PIRINO. Noi schiavi di Egitto siamo negromanti; e da spiriti folletti che tenemo nelle caraffine indoviniamo quello che volemo.
MELITEA. Sí, eh? orsú, indovina chi amo io?
PIRINO. Un giovane che si chiama Pi… Piri… Pirino.
FILACE. Che ragionate voi di spiriti?
MELITEA. Dice che ha uno spirito folletto nella caraffina, che indovina quel che vuole.
FILACE. Par che costui negromantizzi; non vorrei che ti facesse entrar qualche spirito in corpo per forza.
MELITEA. Quel spirito che ha nominato, ce lo farei entrar per mia volontá. Ma indevina mò se m'ama.
PIRINO. Egli non ha per altro cari gli occhi suoi, che per mirar voi; né per altro il suo core, che per serbare inviolabilmente nella sua piú interna parte la bellezza e i vostri costumi: e si gloria piú del titolo di esser vostro schiavo, che di tutti i reami del mondo. Sète sua, foste sua, né per l'avvenir basterá accidente alcuno a far che non siate sua. Ma ditemi se voi amate lui, e dite il vero, perché subito lo conosco.
MELITEA. Io son tanto sua che, per non esser d'altri, voglio piú tosto esser della morte. Dispiacemi solo che, in sí misera fortuna e con tanto mio poco merito, mi sia posta ad amar tanto alto. Ma la costanza del mio amore, l'ostinazione dell'anima e la puritá della mia fede, con la quale sommamente l'osservo e riverisco, parmi che suppliscano all'oltraggio della fortuna, e me ne rendono degna. Ma io dubito che m'ami da scherzo e mi burli da dovero, poiché in tanto tempo che ci amiamo, non ha trovato modo di liberarmi da un vil ruffiano, da un abisso di oscuritá dove sepelita mi trovo.
PIRINO. Egli vi ama tanto che, per far libera voi, s'è fatto servo e, per ricomprar voi, s'ha fatto vender per ischiavo e, per rischiarar gli oscuri nuvoli de' vostri affanni, s'è fatto piú oscuro dell'istessa oscuritá.