«Erano tali, è vero, i miei prediletti sollazzi, e tu ne fosti il compagno più pronto, e indefesso di tutti. Oh con qual foga giovanile, con qual giubilo purissimo l’anima s’abbandonava a quei passatempi pieni di variati e giojosi accidenti! Non dolorosi pensieri, non affanni di cuore: quant’era allora sorridente per me l’avvenire!... (Una emozione soave compose ad atteggiamento meditativo il viso di Beatrice, che il raggio della luna imbiancava, rilevandone dolcemente i contorni)
«Voi Contessa (entrò a dire Domilda) vi compiaceste adunque ne’ faticosi esercizii della caccia? Ora intendo come siate sì destra nel cavalcare, e come, ad onta della dilicata apparenza del vostro corpo, abbiate potuto dimostrarvi infaticabile nel seguire tante fiate il campo in disastrosi incontri, e specialmente ne’ fatti della Bormida, ad Acqui ed Alessandria.
«Le prove virili d’agilità e di forza furono per me sino dall’infanzia oggetto d’invidia. Mio padre m’idolatrava, e gioiva al vedermi gareggiare cogli uomini in ispeditezza e coraggio. Ad ogni mio tratto ardimentoso, m’abbracciava e baciava ripetutamente, chiamandomi sua vera figlia, sincero sangue de’ Lascari. Questo mio buon servo Macaruffo, sa piu d’ogni altro quale io mi fossi, poichè tanto sconsideratamente soleva affaticarlo, nè egli mai moveva lamento.
«Ogni fatica imposta da voi mi riucì sempre piacevole e gradita. Così fossero ancora que’ tempi! (esclamò il Venturiero con entusiasmo). Vederla seduta in arcione, caracollando coll’asta o il giavelotto! Vederla passare, o piuttosto trascorrere a volo pei poggi e pe’ dossi se si levava il daino o la lepre! Il conte Facino fra tante dame e donzelle che ambivano la sua destra, perchè venne a ricercare la sposa al nostro castello? Egli è perchè la sola Beatrice di Tenda fu da quell’intrepidissimo Condottiero stimata degna de’ suoi affetti.
La Contessa inclinò con mestizia il capo, e dato un grave sospiro, disse «Facino m’onorò, mi distinse, ma l’amor suo io non l’ebbi mai: egli non seppe amare che la sua spada e la guerra, ogni affettuoso sentimento era straniero al suo cuore.
«Il continuato armeggiare non poteva concedere al Conte di gustare le domestiche dolcezze; ma i severi suoi costumi, la celebrità del suo nome vi rendevano invidiata tra le mogli de’ principi e de’ signori più ricchi e possenti. Nessun uomo, credetelo, potrà fregiarvi di tanta gloria, se pur v’è chi aspira a possedere la donna che fu di Facino.
«Sì: ragione di Stato mi astringe a nuove e prossime nozze. Ciò sarà noto a te pure? (disse Beatrice non senza esitanza).
«Lo so, lo so, mia Signora (rispose Macaruffo con mal celata amarezza). Voi donate il dominio al giovine Visconte ch’era prigioniero di vostro marito.
«Non io gli dono il dominio (rispose placida la Contessa); il Ducato a lui spetta per diritto, ed ei lo divide con me porgendomi la sua mano.
«Se vi fosse bilancia, su cui si potesse pesare ciò che ciascuno di voi reca in questa unione, si vedrebbe l’oro posto a confronto del ferro. Ma voi così avete deciso, tutti debbono rispettare i vostri voleri.