Il Vicario adunati i principali della Lega manifestò loro la volontà del Vescovo e gli consigliò a riporre in sue mani la loro causa, poichè sperava coll’ajuto di Dio di condurre a buon fine le cose, facendo che cessassero perpetuamente da parte del Biandrate tutti quegli atti ch’avevano mossi gli oppressi vassalli ad imbrandire le armi contro di lui.
Il rifiuto del Vescovo di Novara d’accettare il dominio scoraggiò nell’impresa i più protervi e li costrinse ad accedere alla proposta del vicario Eraldo. Questi avuto l’assenso della Lega penetrò nel castello e dopo lungo animatissimo colloquio col conte Jago lo fece piegare a’ suoi desiderii, per cui fu stesa e proclamata la pace e giurato un reciproco perdono.
L’armata degli assedianti si sciolse. Maria venne restituita a Gaudenzo, che giubbilante e dimentico dei passati affanni l’accompagnò coi di lei padre ad Arola, nel qual luogo si celebrarono le nozze. Il Conte dalla trista esperienza istruito, usò per l’avvenire co’ suoi vassalli di modi più miti ed umani; e questi, sinchè ebbe durata la signoria in quella famiglia, si dimostrarono verso di essa rispettosi cd affezionati.
IL SOTTERRANEO DI PORTA NUOVA
O Dieu! l’ange était un demon!
V. Hugo Marion De Lorme.
Nel corso del giorno l’aria era sempre stata calda, soffocante, e il sole ardentissimo; tutte le imposte delle finestre del palazzo erano rimaste chiuse ermeticamente, nè era apparsa persona nel giardino, sembrando che nessuno osasse uscire, per non metter piede sulle lastre di sasso della spianata su cui s’apriva la porta che metteva colà, nè sulla gradinata dalla quale si calava alle ajuole, poichè quelle bianche pietre avendo riflesso per tante ore i cocenti raggi solari essere dovevano infuocate. Non udivasi il canto d’alcun uccello, appena appena ronzavano gli insetti, sembrava che la natura e gli animali riposasero oppressi dalla vampa estiva. Il nero molosso, notturno custode dalla casa, stava sdrajato dentro il suo canile, collocato presso il cancello, teneva fuori dell’apertura parte del muso abbandonato sulle zampe, e aveva gli occhi chiusi; esso rassembrava ad un grosso serpente che sporgendo la testa dalla fenditura di una roccia vi si fosse addormentato.
Mano mano però che il sole piegava verso occidente l’ardore andava scemando, e ad un’ora circa avanti sera sorse un venticello che spirando a frequenti intervalli rinfrescò l’atmosfera e scuotendo dolcemente le frondi, i steli, i calici de’ fiori ne mescolò il profumo e tutta imbalsamò l’aria.