecco giungere a Musso un messaggiero venuto rapidamente da Lecco colla nuova che s'erano vedute numerose squadre Ducali dirigersi alla volta di Monguzzo. Gian Giacomo e la maggior parte de' suoi supposero sulle prime che tale annunzio fosse cagionato da panico terrore o dai falsi rapporti di qualche contadino; ma a togliere loro ogni dubbio ne pervenne indi a poco un altro, narrando che quel Castello, circondato da ogni lato, era aspramente dai nemici combattuto. Il Castellano, benchè sorpreso da simile inaspettato avvenimento, non si perdette d'animo; destò ne' suoi l'usato coraggio, ordinò le difese ne' luoghi della costiera, e prese seco le migliori squadre che gli rimanevano, navigò a Lecco, per di là recarsi a portare soccorso al suo assediato Monguzzo. L'accorrere però ch'egli fece colà riuscì vano, poichè nel mentre ch'approdava coll'armata al porto di Lecco, giungeva al ponte presso quella Terra il capitano Mandello con turbe di soldati fuggenti e sanguinosi, che s'erano colle armi aperta la strada tra le schiere dei Ducali, entrati poche ore prima dalle breccie nel Castello, e fattisine padroni, prendendo prigionieri il rimanente del presidio e lo stesso Battista Medici, il quale mal riavutosi dall'infermità cagionatagli dalle ferite, non ebbe campo in quell'estremo caso di sottrarsi alle mani del nemico.
Non si può descrivere quanto un tal fatto eccitasse lo sdegno e il dolore nell'animo di Gian Giacomo, che, oltre la perdita di quell'importante fortezza, oltre la prigionia del fratello, vedeva a quali progressi con somigliante conquista s'aprivano l'adito i suoi avversarii. Pensò a primo tratto di fare ogni sforzo per cercare di ricuperare Monguzzo, ma lo scarso numero de' proprii soldati a fronte di quello in che trovavansi i Ducali, siccome gli narrò il Mandello, lo persuasero non essere avveduto consiglio l'esporsi nel pian paese a campale giornata. Molti pensamenti e progetti volse egli nello spirito, e comunicò in parte a' suoi Capitani, onde vendicarsi e riparare quella perdita, pensando anche d'assalire la stessa Como, ma dovette convincersi al fine null'altro allora potersi prudentemente disporre che una difesa pronta e generale di tutti i suoi possedimenti del lago. Mandò quindi avviso ad ogni banda lontana de' suoi soldati si radunasse in Lecco, perchè ben previde che i primi tentativi del nemico verrebbero diretti contro questa fortificata Terra; lasciò colà la maggior parte di esse, e il rimanente ricondusse seco sulle navi a Musso, dove fece accelerare l'assestamento della flotta, che accrebbe dei legni presi ai Ducali nella battaglia di Bellaggio.
Il Vestarino, lieto fuor di misura pel felice successo della sua prima intrapresa, ne mandò le novelle alla Corte di Milano, la quale fu tanto più contenta e paga di tale evento, in quanto che lo stimava di decisiva importanza, poichè le dava per prigioniero un fratello stesso del formidabile Castellano, l'avere il quale poteva esserle mezzo d'assicurare il progetto d'una pace più vantaggiosa. Il Vestarino, lasciata metà dell'esercito a stanza nel Castello di Monguzzo sotto il comando del capitano Ricciardo Acursio, ritornò coll'altra a Como, meditando di dar subito mano alla presa di Lecco. Non vide egli un ostacolo alla nuova conquista nella povertà del navilio Comasco; pensava che le otto navi che sole rimanevano tuttora, fossero più che sufficienti al parziale trasporto delle truppe, la maggior parte delle quali voleva marciasse per terra, poichè aveva stabilito di evitare colla massima cura ogni scontro navale. Per dare esecuzione al suo disegno, formò de' suoi uomini d'armi tre distinte schiere: ordinò alla prima di prendere i sentieri che alla sponda destra del lago, partendo da Como, passano per Geno, Blevio, riescono a Torno, e di là, or sull'alto dei monti, or rasente il lido, giungono a Nesso, e pervengono sino all'estrema punta di Bellaggio; comandò alla seconda s'avviasse dal lato opposto per la stradicciuola, più che mai alpestre anch'essa e difficile, che tocca Cernobio, Moltrasio, arriva ad Argegno, e progredisce per la Tramezzina; finalmente si pose egli stesso colla terza sulle navi, ove erano state collocate tutte le artiglierie e le necessarie munizioni da guerra e da bocca, veleggiando alla stessa volta delle truppe di terra. Aveva dato avviso contemporaneamente al capitano Acursio che movesse da Monguzzo per l'alta Brianza, si recasse a prendere posizione presso il lago di Lecco, cercando d'impadronirsi dei paesi più prossimi a quella Terra che si trovavano al di qua del lago, ed in ispecial modo di Malgrate che sta ad essa di fronte. Duplice si era lo scopo cui il Vestarino mirava con que' combinati movimenti d'armate: primo, d'avere in qualunque circostanza soccorso ed appoggio nelle truppe che camminavano su ciascuna delle sponde; secondo, di giungere con grosso numero d'uomini in un momento stesso al promontorio di Bellaggio per impossessarsene, potersi quivi fortificare e discendere più agevolmente verso Lecco a congiungersi coll'Acursio, e così assalire da due parti quel Borgo, la cui conquista era d'alta importanza in quella guerra. Aveva desso pure stabilito che le sue truppe che s'avanzavano sulla riva sinistra del lago, giunte alla punta di Lavedo, dovevano quivi alzare trincee e rimanersi in gran parte per difendere quel passo, proteggere al bisogno la ritirata delle sue navi, e impedire alla flotta nemica d'oltrepassare lo stretto.
