Così dicendo levò il berretto salutandolo rispettosamente, s’incamminò verso la porta della galleria ove il Conte lo seguì e nell’atrio gli ripetè il comando di far condurre la fanciulla di Arola dalle rozze ed anguste stanze della torre ove gemeva, nelle camere più addobbate del castello ch’erano quelle in cui aveva dimorato la defunta contessa Isabella sua madre.

La notte che susseguì al rapimento di Maria, Bernardo il mugnajo solo e desolato passò la Colma e discese a Civiasco, narrando il crudele evento a Gaudenzo. Un furore indescrivibile invase alla prima l’animo di questi; ma poi si raffrenò; stette alcun tempo silenzioso, indi rivolto a Bernardo disse con voce di disperata risoluzione: — «Le lagrime, i lamenti, le imprecazioni sono inutili: fa d’uopo vendicarsi o morire. Datemi la mano, o padre di Maria, e promettete di accompagnarmi nell’impresa che sono per tentare.

«Oh noi miseri! (esclamò Bernardo). Che mai possiamo intraprendere contro un signore chiuso in un forte castello, e circondato da tanti uomini d’armi? Ohimè noi poniamo a sicuro pericolo la nostra vita, e forse rendiamo più crudele la sorte della mia misera figliuola!

«Non temete: vi sono molti e molti che odiano mortalmente il Biandrate. Gli uomini d’Ara, quei di Vintebio, a cui esso tolse più volte i buoi e le messi, non attendono che il momento opportuno di concorrere a sterminare il feroce loro aggressore: anche i montanari della Val grande covano contro di lui un astio mortale per le sue crudeltà, e per avere con ogni possa favorita l’eresia di Fra Dolcino.

«Ma a che mai può questo giovarci? Abbiamo noi mezzo di parlare con quelle genti, di adunarle secretamente onde il Conte non ci sorprenda e ci assalga coi suoi prima di essere in grado di opporgli resistenza? Potremo noi persuaderli a versare il loro sangue per nostra cagione? O figliuol mio, non lasciarti trascinare dalla smania di una impossibile vendetta.

«No, ripeto, non è impossibile. Io sono disposto a tutto, e gli ostacoli che voi calcolaste non sono insuperabili. Noi avremo il soccorso d’un potente ausiliario.

«Di chi?

«Di Padre Anastasio l’Eremita.

«Oh che mai dici? L’Eremita di Civiasco coopererebbe alla depressione del Conte? darebbe egli mano ad unire le genti dei dintorni per liberarle dal loro oppressore?... Ma come lo sai tu?

«Gli ho parlato più volte, e quando gli riferii la prepotente esigenza del Biandrate che io facessi le nozze con Maria al suo castello, come mi significò lo scellerato Tibaldo, quel sant’uomo, il quale benchè vecchio conserva tutta l’ardenza e il vigore della giovinezza, si scagliò contro di esso colle parole più violenti e disse che un giorno o l’altro la mano del cielo lo avrebbe colpito in un modo esemplare e tremendo.