LECCARDO. Non potendo far altro tirerò una pietra dove sei: ti vo' acciaccare i pidocchi su la testa.
MARTEBELLONIO. O Dio, che montagna è questa!
LECCARDO. È la montagna di Mauritania, che è caduta dal cielo, che ti manda Marte tuo padre, messer Cacamerdonio.
MARTEBELLONIO. (Questo incontro alle genti di Marte! San Stefano, scampami!). Mi partirò, t'incontrerò e ti gastigherò all'ordinario come soglio.
LECCARDO. Ed io con bastonate estraordinarie come soglio.
MARTEBELLONIO. (In somma bisogna l'uomo serbar la sua dignitá! che onor posso guadagnar con costui? Alla smenticata e alla muta, incontrandolo al buio, li darò la penitenza delle parole e della burla che m'ha fatto).
LECCARDO. (Io ho avuto a crepar della risa della battaglia fatta all'oscuro con Chiaretta! Vo' andar a raccontarla a don Flaminio; ma andrò prima a casa a veder che si faccia).
SCENA IV.
DON FLAMINIO, PANIMBOLO.
DON FLAMINIO. Finalmente è pur stato vinto colui che era cosí malagevole a vincere, e preso chi pensava prender altri. Il volpone è caduto nella trappola e poco l'ha giovato la sua astuzia, ché ha trovato chi ha saputo piú di lui.