«Se l’Eremita è con noi egli ci assolve da ogni colpa: andiamo; andiamo da lui ed io eseguirò ciecamente quanto egli saprà consigliarmi.

Arrivarono di notte al romitaggio, ch’era una casupola presso una cappelletta posta verso la metà del monte; entrarono colà mentre il vecchio solitario appoggiato a rozza tavola stava meditando sopra un ampio volume al chiarore d’una lucerna che rischiarava un teschio umano. Si gettarono i due villici a’ suoi piedi, poichè quell’uomo era per l’austera sua vita venerato qual santo, e rialzati poi da lui cortesemente, fecero il racconto delle loro sventure, e Gaudenzo annunziò energicamente i suoi arditi progetti.

Nessuno sapeva di qual patria fosse quel vecchio Eremita di nome Anastasio e tutti parimente ignoravano da qual paese egli provenisse. Comparve in quella terra e si stabilì sul monte presso Civiasco allorchè Fra Dolcino l’eresiarca aveva posta la sua sede in quelle vicinanze, favorito e sostenuto apertamente dal Biandrate.

Vedevasi di quando in quando alcun monaco straniero recarsi a visitarlo nel suo eremo, lo che accresceva la di lui riputazione, ma nulla però traspirava intorno alla vita antecedente di lui, a’ suoi rapporti ed al suo stato. Egli s’adoperava con tutta possa a far sparire dagli spiriti le tracce lasciate dalle dottrine ereticali seminate da Dolcino e da’ suoi seguaci e a ritornare in forza i sentimenti di sommissione e d’obbedienza verso il Pontefice, i Vescovi ed i Sacerdoti che gli eretici avevano tentato di distruggere. La severità de’ suoi costumi, la vita di penitenza ch’egli menava, corroborando i suoi detti, davangli sommo vantaggio sopra i suoi avversarii, la rilasciatezza ed immoralità dei quali favoriva le perverse inclinazioni dei potenti, ma era oggetto di scandalo alla maggior parte del popolo. Non tralasciava pure nei caldi sermoni che teneva alle bande villerecce ora nei prati, ora ne’ boschi ove soleva adunarle, di parlare con veemenza contro i ricchi, di minacciare ad essi la maledizione del Signore in pena dei loro gravi peccati, e soventi volte dipingendo un reprobo incallito nella colpa, si serviva di tali immagini che tutti facilmente vi riconoscevano ritratto il conte Jago.

L’Eremita udì la narrazione di Gaudenzo e di Bernardo senza punto lasciare apparire sentimento di piacere o di dolore: appena appena la sua calva e rugosa fronte si raggrinzò per un lieve moto di sdegno quando ascoltò il modo in cui era stato condotto il nero tradimento.

Allorchè essi ebbero cessato di parlare, egli rimase alcun tempo meditabondo, appoggiata una mano alla gran barba, sostenendo il capo: poscia disse ai due contadini che riedessero agli abituri senza palesare i loro progetti a persona, e ritornassero da lui il giorno seguente prima del cader del sole che avrebbe ad essi dati que’ consigli che il Cielo per le sue preghiere gli avrebbe ispirati migliori. Benedetti con sante reliquie i due villici ritornarono al casolare colla mente ingombra di mille pensieri ed agitati dal timore e dalla speranza.

Nel dì vegnente quando i raggi del sole che s’inclinava ad occidente facevano rosseggiare le vette nevose delle Alpi vicine, e penetravano obbliqui per entro gli ampii annosi boschi fra cui era tracciato sul monte l’incerto sentiero che guidava al romitaggio, Gaudenzo e Bernardo armati delle loro scuri vi salivano impazienti d’udire se la divina ispirazione nel venerando vecchio avesse a confermarli o distoglierli dalla meditata perigliosa impresa. Pervenuti nel praticello che formava piazza innanzi alla capanna del Solitario, lo viddero starsi ritto innanzi alla porta, ed appena gli ebbe mirati, venire loro incontro. Brillavano d’insolito fuoco i suoi sguardi e sembrava avere acquistata in tutta la persona straordinaria energia e robustezza.

«La vostra proposta è ben accetta dalle anime beate (esclamò con voce ferma e sonora verso i due sopraggiunti). Siete voi ancora disposti ad eseguirla con tutta intrepidezza versando anche l’ultime gocce del vostro sangue?

«Sì, vi persisterò sino all’estremo respiro» — rispose focosamente Gaudenzo.

«Se i voti del cielo non ci sono contrarii io non risparmierò la mia vita» — aggiunse moderatamente ma con risolutezza Bernardo.