DOTTORE. Zappiamo nell'acqua.
MANGONE. Non v'accorgete della industria di Forca? S'ha servito per stromento di questa trappola d'un sordo, muto e pazzo, accioché, essendo qui ritrovato e dimandato dalla giustizia, ei non possa dar indicio di alcuna cosa.
DOTTORE. Chi ha fatto la pentola, ha saputo ancor far la manica. Non v'accorgete che è matto e pazzo?
MANGONE. Filace, recami qui un bastone, ché quel solo ha virtú di far intendere a sordi e parlare a muti.
DOTTORE. Mentre egli viene, io vo' far prova se nelle pugna e ne' calci fusse la medesima virtú. Vòlgeti qua, se non mi racconti il fatto come sia gito, arai per ora un saggio di pugna. Non vuoi rispondere? toccherai delle busse.
MANGONE. Giá ti è stato detto due volte; alla terza viene il buono. Dimmi, in tua malora, chi t'ha posto in dosso queste vesti? Ragiona, se vuoi. Io … oimè, oimè, mi uccide; aiutami, aiutami, dottore!
DOTTORE. Oimè, che mi stringe; aiutami, Panfago!
PANFAGO. Oimè, dottor, aiutami, che m'ha posto le mani alla gola e mi stringe cosí forte che mi strangola, che non potrò inghiottir mai piú intieri i ravioli!
DOTTORE. Di nuovo è tornato a me. Panfago, dove fuggi?
PANFAGO. Per trovar armi e amici.