«Tu disapprovi adunque il mio maritaggio? (disse la Contessa con sorpresa e rizzando la testa a rimirarlo).

«Non conviene ad un infimo servo arrogarsi la facoltà di scrutinare le azioni de’ suoi Signori, ma l’attaccamento mio antico alla vostra casa m’ha portato a pensare profondamente sul legame che state per contrarre, ed ohimè! perdonate, la mia mente ha formati funesti presagi.

«Non fu dietro il capriccio d’un istante che mi sono a ciò determinata. Uomini gravissimi me ne diedero il consiglio; quegli stessi ch’erano i più caldi amici di Facino, lo approvano ed assecondano, e le mie principali città espressero favorevole il loro voto pel mio connubio col figlio di Giovan Galeazzo.

«Ove si ritroverebbe diletto e consolazione (disse Domilda vivacemente) se l’unirsi ad un bello e gentil giovine potesse esserci annunzio di sciagure e di mali?

«Sotto le più belle scaglie sta il serpente più velenoso: guai per chi si lascia affascinare dal suo sguardo e da’ suoi leggiadri colori! (esclamò Macaruffo con voce cupa e solenne).

Beatrice rimase un istante ammutolita volgendo gli occhi al suolo, colpita a queste parole come da interno spavento; ma tosto levando lo sguardo e sorridendo affabilmente «No, Macaruffo, (disse) non temere per me. Filippo Maria ha cuore umano e virtuoso, egli provò la sventura, e terrà sempre impresso ciò che mi deve. Vedrai tu stesso, ne ho somma lusinga, quanto sarà felice la nostra unione. Tutti i miei fedeli gioiranno nel mirarmi sì onorata e contenta. Tu poi, affinchè non abbi mai ad allontanarti da me, sarai capo de’ sergenti d’armi del mio palazzo.

Ciò detto si appoggiò al braccio di Domilda e abbandonando il terrazzo rientrò nell’appartamento.

Macaruffo la segui collo sguardo, rimanendo immobile colà ove l’ultime parole di lei pronunciate con tanta espansione e fiducia avevano dissipata la tetra nube de’ suoi pensieri. Quando intese venire dalle sale l’armonia d’un liuto, si scosse, e movendo lentamente pel ballatojo con fronte meno intorbidata, si ricondusse al basso.

Celebraronsi fastosamente le nozze; e quando Beatrice fu proclamata Duchessa, i capitani d’armi di Facino prestarono omaggio al Duca Filippo Maria, che ricevette pure dai rappresentanti delle città da lei possedute giuramento di fedeltà e sommissione. Il Carmagnola ebbe titolo di comandante supremo delle forze ducali, e fu a lui anzi tutto imposta la riconquista di Milano.

Mosse desso prontamente da Pavia con gran parte dell’esercito e s’appressò a queste mura. Estore Visconte, che col nipote Giovan Carlo da un mese vi regnava, fece pronti preparativi di difesa. Combattuto però da quelle bande valorose, assalito nella città stessa dai ghibellini e dagli altri numerosi partigiani, che l’Arcivescovo Della Capra aveva in pro del Duca infervorati, sgombrare dovette, e tentare di rinvenire altrove salvezza[4].