Straziato così in cento modi il Venturiero soleva andare tra sè cupamente meditando, e un dì gli sorse un pensiero arrischiato, terribile, ma pieno di grandi speranze. Egli l’accolse con ebbrezza; l’andò lungo tempo coltivando, ed operò tutto ciò che stava in lui, affinchè nell’opportuno momento riuscisse ad effetto.
Quando credette fosse quasi maturo il colpo, una notte nell’ora che le lampade sotto le gotiche arcate impallidivano ed era universale nel Castello il silenzio, egli salito a taciti passi da una scala interna si presentò arditamente nella stanza della Duchessa.
Al vederla però rimase sospeso e indeciso. Non eravi Domilda; allontanato s’era pure Orombello, il di cui liuto miravasi sospeso alla parete. Stava dessa sola piegata sopra un inginocchiatojo innanzi l’immagine del Salvatore, tenendo appoggiata ad una mano la fronte, e lasciando cadere l’altro braccio abbandonato. Le sue treccie erano allentate, e dolente mostravasi la posa di sua persona.
Dopo averla per alcuni istanti contemplata dalla soglia della porta, gonfio il cuore di cento affetti, Macaruffo s’avanzò e «Mia Signora?» profferì con voce sommessa addomandandola.
Beatrice volse il capo, nè senza stupore riconoscendolo s’alzò. Macaruffo le fece cenno di tacere, ed appressatosi «Duchessa (disse sempre pianamente ma con vigorosa espressione), l’oggetto che m’ha spinto a quest’ora sin qui è grave, è sommo, è pressante.
«Cos’è? che avvenne?» (chiese Beatrice con premura e spavento).
«Non temete no, tutto anzi sperate. Forse stanno per finire i giorni di vostra tristezza, e voi ritornerete alla pace ed allo splendore di cui siete sì degna.
«Rechi tu la novella che il mio sposo mi richiama a sè vicino? (esclamò Beatrice cui lampeggiò in volto un sorriso di speranza).
Macaruffo, vibrandole severo uno sguardo, disse in tuono di compassione sdegnosa — «Misera voi! se attendete grazia alcuna da quel mostro implacabile. La vipera ch’è lassù (e additò uno stemma di marmo) lascierà di stringere il fanciullo fra i denti, prima che Filippo Maria conosca umanità e giustizia.
La Duchessa abbassò gli occhi e la testa e portò una mano al cuore. Macaruffo proseguì con voce più aspra e incalzante — «Bando all’amore per questo Visconte se voi volete esser salva. Egli non vi fece sovrana, ma schiava; ei vi opprime, v’insulta: e sprezzando i sacri vostri nodi s’è dato ad altra donna.