Ansioso di rinvenirlo ascese le scale seguìto dai più fidi, e lo scorse all’ingresso della sala d’armi circondato dai pochi tra suoi sopravvissuti. Questi vengono tosto atterrati dai guerrieri e le spade del Monaco e d’Ubaldo s’incrocicchiano e si ribattono. Ma sia lassezza o riportate ferite debole è il braccio del Monaco che l’avversario incalza vigorosamente. Si va desso ritraendo, difendendosi, sin che urta in una porta che si spalanca, e nel punto stesso Ubaldo d’un colpo furioso lo trapassa col ferro. Dà un grido, vacilla e abbandonata la spada cade ai piedi d’un letto su cui giace un cadavere.
Commosso e inorridito Ubaldo impone agli accorsi guerrieri di porgere ogni aita al languente. Vien egli tosto rialzato, gli si sciolgono le lane, si rigetta dalla fronte il cappuccio, e... oh vista!... un volume di treccie scende lungo il candido collo sulla maglia d’acciajo... È la contessa Adelberta! Riapre gli occhi, si sforza a sollevarsi, e si trascina verso le coltri, ove ricadendo spira sopra la salma dello sposo, che sottratto vivente alle acque del fiume, venne dai fidi vassalli portato al suo castello in cui dalla ferita morì.
Ai Sanguigni fece poscia pagar cara quella vittoria il Torniello, che scampato di là seppe ottenere da Napo Torriano protezione ed armati.
FINE.
MACARUFFO VENTURIERO O LA CORTE DEL DUCA FILIPPO MARIA VISCONTI
Portano a’ lor cappucci le visiere
E mantelline a la cavalleresca
E capezzali, e strette alle ventriere
Coi petti vaghi alla guisa inghilesca
Qualunque donna è più gaja e più fresca