Rimase pensieroso alcun istante, poi riprese a bassa voce: — «Due delle mie bande più valorose sono perdute; erano cento uomini, i migliori che portassero elmo e giaco in tutte le terre che bagna la Sesia... Ma poteva io far di meno per sostenere Fra Dolcino, quell’uomo santo e incantatore che mi aveva legato a lui con tante promesse!... Se non erano le genti d’armi di Novara alla battaglia di Zebello il Vescovo Vercellese non cantava vittoria di certo! nel momento che si menano le spade ci vuol altro che gli scongiuri e le invocazioni del piviale e della mitra, abbisognano buone loriche e braccia di ferro... Or bene, i castellani Novaresi che diedero ajuto a quel di Vercelli non potrebbero impegnarsi a sostenere il Vescovo loro, se questi mi chiedesse ragione della violazione del suo dominio? Ora che mancano gli uomini e che i miei vassalli hanno ardito di manifestare qualche segno di malcontento.....
«Da quali pensieri mai vi lasciate dominare? Vivete pure nella massima tranquillità, poichè il Vescovo di Novara signore della Riviera ha troppo gravi impegni in questi momenti per volersi impacciare in simili faccende. Che mai gli deve importare d’una villana ignorata da tutto il mondo, per torsi la briga poi di sfidare un signore potente e temuto come siete voi e di cui sono sì celebri le imprese. Oh! via scacciate ogni temenza, nè abbiate alcun sospetto sopra i vassalli, che se lo desiderate vi faccio vedere a ridurli in pochi giorni umili e timorosi più che un branco di pecore. Un pajo solo di que’ mascalzoni che si prendono, e si.....
«Sono stanco ti dico di vedere i miei soldati a fare da carnefici; nè voglio più che i cameroni del mio castello siano luoghi da tormenti come le sale nel convento degli Inquisitori. Fra Dolcino insegnavami che egli è opera meritoria il dare soccorso agli infermi, e non accrescerne il numero; che il demonio si fa compagno di chi sparge inutilmente il sangue umano.
«Gran pazzo briccone ch’era Fra Dolcino! Ed egli crede alle massime di quell’eretico impostore che a forza di ciarle lo spogliò di danaro e di soldati (così pronunciava tra sè Tibaldo mentre il conte Jago s’era posto a passeggiare di nuovo per la galleria come assorto in un grave pensiero).
«Orsù voglio che questa faccenda finisca lietamente per tutti, e nel termine di pochi giorni (esclamò il Conte arrestandosi d’un tratto presso il Falconiero). Farai che Maria sia levata tosto dalla torre e condotta nelle stanze che erano di mia madre; mi recherò io poi colà a consolarla; le regalerò dei giojelli per il giorno delle sue nozze, e mi proverò a parlarle da galante cavaliero: essa non possiede il candore del latte, nè sa agire e proverbiare secondo i precetti della corte d’amore come le dame dei nostri castelli, ma ha un non so che di deciso nella sua fisonomia che mi va sommamente a genio. Quando poi sarà sposa la colmerò di nuovi doni e allora tutte le altre la invidieranno e ambiranno di godere nello stesso grado il mio favore e la mia protezione.
«Oh quanto mai vi siete cangiato! (disse Tibaldo facendo un gesto di stupore). Usare di queste dolcezze verso i vassalli egli è un volerli far diventare orgogliosi, caparbi ed intrattabili.
«Ho determinato di far così e tanto basta (pronunciò il Conte imperiosamente). Tu andrai in cerca di Gaudenzo, gli dirai che la sua Maria non gli fu tolta che per punirlo dell’aver tentato di sottrarsi a’ miei comandi ed al mio dominio, e lo persuaderai a venire fra due giorni al castello dove gli sarà resa la sposa e si celebreranno pomposamente le sue nozze.
«Io andare in cerca di Gaudenzo, di quel villano impertinente, di quel...
«Oseresti tu rifiutare d’obbedirmi? (disse il Conte prendendolo con forza per un braccio). Se fra due giorni non conduci Gaudenzo placato al castello ti faccio seppellire vivo in fondo al sotterraneo.
«Non ho mai ardito, nè ardirei esitare un istante ad eseguire la volontà vostra (rispose timidamente il vile Falconiero). Non era che per serbare più completamente il grado e il decoro... che io osservava... ma se altrimenti vi piace faccio subito porre l’arcione al mio ronzino falbo e non gli leverò il freno di bocca se non ho ritrovato e ridotto Gaudenzo al vostro volere.