PANIMBOLO. Perché addur tante téme o perigli contro voi stesso? chi molto considera non vuol fare: lontani da' pericoli, lontani dalle lodi della sperata vittoria: né valoroso né degno uomo può esser quello che schiva i pericoli, che aprono la via all'onore: temendo i pericoli, si guastano i desegni.

DON FLAMINIO. Chi non teme con ragione, incorre spesso in disordine; e la téma fa riuscire i consigli vani.

PANIMBOLO. Quei, che col nome di «prudenza» cuoprono il natural timore, non fanno mai cosa buona. Quando mai facessimo altro, poneremo il tutto in disordine e confusione; e chi scampa un punto ne scampa cento.

DON FLAMINIO. Se ben è ardito ma pericoloso il consiglio e da spaventare ogni gran cuore, essendo disposto o di posseder Carizia o di morire, esseguiamolo: né vo' per una ignobil paura mancar a me stesso.

PANIMBOLO. Sète risoluto?

DON FLAMINIO. Risolutissimo. Oh come con gli occhi del pensiero la veggio riuscir bella e netta! e mentre sto in questo pensiero, sento un secreto spirito nel cuore che mi conforta e spinge ad esseguirlo. Resta solo si parli al parasito se vuol aiutarci.

PANIMBOLO. Bisogna far presto, ché don Ignazio è d'ingegno destro e vigilante: se non si previene con prestezza, si torrá Carizia. «Chi non fa conto del tempo perde le fatiche e le speranze dell'effetto».

DON FLAMINIO. Or mi par ogni indugio una gran lunghezza di tempo: s'avesse le podagre, saria venuto.

PANIMBOLO. Se menasse cosí i piedi nel caminare come le mani ne' piatti o le mascelle quando mangia, che l'alza in su e giú come un ballone, sarebbe venuto prima.

DON FLAMINIO. Eccolo, ma con una ciera annunziatrice di cattive novelle.