DON FLAMINIO. E tu dove vai? a donne ah?

MARTEBELLONIO. L'hai indovinata, a fé di Marte!

DON FLAMINIO. A qualche puttana?

MARTEBELLONIO. Se non foste voi a' quai porto rispetto, vi farei parlar altrimente. Io a puttane, che ho le principali gentildonne della cittá e tutto il mondo che spasima del fatto mio? Vo ad una signora che è ridotta a pollo pesto per amor mio, e or la vo a soccorrere.

DON FLAMINIO. Signora di casa, fantesca eh?

MARTEBELLONIO. E pur lá! è Callidora, figlia d'Eufranone: conoscetela voi?

DON FLAMINIO. (Che ti dissi, fratello? cominci a scoprir paese). Noi la conosciamo molto bene; ma dove voi conosceste lei o sua sorella Carizia?

MARTEBELLONIO. Gran tempo fa che l'una e l'altra è impazzita del fatto mio; ma a me piace Calidora per esser di ciglio piú rigido e piú severo. Mi ha chiesto in grazia che vada a dormir seco per questa notte: or vo ad attenderle la promessa. Ma s'apre la porta e veggio il parasito che viene per ritrovarmi: perdonatemi.

SCENA XI.

LECCARDO, CHIARETTA, MARTEBELLONIO, DON IGNAZIO, DON FLAMINIO.