SCENA III.

LECCARDO parasito, PANIMBOLO, DON FLAMINIO.

LECCARDO. Non son uomo da partirmi da una casa tanto misera prima che non sia cacciato a bastonate?…

PANIMBOLO. (Leccardo sta irato. Ho per fermo che non ará leccato ancora, ché niuna cosa fuorché questa basta a farlo arrabbiare).

LECCARDO…. È forse che debba soffrir cosí miserabil vita per i grassi bocconi che m'ingoio: una insalatuccia, una minestra de bietole come fusse bue? bel pasto da por innanzi alla mia fame bizzarra!…

PANIMBOLO. (Ogni sua disgrazia è sovra il mangiare).

LECCARDO…. Digiunar senza voto? forse che almeno una volta la settimana si facesse qualche cenarella per rifocillar i spiriti!…

DON FLAMINIO. (L'hai indovinata: non ha mangiato ancora).

LECCARDO…. Però non è meraviglia se mi sento cosí leggiero: non mangio cose di sostanza….

DON FLAMINIO. (Lo vo' chiamare).