— Sì, lo spero: sento un’interna fiducia che mi rincuora. Però ascolta: se cadessi gravemente ferito, lascia partire l’avversario, indi chiama soccorso e fammi trasportare al convento. Se poi rimanessi morto di colpo, siccome ho fede d’essere in grazia di Dio, segnami della croce colla tua mano, indi aprimi il farsetto, levami dal collo la catenella d’oro colla santa immagine che vi è unita, avvolgila nel mio fazzoletto bianco e portala....
— Perchè diventa così smorto?....... ohimè gli vien male?
— Portala nella casa che ha la seconda porta a destra prima d’arrivare all’ospizio de’ Pellegrini Bianchi; nella casa Guaraldi: quivi chiederai.... della signora....
— Di qual signora?
— Di Gabriella: ed a lei consegnandola le dirai (ricordati) le dirai, che per vendicare un insulto ch’ella meco divise ho sagrificato volentieri la vita; vita cara e felice, poichè era beata dal prezioso amor suo! ma che un codardo sarebbe stato indegno di lei; le dirai che s’io ho perdonato al mio uccisore, ella nol deve.... che si ricordi sempre di me e faccia tutto quel bene che può all’anima mia.
— Oh che caso!.... venire a queste estremità, e pensare che si viveva così quieti! maledetta la festa da ballo!
— Glielo dirai?
— Lo dirò, ma....
— Taci. —
Eransi già innoltrati fra le piante, ed appressandosi allo spazio vacuo d’alberi detto la Rotonda del bosco, il giovine Manfredi v’aveva scorto il suo avversario, lo Spagnuolo, ch’era quivi con Sagramoro al fianco, e volgeva lo sguardo dal lato da dove esso veniva. Uscito al largo Lindo fece del capo un saluto; e Camarasso, dopo averlo squadrato coll’occhio dalla testa ai piedi, bisbigliò alcune parole all’orecchio dell’amico, indi con ironica voce inchinandolo disse: