«Non vi sono con lei ancora molti capitani ed i migliori d’Italia? Non v’è Castellino? non v’è Carmagnola? questo solo ne vale dieci dei più famosi che vivono al presente.
«Io credo bene (disse il soldato messaggiero) che la contessa Beatrice abbia prescelto il Carmagnola per comandare le nostre bande. Da che è morto Facino tutti gli ordini vengono dati da lui. Egli fu che ingiunse all’armata ch’era intorno a Bergamo di levare il campo e condursi a Pavia, ed io mi sono qui recato perchè mi vi spedì egli stesso.
«La signora Beatrice non poteva fare una scelta più lodevole e giudiziosa (disse Macaruffo con satisfazione). Francesco Carmagnola era la mano destra del Conte, ei lo considerava come un altro sè stesso, quindi nessuno rifiuterà di obbedirgli.
Stette muto alcun tempo, poi aggiunse: «Quand’è che tu fai ritorno a Pavia?
«Ho l’ordine di non retrocedere se non quando mi vien consegnata la risposta dal signor Castellano.
«Ebbene ora va e bada che il tuo cavallo sia governato a dovere; ma ti prego di non partire di qua senza parlare nuovamente con me».
Ciò detto si separarono.
Macaruffo trovò modo, alcuni giorni dopo, d’abbandonare il castello seguendo il messaggiero, e uscito sull’alba per istrade appartate da Milano, arrivò la sera senz’altri inciampi a Pavia.
Quella città era ingombra di soldati che appartenevano alle squadre di Facino, ed ivi giungevano da ogni parte, siccome aveva ordinato il Carmagnola, il quale divenuto supremo comandante calcolò tosto essere opportuno di adunare tutte le forze in un punto solo, onde più facilmente dominarle, e dirigerle là dove lo stato degli eventi l’avesse richiesto. Il nostro Venturiero recossi tosto al palazzo dell’estinto Conte. Stanziavano continuamente colà numerose guardie, poichè continuavansi a rendere i principeschi onori alla vedova Contessa, divenuta per la morte del marito sovrana signora di Pavia e di gran numero d’altre città appartenenti prima al Ducato.
Macaruffo da lunga mano conosciuto da tutti quegli uomini d’armi, scambiò, passando in mezzo a loro, parole di saluto ed entrò liberamente nelle camere inferiori del palazzo. Al vederlo i servi gli furono intorno festeggiandolo e Matteo, vecchio scalco, uno de’ piu antichi suoi compagni, che scendeva in quell’atto dagli appartamenti superiori, venutogli lentamente incontro dimenando il capo, gli strinse la mano, poi s’asciugò gli occhi e disse: