Giuochi s’eseguivano pure nel circo alla piazza detta Compitus[6]; quivi conveniva l’infima plebe. I precipui personaggi sedevano al teatro[7], ove mimi e commedianti che avevano abbandonate le scene capitoline rappresentavano nuove drammatiche composizioni, con apologhi allusivi alla fausta giornata. Non mancava al tempo medesimo gran numero di passeggianti sotto gli ombrosi viali del Viridarium[8], luogo ove quotidianamente convenivano le più distinte persone oziando a diporto.
Gli abitatori delle altre città, dei vichi, dei paghi, delle ville, qui la prima volta accorsi quel dì solenne, passavano intanto curiosi e stupiti da una piazza da una via nell’altra, ammirando gli eccelsi palazzi, gli stupendi edificii, che le fiancheggiavano, de’ quali era sì ricca Milano. Contemplavano l’arco romano[9] alta e massiccia mole sostenuta da quattro grandi marmorei pilastri, fatta erigere dal console Marco Marcello dopo la vittoria riportata sui Galli insubri; fuori della porta Ticinense[10] passeggiavano lo stupendo porticato delle terme, sorretto da magnifiche colonne corintie scanalate[11]; passavano rasente le forti mura che cingevano la città, munite ad eguali spazii da quadrate torri che lo stesso imperatore Massimiano aveva da poco fatto elevare; penetravano nel tempio del Sole alla porta Argentea[12], in quella di Giano quadrifronte alla porta Comense[13], visitavano la fabbrica delle monete[14], l’Accademia, la via dei Sepolcri, e non potevano astenersi dall’esclamare concordi ch’ERA MILANO UNA SECONDA ROMA.
UN EPISODIO DELL’ASSEDIO DEL BARBAROSSA
SECONDO DELINEAMENTO A PANORAMA.
Victa Victrix.
Due frati dell’ordine degli Umiliati, mentre ritornavano al loro convento sull’ora dell’imbrunire nel giorno 24 d’agosto dell’anno 1158, giunti alla piazzuola di san Matteo alla Bacchetta vennero scontrati da un uomo d’armi, che frettoloso correva alla loro volta. Era costui tutto coperto di ferro, alto, complesso, rubesto all’aspetto, e chiamavasi Masigotto della Cantarana. Arrestatosi ad essi di contro il milite con voce affrettata:
— Ben trovati, padri santi, disse loro, io me ne andava appunto in traccia di alcuno di voi.
— D’alcuno di noi?... e che bramate, valoroso fratello? — rispose sorpreso all’inchiesta uno di que’ monaci.
— Siamo trecento di porta Nuova uniti alla Brera del Guercio nel camerone dell’armeria, e vogliamo uscire questa notte per far prova se quei del Barbarossa han duro il sonno.
— Ed in che modo possiamo noi prestarvi in tale impresa l’opera nostra?