Falco restò muto a tali accenti, guardò quel giovine con occhio di compianto, chè certo non era solo in quel punto che scopriva l'arcano dell'amor suo, e quando Gabriele s'ebbe ricinta la spada che aveva deposta, presolo per mano, uscì di là frettoloso. Achille Sarbelloni non osò impedire nè frapporre indugio a quella dipartita, comprendendo l'imperiosa necessità che l'aveva causata, e accorgendosi dai modi assoluti con che que' due s'erano allontanati l'inutilità del trattenerli.
Era nera la notte, cessato il nevicare, spirava gelido un vento che le acque del lago frangeva alla sponda con reco mormorio: terra terra però scorgevasi un debolissimo chiarore, prodotto dal biancheggiare della neve, che faceva meno incerto il cammino ai due guerrieri, i quali avevano a quell'ora abbandonata la Rocca Stampa. Falco andava innanzi siccome esperto conoscitore di tutte le vie di que' monti, e Gabriele a lui teneva dietro dappresso; camminavano a passi veloci quanto il comportava il terreno, taciturni entrambi ed assorti in tormentosi dubbii che li angosciavano e li affrettavano sempre più a giungere alla meta.
Su per dirupi, giù per vallate, dentro sfrondate selve attraversano macchie e torrenti, ora sostenuti dalla congelata neve, ora per i clivi sprofondando co' piedi in essa, ma destri e infaticabili vincendo mille ostacoli, oltrepassano gli eretti scogli di Grosgaglia, valicano il torrente di Villa, e trascorsa al di fuori Lezzeno occupata dai Ducali, pervengono sul monte all'alto della punta della Cavagnola. Appena giunti al di là del profilo della montagna, da cui si scorgono le acque di Nesso, ferì i loro sguardi un chiarore inusato che illuminava d'una luce rossiccia tutto quello spazio: s'arrestarono essi ad un tratto su quell'eminenza colpiti da terrore a tal vista: ardevano i casolari di Nesso ardevano altre Terre vicine; e le fiamme alte sventolanti, rompendo la tetra oscurità dell'aria, spandevano una tinta di sangue sulla neve dei monti circostanti e facevano rosseggiare le acque in cui si riflettevano, e sulle quali alcuni legni Ducali correvano in diverse direzioni, lumeggiati pur essi da quel lume funesto.
Falco erasi soffermato e stava immobile appoggiato al suo moschetto mirando quel tremendo spettacolo: luccicavano allo splendore dell'incendio il suo giaco di maglia e la rete d'acciaio, ed i suoi lineamenti, improntati d'una selvaggia fierezza, prendevano dal colore delle fiamme un aspetto sì straordinario, che avrebbesi potuto rassembrarli a quelli d'uno spirito infernale apparso a contemplare una scena di desolazione. Splendeva pure la lorica sul petto a Gabriele che s'era arrestato a lui vicino, ma nel suo viso scorgeasi tuttavia un non so che di pietoso ed umano che faceva bello su quel volto il dolore.
"Guardateli, esclamò Falco coll'accento della rabbia più intensa; guardateli quei lupi iracondi e vigliacchi! essi vogano e s'aggirano per queste acque contenti di ciò che hanno fatto. Fuggono la mattina innanzi a noi cacciati dalle nostre palle e dai nostri ferri, e vengono sulla sera ad infuocare le abitazioni senza difesa e ad uccidere le donne e gli inermi terrazzani. Ah sgherri incendiarii, assassini! Ma guai a voi, se avete poste le mani su di esse! Falco respira ancora, e le punte de' suoi pugnali entreranno tante volte ne' vostri cuori quanti capegli avrete torti a loro".
"Il piano della tua rupe è oscuro, disse con ansietà Gabriele; certamente la tua capanna non fu veduta; essa non arde, ed è d'uopo dire che i Ducali non vi pervennero ancora: affrettiamo i nostri passi, e giungeremo a sottrarre le donne prima che i nemici se ne avveggano".
Si mossero immantinenti, e giù per la china del monte, risalirono l'erta al di sopra dell'affuocata Nesso, udendo i gridi ed i lamenti disperati dei miseri abitatori, di cui alcuni vedevansi fuggire pei sentieri del monte sottraendosi così alla rabbia dei soldati, i quali in gran numero coperti di ferro, nude le spade, s'aggiravano, intorno a quelle ardenti e crollanti ruine sterminando chiunque degli abitanti a loro s'affacciava.
CAPITOLO DUODECIMO.
Minacciose le fiaccole ardenti,
Son degli astri ne' cieli roventi;
Su la nube la nube ricade,
Ed i venti--con lunghi lamenti
Van dicendo "ritorna chi fu".
Tu sei pallida pallida;
Tu sei tremante e tacita,
Chè l'aleggiar de' spiriti
Nell'aere già senti,
E l'appressar terribile
E lo gridar de' spenti
Di morte annunziator.
DIODATA SALUZZO. Ipazia, poema.
Batte forte il cuore ad entrambi mentre a rapidi passi salgono l'erto sentiero della rupe. Pervengono finalmente sul picciol piano dietro il casolare, s'avvicinano a questo, la porta è chiusa, l'interno è muto, nè luce alcuna trapela dalla finestra e dagli spiragli. Falco bussa la porta; chiama prima sottovoce, poscia chiaramente, ma nessuno risponde; ne scuote i cardini, ma resiste perchè saldamente serrata. Gabriele non sa che pensare; ambedue rimangono silenziosi investigando col pensiero che mai potesse essere avvenuto delle donne.