DON FLAMINIO. Da cosí buona fortuna fo argumento che la cosa riuscirá assai netta. Conosco il capitano; ma come si sentirá beffato da te, ti fará una furia di bravate.

LECCARDO. Ed io una furia di bastonate.

DON FLAMINIO. Leccardo mio, come arò per tuo mezo conseguito il mio bene, arai sempre la gola piena e ornata di catene d'oro.

LECCARDO. Purché non rieschino in qualche capestro!

DON FLAMINIO. Che resta a far, Panimbolo?

PANIMBOLO. Come il fratello vi dará la nuova, mostrate non sapere nulla. Dilli che sia disonesta. Tu, Leccardo, tieni in piedi la prattica della fantesca, ché noi ti avisaremo di passo in passo quanto è da farsi.

LECCARDO. Raccomando alla fortuna la vostra audacia.

PANIMBOLO. Abbi cura spiar se don Ignazio prepara alcuna cosa.

SCENA VI.

DON IGNAZIO, SIMBOLO, AVANZINO.