— Giacchè stimi così poco la tua vita, la ragione te la darò.
— Può darsi ch’io sia destinato a fiaccare la tua baldanza.
— Se non fossi certo di crivellarti il petto a stoccate, ti darei una mano nel viso.
— Fuori la spada, vigliacco impudente!
— Oibò! (proferì Sagramoro interponendosi) in casa degli Sforza un duello e nel tempo d’una festa da ballo? volete farvi chiudere in rocchetta? Pazzie! Aspettate domani: vi sono tanti bei luoghi adattati.
— Ebbene domani — esclamò Lindo.
— Sì, domani — rispose Camarasso.
— Ma dove, ed a qual ora? qui bisogna intendersi (continuò Sagramoro). Le buone regole vorrebbero che fosse di mattino; ma a causa della festa di questa notte si può differire al dopo pranzo, così verso le ventidue ore: quanto al luogo il migliore parmi la rotonda del bosco presso il convento di sant’Ambrogio ad Nemus[25]. Che ne dite?
— Ottimamente. Riguardo poi alle armi (aggiunse Camarasso) io sono lo sfidato, voglio la scelta: spada e pugnale.
— Sia come brami: ci rivedremo domani a ventidue ore nella Rotonda del bosco.