Il dì ch’ebbe luogo l’adunanza, più numerose e scelte dell’usato erano state poste le guardie a quel palazzo, sulla fronte del quale sventolava sola ancora e sovrana la bandiera di Facino.

Lo splendido convegno fu tenuto entro la sala maggiore del palazzo, ch’era sostenuta in giro da archi e colonne di longobardica forma. Ad ognuna delle quattro porte d’ingresso stavano colle lancie due soldati coperti d’armature di ferro lucentissimo dalla sommità del capo alle piante. I seggi fra gli archi erano occupati dai più distinti patrizii di Pavia, dietro i quali si sospingevano a gara le genti della casa della Contessa onde mirare nella sala. Innanzi ai patrizii stavano que’ del Consiglio coi pomposi lucchi magistrali e fra loro varii de’ capitani d’armi in diverse, ma eleganti assise. Nei più avanzati e ricchi sedili vedevasi il giovine sposo, Filippo Maria Visconte, alla cui destra stava assiso sulla porpora l’Arcivescovo della Capra, allato del quale, benchè alcun poco all’indietro, v’aveva uno de’ suoi vicarii; così pure poco indietro ed a mancina del Visconte stava Zanino Riccio già suo precettore ed allora suo intimo consigliere.

Ad equa distanza, di prospetto al Visconte, sedeva Beatrice Tenda in una dorata scranna a bracciuoli; le stavano a diritta il Carmagnola, ed a sinistra Domilda de’ Ferrieri signora d’Albenga sua confidente. Dietro a lei v’avevano varie damigelle, e più dietro sovra un rialzamento presso uno degli archi, ch’era chiuso da gran tenda di colore verde bruno trapunta a fiori d’oro, stavano ritti in una linea i paggi della Contessa, tra i quali spiccava pe’ biondi arricciati capelli e le rosee tinte del volto, il giovinetto Orombello. A destra di Beatrice chiudeva lo spazio, lasciato vacuo dai sedili, una tavola da pesante tappeto ricoperta, alla quale sedevano il Cancelliere del collegio de’ Notaj con due scrivani ch’avevano innanzi a loro carte e pergamene.

Gli occhi di tutta l’assemblea erano rivolti curiosamente sopra Filippo Maria il di cui prossimo cangiamento di sorte formava il soggetto delle strane congetture d’alcuni, del timore e delle speranze di molti altri, tanto pei singoli personali interessi, quanto per quelli che riguardavano la patria.

Egli stava contegnoso, ritto dalla persona ed in silenzio. A cagione della morte del fratello, ed anco per conformarsi allo stato vedovile della Contessa, vestiva a lutto. Il mantelletto ch’aveva a spalle era nero, il corsetto e tutto il vestimento erano pure di drappo bruno, stretti alle membra, e profilati d’un ricamo in oro di quella foggia ch’or noi diciamo alla raffaellesca. Aveva deposto il berretto sopra un guanciale di velluto messogli appositamente d’accanto. La sua capellatura era nera; aveva alta fronte, pallida la faccia, il naso lievemente adunco, sottili le labbra, neri gli occhi che soleva tenere come socchiusi. Il complesso di sua fisonomia accuratamente esaminata, dinotava un misto d’acume intellettuale, d’orgoglio, di fermezza, di dissimulazione ed anco in certi momenti palesava una preoccupazione di spirito sì profonda che s’assomigliava quasi al delirio; ma tutti questi sentimenti erano allora velati o sepolti sotto una tinta di tranquillità e di modestia che consuonavano mirabilmente colla situazione in cui era.

I due personaggi che lo fiancheggiavano, uno, l’Arcivescovo, di lineamenti pronunciati e severi, addobbato co’ sontuosi abiti di sua dignità sacerdotale, spirava dall’aspetto imponenza e maestà; l’altro, Zanino Riccio, abbigliato d’una semplice sopravveste foderata di vajo, co’ capelli corti e la barba rossigna, s’aveva ne’ tratti del volto improntato un sorriso che a prima giunta sembrare poteva di sincera affabilità, ma non era invece che l’espressione d’una beffarda ironìa, poichè partiva da un’anima la più altera, fraudolente e maligna.

Al bisbigliare che questi fece alcuni motti interrotti, Filippo Maria alzò lo sguardo a mirare con affettuosa significazione la Contessa Beatrice, la quale già da alcun tempo teneva rivolte su di lui le pupille.

Ella abbenchè avesse varcati gli otto lustri serbava ancora molta venustà e grazia di forme; alla snellezza e giovanile vivacità suppliva in lei un non so che di gentile e soave nel portamento, ed una agevolezza di moti nè forzata, nè stanca. Aveva candida carnagione; le sue treccie state del colore dell’oro s’erano alquanto abbrunite, ma tuttavia liscie e voluminose le ornavano il capo, commiste a fregi di perle; molte file delle quali insieme ad altre preziose gemme le guernivano la serica veste che era di fondo nero rabescata a rilievo da più oscuri fogliami. I suoi occhi azzurri spiravano un certo molle e tenero abbandono, lo che formava pure il carattere principale di sue fattezze, ma ciò non escludeva però in essa altresì molta forza ed attività di spirito. La dominavano allora a vicenda il dubbio, la fiducia, la peritanza, i desiri ed una certa secreta mestizia che invano cercava respingere dal cuore.

Allo sguardo animatore del giovine fidanzato ella parve dolcemente risentirsi; si volse prima a Domilda che le sorrise, e poi con timidità girò gli occhi verso il Carmagnola, quasi per spiargli in volto, se approvate o condannate venivano da lui quelle nozze.

L’intrepido Capitano, stavale come si disse al destro fianco. Egli vestiva una guarnacca di drappo rosso cupo, sotto cui portava il corsaletto d’acciajo, ed aveva appesa ad un budriere di semplice cuojo la sua lunga spada. Era desso a que’ giorni sul fiore dell’età, pieno di alte speranze nell’intrapresa carriera, e ardente di conquistarsi fama e celebrità guerresca (ch’ebbe poi, sì fatale!). Vedeva quindi con molto piacere l’appressare di un avvenimento, pel quale non dubitava che alle antiche bande di Facino, affidate alla sua condotta, verrebbe aperto un campo d’importantissime azioni, mentre rimanendo sotto l’impero della vedova Contessa avrebbero dovuto o disciogliersi o rimanere per sempre inoperose. Tale interno sentimento gli improntava i maschii e vigorosi lineamenti di un’espressione di compiacenza completa e veritiera, che Beatrice vi scorse con sommo giubilo, e parve affidarsi poscia con maggior letizia agli eventi.