— Anche questo pretendi sapere?... ma sull’essere fanciulla, Sagramoro, ne menti: è venuta al ballo con suo marito: i miei occhi valgono quelli del re nostro signore.
— Che tu possa perderli sull’istante! Apprendi che quello che la condusse non le è marito; ma è Brunato, suo fratello.
— Un cancro al cuore! non lo credo.
— Sì, sì, è vero (disse con rapide parole un ragazzetto ch’era quivi pure a cerchio): Brunato è proprio il fratello della signora Gabriella: io li conosco; hanno un bel giardino ove comandano essi soli, poichè padre e madre li sono morti da gran tempo. La signora Gabriella poi balla tanto bene, che è una maraviglia a vederla: sarà venuta qui a bella posta; e questa sera ballerà, eh, signor Sagramoro?
— Quanto m’annoii, chiacchierino! vuoi cacciare il naso ove non ti spetta. Guarda là Luchetto Vimercate; va, va a girare con lui per le sale.
— Non ha più nè padre nè madre, ha detto quel ragazzo? (così riprese uno della brigata). È dunque un castello senza bastioni e rivellini: allora niente niente che si possa intendersi col presidio, il ponte levatojo vien calato. Non dico bene? — e diede in uno scoppio di riso.
— Mi voto alla bella bionda de’ Pellegrini bianchi! (esclamò Camarasso, con un sorriso maligno, portando la destra al cuore).
— Alto là: la piazza è già presa (esclamò un terzo). Conoscete Lindo Manfredi?
— Sì: il figlio del conte Riccardo. Apprese con me la scienza d’armi alle lezioni di Morone del Pino in san Pietro all’Orto (rispose uno degli interlocutori).
— Con me veniva da Cesarino Negri, il Trombone, che c’insegnava a ballare (disse un altro); e ohei! era un mustacchio per far da mattaccino alla gagliarda. —