LECCARDO. Quando dorme la vicinanza, alle due ore, la farò venir in questa casa terrena e vi sollazzarete con lei tutta la notte. Ma che segni mi darete quando venite di notte ché vi conosca?

MARTEBELLONIO. Quando sentirai tremar la casa e la terra come se fusse un terremoto, son io che camino.

LECCARDO. Andrò ad ordinar con lei l'ora che possa venir senza saputa di suo padre. Venite sicuramente.

MARTEBELLONIO. Andrò a cenare e sarò qui ad un tratto.

LECCARDO. Oh com'è stata la venuta di costui a proposito! dalla cattiva via m'ha posto nella buona. Quando la fortuna vuol aiutare trova certe vie che non le trovarebbono cento consigli. Da Chiaretta non era possibile averne alcun piacere senza venir a' ferri, dove pensandovi sudava sudor di morte; l'accoppiarò con costui di modo che l'uno non s'accorgerá dell'altro, e l'altro sará contento e ingannato. Veggio Chiaretta che toglie i ragnateli dalla porta dalla casa.

SCENA IV.

CHIARETTA fantesca, LECCARDO.

CHIARETTA. Ho tanta allegrezza che Carizia, la mia padrona, sia maritata che pare ch'ancora io sia a parte delle sue dolcezze.

LECCARDO. Maggior dolcezza aresti, se gustassi quello che gustará ella quando staranno abbracciati insieme.

CHIARETTA. E se fusse a quei piaceri, ne gusterei ancor io com'ella: che pensi che non sia di carne e d'ossa come lei? o le membra mie non siano fatte come le sue?