«Sia come tu vuoi, ma, diciamolo in estrema confidenza, essa mostra soverchia inclinazione pei giovinetti ch’hanno visi leccati e capigliature che sembrano di lino.

«Matteo tu eccedi (esclamò fremendo il Venturiero e vibrandogli un’occhiata minacciosa). Pensa che le tue parole offendono l’onestà della nostra padrona, e se non fosse l’amore che portavi al Conte ch’ora a torto ti slega la lingua...

«Se parlo è perchè le veggo le cose (replicò lo Scalco più piano ma in tuono d’asseveranza). Non ha ella sempre tra piedi quel Michele Orombello qui mandato dai Conti di Ventimiglia onde divenisse valente cavaliero alla scuola di Facino? invece di lasciare che si eserciti nel maneggio delle armi e che il poltroncello sudi e s’addestri col cavallo e la lancia, se lo tiene tutto il giorno vicino a strimpellare il liuto e canticchiare alla provenzale.

«Sono i suoni e le canzoni del suo paese nativo e vuoi fargliene accusa se dopo tanto tempo ama sentirle ripetere da un fanciullo? chi sarà sì temerario d’immaginarsi che in ciò vi sia colpa? Ella non ebbe il diletto di dirsi madre e quindi predilige l’età di chi le potrebbe essere figlio.

«Anche Filippo Maria, quanto agli anni, potrebbe essere suo figlio, eppure se lo prende per isposo, e non è quasi freddo ancora il letto di Facino.

«Se ciò avvenisse mai, egli è, mi credi, per la forza degli intrighi e della violenza esercitata sul di lei animo dal Ghibellino venuto qui appositamente da Milano. — E dopo essere rimasto alquanto taciturno riprese: — «L’astuzia sua è profonda; ben m’avveggo ch’egli pensò che collo stringere le nozze tra Filippo Maria e la contessa Beatrice, i sudditi e le bande armate ch’ella possiede diventeranno del marito, e questi potrà con tali mezzi ricuperare lo Stato e farsi proclamare nuovo Duca, mentre da solo, misero e derelitto come egli è, non sarebbe mai divenuto in grado di farlo.

«Che la nostra padrona fosse vittima d’una trama sì iniqua?... Ma, or che ci penso, ella a fine del conto diverrebbe duchessa di Milano, e caspita è tal leccarderìa da stuzzicare il palato d’ogni cristiano.

«Per diventare signora di quella città ella non abbisogna di farsi moglie o piuttosto schiava d’un suo proprio prigioniero!... (e piegandosi verso di lui, proseguì con tuono di voce più basso ed accentato) «Tenga il Visconte rinchiuso nella torre della Rocca dov’è stato sin ora, faccia intendere le sue volontà al Carmagnola, e lasci poi operare da esso lui e da noi soldati. Buone parole a tutti, una tagliata alle gabelle, dar bando ai guelfi sanguisughe dei poveri cittadini, e noi saremmo accolti a larghe braccia dal popolo milanese.

«Oh se fosse al mondo il signor Facino!...

«A quest’ora era cosa fatta. Ma non disperiamo (disse Macaruffo animandosi in volto), il matrimonio non è finora celebrato, nè forse concluso. La volpe ghibellina può ancora cogliere in falso, vi possono nascere di mezzo ostacoli impreveduti... Ma che rumore è quello che s’ode abbasso?