DON FLAMINIO. Non credo sia maggior contento nella vita che aver moglie a suo gusto e suo intento. Quella signora d'Ispagna che trattava don Rodrigo nostro zio?

DON IGNAZIO. Ho tolto una gentildonna povera ben sí ma nobilissima; ma la sua nobiltá è avanzata di gran lunga dalla sua somma bellezza, e l'un'e l'altra dalla onestá e dagli onorati costumi.

DON FLAMINIO. Ditelami di grazia, accioché mi rallegri anche io della vostra allegrezza; ché per aver ricusata una figlia de grandi d'Ispagna, dev'esser oltremodo bella e onorata.

DON IGNAZIO. È Carizia.

DON FLAMINIO. Chi Carizia? non l'ho intesa mai nominare.

PANIMBOLO. (Ah, lingua mendace, non la conosci?).

DON IGNAZIO. Carizia, figlia di Eufranone.

DON FLAMINIO. Forsi volete dire una giovenetta che nella festa de' tori comparve fra quelle gentildonne con una sottana gialla?

DON IGNAZIO. Quella istessa.

DON FLAMINIO. E questa è quella tanto onesta e onorata?