Il cavaliero Merino l’Olmo, il valoroso e fido sire d’Endenna, aveva lasciata, combattendo entro il chiostro, la vita. Più sventurato Pinamonte da Capizzone, l’eroe dell’Imagna, carico di catene varcò le soglie del castello di Clanezzo ivi trascinato prigioniero dal nuovo sire Bertramo Dalmasano, che lo volle avere da Bernabò in potere e che aveva a vendicare in lui il versato sangue paterno.
Di questi nostri dì chi s’avvia per la comoda ed ampia strada aperta all’interno della Valle Brembana, ove le salubri acque di san Pellegrino, chiamano ne’ giorni estivi numerose cittadinesche brigate, vede poco dentro dall’ingresso della valle sulla destra del fiume un poggio, che alberi pittorescamente aggruppati, che fiori, che viottoli, che elegante belvedere, mostrano foggiato ad amenissimo giardino. Biancheggia un’ampia casa al di là del giardino, e a piè di esso v’ha l’arco d’un antico ponte sotto cui passa un torrente che versa le sue acque nel Brembo. Quel torrente è l’Imagna, quella casa il castello di Clanezzo; e il poggio, sì vago di presente e gradito soggiorno, iva tutto coperto d’opere fortalizie. Sorge ora un grazioso caffehaus nel giardino là dove eravi il gheffo per le scolte, e il luogo serba tuttavia il nome di sentinella. Ivi chi lo eresse, gentile amatore della natura e della storia, vi depose verrettoni, pugnali e picche, e chiovi a larghe capocchie, ch’egli stesso raccolse tra le ruine dell’antica rocca d’Ubione, di cui sull’alta vetta del monte tutta scoprì le fondamenta, e pose una iscrizione ad indicarlo ai visitatori.
Nel luogo stesso a riscontro di quella ove è detto dell’armi rinvenute sepolte ne’ ruderi della sfasciata rocca, quest’altra iscrizione si legge che noi riportiamo affinchè serva a compimento del nostro racconto[23].
«Era a mezzo il suo corso la notte del 20 marzo del 1393. Le acque de’ fiumi ripetevano nel loro seno l’argenteo disco della luna, che brillava in un purissimo azzurro. Da questa torricciuola la scolta vegliava alla sicurezza del Castello. Improvvisamente dall’opposta sommità del ponte si mostra agli occhi della sentinella un forte drappello di valligiani d’Imagna. La campana d’allarme tosto ha rimbombato fra le rupi della valle, ed il suo squillo funesto e prolungato ha risvegliato gli abitanti del villaggio. Bertramo Dalmasano, signore di Clanezzo, accorso alla testa de’ suoi armigeri, opponeva vigorosa resistenza al nemico, che già atterrava i ferrei cancelli del ponte; ma colpito l’animoso ghibellino da un dardo avvelenato, periva vittima del disperato suo coraggio. Il prigioniero, che gemeva sepolto nel carcere solitario del castello, a tale novella preso da feroce gioja, scuoteva le sue catene; sul suo pallido e corrugato volto succedeva al pianto il truce sorriso della vendetta, e dolce gli scendeva al cuore la speranza di rivedere ancora la luce del giorno, ed i patrj lari».
FINE.
EDEMONDO ED ADELASIA O LA TORRE DI GOMBITO
EPISODIO DELLE FAZIONI BERGAMASCHE.
Dimessi gli odii antichi e l’ire acerbe
Segnar con viva religion nel core