Non rimase però questa seconda spedizione del Vestarino celata al Medici come era avvenuto della prima: il mal successo di quella aveva fatto sì ch'egli aumentò con efficaci mezzi la vigilanza e il numero delle sue spie in Como, per cui appena il Vestarino ebbe date le prime disposizioni pel nuovo piano d'attacco, egli ne ricevette a Musso l'esatta novella, e radunati i suoi Capitani la partecipò loro.
"Questo maladetto Vestarino vuole adunque farci a forza mettere i piedi nella neve? È veramente stanco dello starsi ad abbruciar legna sui focolari di Como? Quanta baldanza perchè glie n'è andata una bene! Ma per la spada di san Michele! s'egli ha risoluto di riscaldarsi al fuoco della nostra polvere, può essere che si scotti la pelle in modo da sentirne il bruciore per lungo tempo". Così esclamò con irata voce il Pellicione, acuminandosi i mustacchi all'udire la relazione delle disposizioni guerresche del Vestarino che uno spione venuto da Como andava facendo alla presenza di Gian Giacomo e degli altri Capitani nella sala d'armi del forte più elevato del Castello di Musso.
Gian Giacomo, che stava assiso in mezzo a loro sovra un seggiolone di cuoio, dopo essere rimasto lungo tempo silenzioso, colle braccia incrocicchiate al petto e gli occhi fissi al suolo in atto d'uomo che va profondamente meditando, scosso al suono della voce, anzichè dal significato delle parole del suo Luogotenente, a cui non sembrò punto prestare alcuna attenzione, alzò su di lui lo sguardo con certa espressione di rimprovero e di dispetto che era prodotto dalla serie de' suoi pensieri, e non già da quella subitanea interruzione, e con tuono d'ironia pronunciò:
"Vivremo persuasi tuttavia che sarebbero stati mal impiegati trenta o quarantamila scudi per rimanerci almeno quest'inverno in riposo, e dar tempo, se non altro, alle truppe tedesche di venirci a raggiungere? Se davamo retta alle parole di quell'Ambasciatore del Duca avressimo perduto Monguzzo in sì malo modo, sarebbe Battista prigioniero, e Lecco in periglio? Io doveva sborsare sin l'ultimo mio soldo per istabilirmi fermamente..." Troncò qui ad un tratto gli accenti che tradivano i suoi secreti pensieri ed il suo intimo rancore cagionato dal riflettere a quella nuova guerra che si presentava con sì formidabile apparato, e se l'era tratta addosso per propria ostinazione, resa maggiore dal consiglio de' suoi, e specialmente del Pellicione, a non volere accedere a tutti i capitoli di pace ch'era venuto a proporre il Messaglia.
I marcati e severi lineamenti del volto del Castellano si fecero più oscuri e indegnati, quasi rimproverasse a se stesso quelle imprudenti rivelazioni dell'animo suo, che l'incertezza e il pentimento d'una perduta occasione agitavano; ma ciò non fu che un lampo, e tale che non se ne avvidero i suoi Capitani medesimi, i quali si stavano pensando tra loro stessi con istupore al significato di que' suoi detti che non sapevano comprendere, poichè erano i primi usciti dalla sua bocca che indicavano titubanza, e davano sospetto in lui di timore. Egli balzò subitamente in piedi, scosse il capo quasi volesse dissipare una vertigine che l'avesse assalito, e rianimando il volto coll'usata espressione autorevole e ardimentosa, riponendo sulla fronte il berretto, disse: "Avete tutti, o miei Capitani, inteso quanto ci narrò questo nostro fedele esploratore? Ebbene, che ne dite voi? Dobbiamo attendere il temerario Ducale a piè fermo, oppure credete più utile partito il recarsi ad affrontarlo sul lago e pei monti e respingerlo pria che s'approssimi di più alle mura delle nostre fortezze?"